Scultura versus natura. Questionamenti di Mattia Bosco

Risolvere la rivalità tra uomo e natura nell’arte. Mattia Bosco nelle sue “Nuove Sculture” innesta figure geometriche nella pietra. Da Federico Luger, a Milano, fino al 16 ottobre.

Mattia Bosco - Scultura 10 - 2012 - photo Antonio Maniscalco - Courtesy Galleria Federico Luger, Milano

Mattia Bosco (Milano, 1976) cerca di conciliare la contrapposizione tra l’opera dell’uomo e quella della natura. Ne mostra la complementarietà attraverso pilastri mozzati, blocchi di pietra in cui sceglie di intervenire parzialmente. Delinea forme geometriche, solidi elementari che leviga e lucida, lasciando, però, intatte delle zone, che si mostrano ruvide e irregolari. Decidendo di lasciare la pietra grezza ammette la superiorità della natura rispetto agli sforzi umani.
La scelta dei massi da cui ricavare le sue opere non è casuale. L’artista ha imparato a conoscere la natura: lo studio e l’osservazione gli permettono di prevedere quello che lo scalpello gli rivelerà successivamente. Il primo piano della galleria è il più esaustivo, con il pavimento che si trasforma gradualmente in roccia. È la natura che sta prendendo il sopravvento sulle piastrelle di marmo lucido o viceversa?

Marta Cereda

Milano // fino al 16 ottobre 2012
Mattia Bosco – Nuove sculture
FEDERICO LUGER
Via Circo 1
02 67391341
[email protected]
www.federicoluger.com

 

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Marta Cereda
Marta Cereda (Busto Arsizio, 1986) è critica d’arte e curatrice. Dopo aver approfondito la gestione reticolare internazionale di musei regionali tra Stati Uniti e Francia, ha collaborato con musei, case d’asta e associazioni culturali milanesi. Dal 2011 scrive per Artribune.
  • Questa mostra è un LAPSUS FREUDIANO: di una generazione giovane man-tenuta in ostaggio dalla Nonni Genitori Foundation che paga per mantenere i giovani muti e arrendevoli. Se guardassimo solo le immagini potrebbe sembrare un autore sconosciuto degli anni 60…

    Tema originalissimo: del contrasto tra uomo e natura. L’ennesimo artista New Arcaic (Borgonovo, Francesconi, Tolone, Barocco, Arancio, ecc), e quindi la propaggine più formalista (i più concettuali sono gli Story Story I lov yu) dei Giovani Indiana Jones: artisti che pescano citazioni dal passato con la stessa leggerezza con cui postano su facebook; e per risolvere un vuoto con contenuti “sicuri” e non criticabili come la celletta di Aldo Moro o la poesia di “natura contro uomo”.

    I New Arcaic sono anche facili da vendere perchè allineati con una certa moda del vintage. Come non inserire un pezzo un po’ retrò e materico in qualche appartamento cool milanese? Direi una propaggine vintage della solita IKEA EVOLUTA.

    Galleristi e direttori di musei non pensano che le onde e le risacche in luoghi chiusi portano alla palude.

  • f

    ma che palle dici sempre le stesse cose Rossi Luca, sei un dico incantato. Basta non puoi occupare tutti i posti per commenti sui vari siti con queste menate della Nonni e Genitori, della Story ecc. noiosissimo

  • f

    intendevo disco

  • mario conti

    Non ho letto altri interventi di Whitehouse, ma francamente a me questo invece pare divertente e “pittato”.

  • Pasquale

    ma “new arcaic” non è un ossimoro davvero imabarazzante e che la dice lunga sulla pochezza dei suoi rappresentanti?

  • Ciao Luca, ti leggo sempre con piacere. Ti aspetto sabato 6 ottobre alle ore 18 all’inaugurazione della mostra “Intercettazioni”

  • Ragazzi, io ripeterò sempre le stesse cose fino a quando vedrò sempre gli stessi problemi. Perchè questa arte contemporanea è solo una cartina tornasole di una situazione molto più generale. E invece l’arte potrebbe diventare un ottimo laboratorio per aumentare il grado di coscienza e consapevolezza…e potrebbe fare più della politica.

    Se riesco sabato passo.

    LR

  • Massimiliano

    “new arcaic” è un ossimoro imbarazzante e che la dice lunga solo sulla pochezza di chi utilizza questa categoria per liquidare frettolosamente tutto ciò che guarda nella sua bulimìa, dimenticandosi che l’arte va vissuta, va vista, osservata, che è paziente, sa aspettare che le piccole pesti come te si addormentino, soddisfatte di aver lasciato il loro disgraziato segno sui muri, la loro battuta volgare in qualche cesso pubblico, con ancora la tutina da supereroe addosso, sognando di sgominare i cattivi della nonnigenitorifoundation…con il plauso di chi si diverte a sghignazzare in ultima fila con te, mentre non visto fai le corna alla tua compagna di classe che preferisce ascoltare, e che per questo per te è degna della tua vigliacca manina che sporge da dietro i suoi profumati capelli biondi che non ti è dato accarezzare.

  • Lorenzo Marras

    Perche’ un ossimoro ? trovo New Arcaic una formula che categorizza assai bene una “tonalita” operatoria che non riesce piu’ a distogliere lo sguardo dal naufragio in cui si trova sempre piu’ invischiata. Insomma per dirla terra terra ,esiste una generazione di operatori che non ha nessuna via di fuga e che peggio le ha liquidate tutte (le forme sono delle piu’ varie); per conseguenza, la stessa non puo’ che essere costretta a contemplare le proprie rovine;
    Come dire : una STIMMUNG , in essenza.
    Luca ha indubbiamente delle pecche caratteriali che in piu’ di una occasione lasciano nello sfondo anche le intuizioni migliori (quelle su cui soffermarsi a livello universale) per la semplice ragione che è divenuto un “personaggio” (suo malgrado) e come personaggio non ha saputo sottrarsi al proprio egocentrismo, che è sconfinato quanto evidente.
    (ma la tematica che sostiene è pertinente e tocca i punti piu’ critici della questione “arti visive” nella sua totalita’).

  • Massimiliano

    nel naufragio non ci si ritrova come dici tu sempre più invischiati, non è una situazione ambigua all’interno della quale insensibilmente si scivola. Il naufragio è essere travolti, avere una paura folle di morire.
    Prova a assaporare le parole che hai scritto: “una “tonalità” operatoria che non riesce piu’ a distogliere lo sguardo dal naufragio in cui si trova sempre piu’ invischiata”. Ti sembrava di aver confezionato un bel pensiero, si capisce, ti sembrava che “funzionasse”, ma la grammatica -diamola per buona- non è garanzia di significato.
    E tu stesso te ne accorgi, perché subito dopo aver preso posizione nel dibattito con la tua frase profonda, presagendo in qualche modo, con quel filo di buon senso che aveva sentito ciò che era appena uscito dalla tua bocca, che le tue parole facevano ACQUA da tutte le parti, fai una virata improvvisa e dirigi la prua a TERRA : Insomma per dirla terra terra ,esiste una generazione di operatori che non ha nessuna via di fuga e che peggio le ha liquidate tutte (le forme sono delle piu’ varie); per conseguenza, la stessa non puo’ che essere costretta a contemplare le proprie rovine.

    Vediamo di capire:
    Abbiamo una “generazione di operatori”:
    qui l’autore è misteriosissimo:
    di quali operatori starà parlando?
    credeva di lasciare un commento sul sito di un operatore di telefonia mobile, e voleva lamentarsi che il suo cellulare non prendeva durante il naufragio in cui si è trovato invischiato. “Ciao Mamma, volevo dirti che sono invischiato in un naufragio, non aspettarmi per cena…magari lasciami qualcosa in frigo che sarò affamato, sai, naufragare mette appetito..”

    Poniamo invece che Lorenzo Marras fosse consapevole di trovarsi sul sito di Artibune e di commentare in merito a una mostra di scultura.
    Ho un’intuizione: forse parla di operatori perché sta cercando un’aderenza precisa con la tipologia di oggetti da costoro prodotta: delle opere.
    Ma certo! i panettieri sono coloro che fanno il pane, ecc. ecc.
    Ma un attimo! se uno non sapesse cosa è il pane e quindi lo chiamasse genericamente “una cosa”, ne deriverebbe che chiamerebbe i panettieri dei “cosatori”. Ma converrai che chiamarli così rivelerebbe solo che non sai cosa sia il pane né tantomeno che esistono dei panettieri.
    Lo stesso vale per le “opere”. Ne esistono di tanti tipi, quindi dire operatori è come non dire nulla.
    Ti spiace chiamare le cose e le persone con il loro nome?

    Ma torniamo un passo indietro:
    Tu affermi che NEW ARCAIC sia una “formula” (una formula matematica? chimica? una formula magica forse? ) che “categorizza assai bene una TONALITA’ OPERATORIA” , il seguito lo conosciamo, è la storia del naufragio.

    Quindi cosa abbiamo: i new arcaic, signore e signori, sono operatori invischiati in un naufragio dal quale non riescono a distogliere lo sguardo. Ecco il risultato di questa parola che “categorizza assai bene”. Meravigliosamente direi.
    Ma in realtà non sono gli operatori a essere nel naufragio, bensì la “tonalità operatoria”, è lei il terribile vascello che ospita una generazione senza via di fuga.

    Non si può fuggire dal naufragio, si può solo sperare di uscirne vivi.
    Già ma per te essere nel naufragio è un pò come restare invischiati nel traffico, volevi solo usare una parola spaventosa, forte, come del resto si evince da altre parole che usi in seguito, dalla loro TONALITA’ emotiva: nessuna via di fuga, contemplare le rovine…
    Cosa vuoi dire davvero?

    Io fossi in te mi occuperei del mio naufragio linguistico e concettuale, cercherei di restare a riva dando per perso il pallone che in seguito a un tiro maldestro è finito tra le onde. Lascialo andare alla deriva in silenzio, osservalo scomparire. Ci sono degli operatori cher nel naufragio si divertiranno moltissimo a giocarci!

    E soprattutto lascia il mare agli operatori del mare, alle creature del mare, e non preoccuparti della tempesta che affronteranno, non è detto che sarà un naufragio, ma può anche capitare, è un rischio che chi va per mare sa di correre.
    Ma non è roba per te, non è roba per blogger annoiati, perché le storie del mare non vi interessano, a voi interessa sentire il suono della vostra voce. Perché la dove c’è una storia voi approfittate per parlare di voi, vi aggrappate a ogni albero che cerca di farsi spazio nel mondo come l’edera, approfittando della fatica con cui si innalza per innalzare voi stessi. Di fatto per voi ogni albero vale l’altro, purché vi porti un pò più su.

    Ancora: chiedi perché new arcaic è un ossimoro? perché lo è: è una figura retorica che consiste nell’unire due parole che esprimono significati opposti.

    Osserviamo invece davvero la definizione New Arcaic.
    Definisce l’oggetto cui si riferisce come NUOVO e contemporaneamente ARCAICO.
    È MOLTO INTERESSANTE! è esattamente ciò che intende la teoria Evoluzionistica: non si può passare da vecchie facoltà a nuove facoltà, ma si passa a un nuovo uso di facoltà vecchie.

    E’ senza dubbio appropriandosi di ciò che è stato fatto prima, di ciò che è vecchio, che si va avanti producendo del nuovo.

    Forse l’autore stesso di questa “categoria”, non si accorge di quello che significa, ma del resto nessuno è padrone dei propri significati.
    Questa definizione dice nuovo e vecchio, ma li dice entrambi, non dice solo che ci sono artisti che fanno del vecchio, ma dice che ci sono artisti che attraverso il loro lavoro, rifacendosi a forme del passato, gli danno nuovo corso, innescando nuovi significati. Dice infatti new arcaic e non arcaic arcaic. New è la prima parola, e non può essere rimossa senza rinunciare alla definizione stessa.
    Caro Achille Bonito Rossi, usa le tue intuizioni, mettile a frutto, hai inventato una nuova corrente e il nome come si suol dire “spacca”.

    Invocare invece un arte senza passato, senza riferimenti, solo nuova, e vedere nei riferimenti e nelle parentele solo scimmiottamento, non riuscire a vedere il vecchio nel nuovo e soprattutto appiattire il nuovo sul vecchio in seguito a facili analogie, vuol dire non aver occhio per l’irripetibile!

    New Arcaic, una buona idea? forse, perché no?
    Ma sappiano i Lorenzo Marras che il peggior servigio che si possa fare a una buona idea, come diceva qualcuno, è di servirla con cattive argomentazioni.

    • SAVINO MARSEGLIA Critico d’Arte sui Generis)

      L’ARTE CONTEMPORANEA VIVE SOLO NELLA PALUDE DELLA CRITICA D’ARTE !

      Caro Massimiliano, ciò che a volte ci indispone verso certe definizioni che attribuiamo al linguaggio visivo (vecchio e nuovo) non è tanto la loro giusta interpretazione o collocazione storica, quanto lo sgomento, o per lo meno il disorientamento da cui ci sentiamo colpiti di fronte all’enunciazione decisa e magari perentoria di interpretazioni altrui che contrastano con la nostra usuale conoscenza o convinzioni che abbiamo sul complesso linguaggio dell’arte. E, che perciò rimettono in discussione il nostro punto di vista e il nostro modo di intendere il significato che diamo alle parole o definizioni.

      Spesso, è proprio da questa “soggettività”, che nasce l’incomprensione e l’intolleranza verso l’altrui punto di vista. Ma ciò va imputato, più che a “cattive argomentazioni” al bisogno di convincere qualcuno. E tutti sappiamo quanto sia meno agevole convincere o “imporre” il nostro punto di vista, quanto si tratta di linguaggi visivi.

      Il paradosso è che oggi l’arte contemporanea vive nella palude della critica d’arte ed è ripiegata su se stessa, in un momento storico difficile in cui i fenomeni di malessere sociale, politico e culturale, sembrano aggravarsi.., anzi sono divenuti lo scenario costante di esistenze incrudelite e sbandate.

    • Lorenzo Marras

      Ecco, sappiamo ora che esistono i Lorenzo Marras.
      “sappiano i Lorenzo Marras che il peggior servigio che si possa fare ad una BUONA idea, è di servirla con cattive argomentazioni”.
      Per certi versi è anche una frase che mi puo’ anche far piacere non fosse perche’ (lo so che è brutto dirlo apertamente) ho sempre servito nella vita piuttosto male, sopratutto alle IDEE.
      Ma veniamo alle cose piu’ serie come sono quelle di rispondere ai quesiti che il nostro inquisitore nonche’ piccolo Dante , mi pone :
      Perche’ non trovo la locuzione NEW ARCAISM un ossimoro? non ovviamente per ragioni formali , legate ovverossia ai suoi imperativi ma perche’ , per la mia cultura (cultura di isolano, sardo) non intravedo tra i due termini nessuna DISTINZIONE .
      E’ vero che ci sono due termini …NEW ed ARCAISM ma il punto è che non considero il secondo termine come VECCHIO ma, al limite, come Anti-classico o , per non urtare la sensibilita’ dei classici, non in opposizione ma FUORI dal classico.
      Dico questo perche’ sono influenzato (ognuno ha i difetti che merita) da una concezione CICLICA che non conosce inizio , non conosce fine ma permanente RI-petizione del tutto e cosi’ come non concepisco conservazione o progresso.
      E avverto, non perche’ ai piu’ VECCHIO puo’ apparire dispregiativo con tutti gli annessi che comporta.
      L’accezione di Arcaism a cui semanticamente provo intima vicinanza è RI-NOVAZIONE .
      proseguo con il prossimo intervento per ragioni di tempo di immissione messaggio

      • Lorenzo Marras

        seconda ragione (quella che ha fatto inviperire il nostro adoratore della forma)
        e riguarda come io intendo , o meglio, come interpreto la stessa locuzione scritta da Luca, eccola :
        secondo il sottoscritto Luca, la userebbe, a partire non gia’ da una esigenza puramente definitoria , ad esempio …questa cosa si chiama brutta, questa bella, quest’altra cattiva quell’altra vecchia e via discorrendo ma esclusivamente per de-notare porre in luce mettere sotto gli occhi una sostanziale in-potenza da parte di pressoche’ tutti gli operatori di fuori uscire da condizioni di OPERABILITA’ gia’ stabilite a priori e rese ferree attraverso meccanismi di potere abbondantemente collaudati : le metafisiche.
        Ogni potere si serve delle proprie metafisiche e sugli operatori queste hanno una valenza pressoche’ totale.
        Preciso : questo destino di sudditanza le arti visive lo condividono con tutti gli altri campi del vivere, ed è questo a mio avviso il punto cruciale.
        sul termine Operatori il mio interlocutore ci ha colorito in modo sarcastico e rozzo senza rendersi conto ed involontariamente che quando si è riferito ai panettieri e ha posto su di essi il termine “cosatori” si è avvicinato involontariamente a cio’ che volevo porre : Non si danno cose in assenza di operatori proprio perche’ è divenuto questo lo statuto prevalente di chi si occupa oggi di arte visive .
        Ma operatori non va inteso in senso dispregiativo ma peggio , è il risultato di un collaudato dispositivo perche’ tutto viene colonizzato e governato ponendolo al lavoro.
        C’ è qualcosa di misterioso ?

  • Angelov

    Sulla falsariga della tanto abusata espressione “Horror Vacui”, sfogliando un dizionario latino, ho tentato di coniarne una nuova, del tipo: “Horror Novi”; cioè l’istintivo terrore panico per qualsiasi cosa che si presenta come Nuova.
    E pensare che Omero, o forse Pindaro, disse: “la lode più alta al canto più nuovo”, 2500 anni fa.
    (Mi si dirà che faccio sfoggio di qualcosa? but come on!)

  • TAZZAPUNK

    Dai Luca ha ragione, questa mostra è una sola e poi il tipo c’ha un faccia da lulone…

  • St3fano

    Ancora si sente parlare di rapporto uomo/natura… ma l’uomo cosa sarebbe se non natura? In questa mostra vi sono le opere accomunate tutte da un binomio, uno squadrato, lucido, preciso, presumo che questo sia “l’uomo”;
    mentre la parte informe, penso si voglia rispecchiare la Natura…

    A me sembra un discorso non vecchio, ma banale ed inutile.
    (sembrano le pietre in fase di lavorazione di sbozzo… complimenti)
    In molte parti son d’accordo con Whitehouse

  • sophia

    gente, e in particolare St3fano, l’uomo è natura? al limite ne è una parte, e oltretutto una parte che si interroga su cosa è natura, che si autocritica nel suo rapporto con lei, che troppo spesso si comporta come se ne fosse fuori.
    A me pare che queste sculture vadano oltre quello che tu chiami un binomio, e che l’artista non volesse semplicemente dire “questo è l’uomo” e “questa è la natura”, quanto piuttosto trattarli come due sistemi dal confine incerto, in trasformazione.
    Al di là delle vostre beghe e dei vostri giudizi a me sembra interessante…piuttosto accontetavi di dire un onesto non mi piace, e tu Whitehouse, perché non insegni al mondo l’arte di guardare e di capire invece che l’arte di sputare sentenze che a farlo son già bravi quasi tutti? Ti lamenti della mediocrità degli altri ma non è che ti sopravvaluti un pochino? Sapete che vi dico: andrò a vedere la mostra! bisognerà pur leggere un libro prima di criticarlo, nooo?

  • Massimiliano

    Mar-ras, la prima cosa che devo dirti, è urgente: cosa sono tutti sti trattini? Ri-petizione, ri-novazione, de-notare, in-potenza? dove credi di essere, a un raduno degli alpini heideggeriani? Basta con questi trattini!! non ti rendi nemmeno conto di quanta omologazione si annidi in quello spazio vuoto!

    Innanzitutto ti ringrazio per aver scritto in modo più ragionato e per aver dato un senso a ciò che prima ne era privo. Chi poteva sognarsi che non ritenessi new arcaic un ossimoro perchè nella tua testa new e arcaic non sono opposti?
    La concezione di arcaico come fuori dal classico ci potrebbe anche stare, ma dato che hai tirato in ballo le “metafisiche” dovresti andare più oltre. Arcaico è tutto ciò che resta fuori dal classico, è un effetto del classico. Nello stesso modo in cui l’oralità esiste come tale solo a partire dall’avvento della scrittura. Arcaico è il mondo dell’oralità, in cui ogni conoscenza per esistere deve essere ripetuta e attraverso questa ripetizione portata avanti, tramandata.

    Gli operatori però nonostante il mio rozzo sarcasmo sono rimasti. e teniamoceli!

    Dici che Luca non voleva definire ma denotare, denunciare l’impotenza degli OPERATORI di fuoriuscire da condizioni di OPERABILITA’ stabilite non dagli stessi operatori ma dal “POTERE” che si serve delle “metafisiche” , ossia di “meccanismi di potere ampiamente collaudati”, per tenere le arti visive in un “destino di sudditanza”.

    Sul fatto che gli artisti facciano arte in questo modo meccanico da burattini, lavorando solo all’interno di condizioni concesse e stabilite altrove, dissento con tutto me stesso. E aggiungo che finalmente si rivela la tua (o la vostra, non mi interessa) visione del mondo, la tua metafisica paranoide che vede gli artisti come topolini che girano in una ruota, operatori, macchine, soggetti che non scelgono nulla, esecutori.
    Non c’è davvero bisogno che io ti dica che le cose non stanno così, se per te l’arte è questa triste commedia, che questa sia la tua arte, ma sappi Marras che ti perdi qualcosa.
    Ti regalo questo ultimo pensiero come getterei un salvagente a chiunque stesse per affogare: è un pensiero di Leopardi, anche lui un povero operatore burattino.

    “I fanciulli vedono il tutto nel niente, gli uomini il niente nel tutto”

    Ah, non sei stato affatto misterioso.

    • bacca m.

      sei prolisso contorto e vacuo . anche un po’ viscoso . lo spazio vuoto mi sembra decisamente il tuo forte . inoltre arcaico non c’entra una mazza con classico, non è un effetto del classico .
      http://www.urbandictionary.com/define.php?term=Instant%20Classic

      paragonare il bosco (siamo nel suo post no?) a leopardi inoltre è veramente esilarante . al limite poi i fanciulli un sasso informe incollato ad altri sassi lo staccano e lo usano come oggetto contundente .

    • Lorenzo Marras

      ma no , quale raduno e raduno , sono sempre stato piacevolmente solo. I trattini li ho posti per te che ti piace tanto la bella “forma” ;
      Un atto di cortesia insomma che di questi tempi non è mai abbastanza.
      Tu mi ricordi il mio insegnante di Italiano in un singolare episodio di inizio anno scolastico (tanti tanti anni fa), il primo giorno mih, per dirtelo alla sarda; e me lo ricordi a causa della tua vistosa maniera di stabilire sciocche quanto improbabili gerarchie di “sapere”.
      Sta di fatto che costui, al suo esordio, traccio’ (anche maldestramente) un orribile disegnino a forma di montagna e sulla sommita’ ci pose un altrettanto orribile omino che ebbe la spudoratezza di indicare con la sua persona …. un gigantesco IO (da ridere gia’ allora).
      alla base di detta montagna, un guazzabuglio di forme che altrettanto spudoratamente non esito’ ad indicare come Escrementi e con la scritta VOI , cioe’ noi giovani studenti inesperti, alle prime armi ..oh anche somari se ti va, che male c è dirlo, è la verita’.bene. andiamo avanti.
      Al che’ agitando l’indice verso noi , disse : “””vedete..qua’ ci sto IO che sono su… qui ci state Voi, che siete giu’, ovvero nella “mherda” (metto l’acca per la censura).
      Vada che eravamo giovani, vada che eravamo inesperti, vada anche che eravamo somari… ma fessi NO. ed allora il sottoscritto gli disse.. Professo’ e lo sappiamo che lei si è fatto un mazzo a studiare e che è di buona famiglia che non conosce miseria ma, ma, nella vita, nel mondo che è tanto grande e vario si trova sempre qualcuno al di sopra di ognuno che respira e prima o poi capita a tutti, LEI compreso professo’ senza offesa, dunque il livello della “mherda” sale e scala le montagne piu’ inaccesibili.
      MARRRRRRAAAS DUEEEEE SAAALTAAAMIII LAAA POORRRTA E QUANDOOO ENNNTROOO IOOO EEEESCCCI TUUUUU.
      ecco tu mi sembri questo, ovvero uno che non vuole ascoltare perche’ pensa solo che cio’ che poi abbiamo ereditato come conoscenza sia una delizia esclusivamente personale.
      Cosa Vuoi sentirti dire? qualsiasi cosa ti scriva, tu hai gia’ una sentenza bella e pronta in tasca.
      Hai ragione su una cosa e non è cosa da poco, sono senza misteri, la vita è cosi’ da sempre.

      • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

        Caro Lorenzo, cosa vuoi che ti dica: è probabile che il tuo interlocutore voglia sentirsi dire che è la “bocca della verità ?

        • Lorenzo Marras

          savi’ se è tutto qua lo accontento subito :
          “”””SEI LA VERITA’!””””””
          io preferisco stare dalla parte della menzogna pero’.
          ti saluto caramente Savi’, a nos bider.

          • Massimiliano

            Marras, sopra sono intervenuto rispetto a un tuo pensiero preciso.
            ti avevo ascoltato eccome.
            Il punto di questo nostro confronto è che tu ritieni gli artisti degli “operatori”
            impotenti di fuoriuscire da “condizionio di operabilità”, completamente
            assoggettati a meccanismi imposti dal “potere”.
            Questo pensiero è nichilismo (non spirito critico) allo stato puro e se portato fino in fondo porta
            alla paralisi, alla rinuncia, ma non solo alla rinuncia all’arte, ma a una rinuncia completa, rinuncia alla ricerca, alla scienza, all’intelligenza, alla vita.
            Sicuramente nell’arte come in ogni altra cosa umana c’è del conformismo,
            ma tanto nell’arte come in ogni altra cosa non c’è, grazie a dio, solo quello.

          • Lorenzo Marras

            guarda Massimiliano non ci crederai ma mi divieni sempre piu’ simpatico. Sul serio eh, non scherzo.
            lo sai dove sbagli ? sbagli nel considerare a priori quell’aggettivo “operatori” come un oltraggio che di per se esclude quella magnifica parola cosi rassicurante che è “artista”.
            Massimiliano , ribadisco, ti stai piegando di fronte a quella che considero ne’ piu’ ne’ meno che una necessaria “nominazione” non gia’ per giudicare ma esclusivamente per descrivere un tutto e non singoli frammenti di un tutto.
            Le singolarita’ (tizio oppure caio in carne d’ossa) non mi sono mai sognato di metterLe sul banco degli imputati tuttalpiu’ quando ne ho scritto non era e credimi per sottolinearne i difetti ma per mettere in luce , il meccanismo in cui erano coinvolti.
            L’altroieri proprio su queste pagine si parlava di Fluxus , l’avanguardia degli anni sessanta; ebbene al riguardo facevo notare che la sua Storia… una storia fatta non solo di novita’ linguistiche ma sopratutto di abolizione dei confini che la storia dell’arte aveva fissato, era stata messa al SERVIZIO al lavoro insomma di iniziative o se vuoi trovatine altrui (non cito i destinatari dell’operazione , non lo meritano) ebbene, mica sono andato addosso alla persona del promotore della iniziativa cosi’ tanto celebrata, ho semplicemente cercato di fare intendere, anche all’autore dell’articolo che era ne’ piu’ ne’ meno che una innocua pagliacciata.
            Ma , ma che l’operazione rientrava, anche in modo grossolamente ovvio in quel generico meccanismo che oggi tende a promuovere movimenti dimenticati con solo fine di assorbirne la poetica per scopi esclusivamente promozionali e niente altro. Niente altro.
            Per quanto riguarda il termine Nichilismo sai sicuramente che lo stesso va colto NON separato dal termine a cui riconduce che è quello di VALORI che se non concepiti in modo statico, fisso, dati per sempre possono condurre a forme di PASSIVITA’ oppure se gli stessi VALORI vengono sottoposti non solo a critica ma a ripensamento (non ti scrivo i trattini altrimi ti adiri) e dunque a rielaborazione degli stessi nella VITA, allora possiamo intuirne l’aspetto ATTIVO.
            Bisogna chiedersi quale dei due termini di NICHILISMO tu voglia intendere.
            Altrimenti scrivere sommariamente di Nichilismo, non spiega niente.

  • Pasquale

    beh, al buon e malandato leopardi risponderei con le parole del cinico e maledetto Oscar Wilde, che la dice lunga su questi dibattiti da operetta: “Amo molto parlare di niente. É l’unico argomento di cui so tutto”

  • massimiliano

    Marras,
    ho definito nichilistico il pensiero secondo il quale i soggetti sono impotenti nella storia, secondo cui non scelgono nulla, condizionati in tutto, soltanto presi all’interno di meccanismi che essi non vedono, non controllano.
    Nello specifico, trovo che dire che gli operatori dell’arte, i soggetti attivi di questa pratica, siano impotenti rispetto ad essa e senza possibilità di esprimersi in modo libero da meccanismi e da condizionamenti di ogni natura, trovo che questo dire che tutto quello che gli artisti fanno è sempre confinato all’interno di condizioni date e che queste condizioni non siano passibili di trasformazione, sia nichilismo.
    Penso che una posizione critica che si fonda su questi presupposti non possa fare altro che sancire sempre l’ennesimo fallimento e con ciò la sua vittoria teoretica.

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