Tutto Emanuele Becheri

Tempo, leggerezza, materia, in potenza e in atto. La discussione sull’idea di trasformazione è alla base dell’opera di Emanuele Becheri, in mostra a Roma negli spazi di via Montoro 6, in un percorso curato da Gino Pisapia. Sotto il titolo di tempus edax rerum, fino all’8 settembre.

Emanuele Becheri - Senza titolo - 2012 - frame da video - photo Valentina Grandini

Il tempo che tutto divora. E così Emanuele Becheri (Prato, 1973), nella sua mostra romana negli spazi di via Montoro 8, uno splendido palazzo seicentesco abitato per l’occasione da LU MI project, con la curatela di Gino Pisapia, affida alle Metamorfosi ovidiane il filo conduttore della propria ricerca, che qui nella capitale comincia a fare il punto.
‘Filo conduttore’ è l’espressione più giusta, perché come un gomitolo si snoda dalle opere del 2004 il tragitto che l’artista toscano compie, non solo all’interno della mostra, ma soprattutto nella sua indagine sul segno, che ha un po’ un sapore d’altri tempi. Sembra, infatti, affondare le radici nel lavoro di quei maestri italiani, da Perilli a Consagra, che di questo tema fecero quasi una religione, fino alle trame ben più nevralgiche di un Cy Twombly, registrate dalla mano dell’artista quasi come sotto effetto di una scossa.
Eppure non si tratta solo di istinto, se pensiamo alle Carte piegate, nelle quali – e il nome lo dice chiaramente – è l’inclinatura del foglio, l’angolo che si crea tra un solco e l’altro, a dare il senso del disegno. L’intervento è successivo e segue una logica stabilita a priori. Le carte dialogano direttamente con i più tardi Rilasci, dove a un approccio metodologico, quasi geometrico, l’artista sostituisce un empito ben diverso, tale da andare a interagire in maniera ben più brusca con il foglio che, così, viene sgualcito, impietosamente appallottolato, e segnato nel suo tentativo di ritornare alla forma naturale.

Emanuele Becheri – Rilascio – 2006 – photo Valentina Grandini

E non è un caso, perché, tornando a bomba, è l’idea di trasformazione, la dottrina del divenire la chiave di volta di queste opere. Anche di quelle che sembrano più estatiche, più poetiche, come le 80 carte carbone Senza titolo, animate da un meticoloso lavoro di punteggiatura ad ago che le fa sembrare quasi dei ricami, ma che invece hanno l’obiettivo di svelare la metodologia della creazione e l’idea del processo che ad essa sottende. E che suggerisce il lavoro che compie il ragno quando costruisce le sue trappole, creando delle architetture totalmente istintuali ma efficaci. E il riferimento non è casuale, dal momento che polvere e ragnatele sono tra gli elementi che compongono alcune delle opere più materiche di Becheri.
Meno riuscito è, invece, il video, mezzo forse meno congeniale all’artista. Anch’esso attinente a questo immaginario notturno, più che altro per questioni d’atmosfera. A partire dalle Carte Carbone, retroilluminate e filmate più volte, l’artista mette, infatti, ulteriormente alla prova il suo metodo, proseguendo nel suo coerente discorso sullo scorrere del tempo.

Santa Nastro

Roma // fino all’8 settembre 2012
Emanuele Becheri – tempus edax rerum
LU MI PROJECT
Via di Montoro 8
331 2264176
[email protected]

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • Indagini sul segno??? Apparte i rimandi ai giovani italiani di ieri, penso llo smart relativism di Bartolini. Ma come non considerare l’arte informale che usava le ragnatele già negli anni 60???

    Come è ancora possibile sopportare questa nostalgia sul “segno”? Anche Becheri sembra far parte dei New Arcaic (la controparte citazionista sono gli Story Story I lov YU); incapaci di risolvere il presente e sempre alla ricerca di un feticismo del passato totalmente anacronistico e fuori dal tempo, se non per l’autoreferenzialità del sistema dell’arte italiano.

    E’ come se il riferimento segnico (in questo caso) o la citazione degli anni di piombo forniscano VALORI non criticabili. Queste sono opere e sintomi di una generazione perduta e mantenuta dalla Nonni Genitori Foundation che paga per la loro arrendevolezza.

    LR

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