Quando il colore brucia

La luce è sofferenza? Dense tinte, corpose, infuocate per Alex Webb, fotografo di strada. A Milano, presso Forma, fino al 17 giugno.

Alex Webb - Addestramento dell’esercito americano nella giungla - Fort Sherman, Panama, 1999 - ©Alex Webb/Magnum - Photos/Contrasto

La citazione, per il titolo, è tratta da Goethe: “I colori sono azione e sofferenza della luce”. Nasce dallo stimolo di un romanzo – così racconta lo stesso Alex Webb (San Francisco, 1952), in apertura del bel catalogo, un’eccellente documentazione – la passione travolgente per il colore: con Graham Green e le immagini di Haiti. Un incontro letterario che si fa esperienza, realtà, scoperta. Una metamorfosi radicale: “Ho fermato su pellicola un mondo che non avevo mai conosciuto, un mondo carico di intensità emotiva: crudo, sconnesso, spesso drammatico”.
Queste le caratteristiche della poetica di Webb che arrivano forti, dirette, potenti, nel visitare la mostra di Forma, confermate nel tempo, immagini aspre, accese, vibranti anche nei viaggi poi in altri paesi, Caraibi, Messico, Etiopia, Costa Rica, Brasile… Perché quel primo incontro ha dato avvio a una ricerca che ha modificato il modo di vedere, documentare, interpretare la vita intorno. Con la luce che si fa azione, concretezza, tormento, svelando asprezze, acidità, contrasti.
Ombre nere e ritagli di spazio illuminati, silhouette e righe parallele per Kampala, Uganda, 1980. Un autobus rosso e una folla di volti di colore per Kinshasa, Zaire, 1982. Muri scostati, miseria, uccisioni. Frammenti di realtà che sono insieme denuncia e definizione estetica, dove però i due aspetti non sono in conflitto: il quadro complessivo attira, meraviglia, costringe all’analisi critica – e intanto si riconosce il male nel mondo. Volti corrucciati, attese senza lavoro, occhi di pianto.

Alex Webb - San Ysidro, California - 1979 - ©Alex Webb/Magnum - Photos/Contrasto

Corpi che si rinfrescano in candide cascate che paiono neve (Saut d’Eau, Haiti, 1987). Bimbi molto piccoli tra povere cose (Indiantown, Florida, Usa, 1988). Blu violaceo della notte per Alto Paraguay, 1990. Gialli dorati, verdi e azzurri. Segmenti di spazio, definiti, come incorniciati – e corpi di persone che paiono aspettare, in una dimensione diversa di tempo. Situazioni stranianti, con l’ombra scura di una scimmia in Brasile, con uno specchio che riflette altro spazio in Perù, con uno strano fiore/pianta su una spiaggia a Cuba.
Si ama definire “fotografo di strada”, Alex Webb. Una particolare attrazione per i territori di confine, dove le popolazioni, i problemi, le culture, ogni cosa si mescola, svelando, con la fotografia, mutamenti in corso, rivoluzioni che verranno. Un arcobaleno nell’ultima immagine nel volume, con due bambini, un uomo sulla panchina, alberi e palazzi: ancora una volta un frammento di realtà, piccolo ma insieme assoluto, colori per questo fotografo di strada che svela, con i giochi di luce, anche le sofferenze degli uomini, degli abitanti di questo nostro infelice pianeta.

Valeria Ottolenghi

Milano // fino al 17 giugno 2012
Alex Webb – La sofferenza della luce
Catalogo Contrasto
FONDAZIONE FORMA
Piazza Tito Lucrezio Caro 1
02 89075419
[email protected]
www.formafoto.it

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Valeria Ottolenghi
Studiosa e critico teatrale (numerose le pubblicazioni, saggi e articoli di riviste, regolari alcune collaborazioni), è membro del Direttivo ANCT, Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Responsabile delle Relazioni Esterne. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti, ha lavorato per la scuola e l’Università, docente SSIS, insegnante per diversi anni di Pedagogia e Psicologia presso la Facoltà di Medicina di Parma, responsabile di corsi di critica teatrale per Associazioni (es: la Corte Ospitale), Fondazioni (es: Venezia) e Università (es: Parma). E‘ membro di importanti giurie nazionali per il teatro (Ubu, Anct, Premio Garrone, Casa Cervi, Ermo Colle...). Appassionata d’arte (fotografia in particolare) e letteratura, riesce a cogliere le connessioni, spesso nascoste, segrete, tra i linguaggi della contemporaneità. Critico teatrale della Gazzetta di Parma, scrive volentieri anche per “Il grande Fiume”, “I teatri delle diversità” (riviste ancora in cartaceo!) e naturalmente, rivista web, per Artribune.