Mark Jenkins: street art in cattività

Mai fatti venti minuti di fila per entrare in galleria? È quello che è successo sabato 17 marzo alla Wunderkammern di Roma (mostra aperta fino al 26 aprile). Un successo sottoscritto dal pubblico, dalla collaborazione con il Macro e dal testo di Elena Giulia Rossi. Ma funziona davvero?

Mark Jenkins - Living Layers
 - veduta della mostra presso Wunderkammern, Roma 2012

Tempi di muta. L’arte contemporanea tenta di strapparsi di dosso la stessa definizione con cui si fregiata fino a ieri il décolleté. Tutto ciò che è altro, che non è ufficiale, formale o centrale sembra celare, agli occhi di molti, quel primitivo spirito buono dell’arte e quindi cattivello, inatteso e provocatorio. Banksy, Ludo e Mark Jenkins (Alexandria, 1970; vive a Washington), quest’ultimo protagonista degli spazi di via Serbelloni, funzionerebbero, forse, in una dimensione autenticamente antisistema; ma per strada i lavori di Jenkins solleticano solo la boccuccia buona della borghesia. E quando poi la santificata street art finisce in galleria, anche il velo dell’illusione svapora. Come animali in cattività, i lavori dell’americano si offrono a una posa forzata, accecati dalle luci dei flash. Non abbiamo nulla contro la comunicazione virale, l’arredo urbano o il contro-arredo, nulla contro le tutine strette degli eterni Peter Pan, ma è tempo che le parole tornino ad avere un senso. E poi, le banane nel cellophane…

Luca Labanca

Roma // fino al 26 aprile 2012
Mark Jenkins – Living LayersWunderkammern
testo di Elena Giulia Rossi
WUNDERKAMMERN
Via Serbelloni 124
349 8112973
[email protected]
www.wunderkammern.net

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Luca Labanca
Luca Labanca si muove nel 2006 da Varese a Bologna per iniziare il percorso di studi del DAMS, curriculum Arte. Negli anni di residenza bolognese collabora stabilmente col bimestrale d’arte e cultura ART Journal, contemporaneamente idea e sviluppa progetti ed eventi di contaminazione culturale tra il Lago Maggiore e Lugano assieme allo scrittore e musicista Tibe. Nel 2010 ottiene la laurea con la tesi Fiat Lux sviluppata al fianco della docente in Semiotica dell’Arte, Prof.ssa Lucia Corrain. Nell’ottobre dello stesso anno si trasferisce a Roma per intraprendere il percorso magistrale in Studi storico artistici dell’Università la Sapienza, fin dai suoi esordi partecipa al progetto editoriale Artribune.
  • Enrico

    Grande Luca, finalmente qualcuno dice come stanno le cose. Trovo l’intera operazione una presa per i fondelli. VERGOGNA!

    • SAVINO MARSEGLIA (ORTOPEDICO)

      NON CE’ NULLA DI NUOVO…, LE COSE STANNO COME PRIMA.

  • Mai capito l’antisistema: antisistema per proporre una nuovo sistema quando va bene, quando va male il vuoto mascherato malamente. Spesso non esiste proposta alternativa, o l’alternativa è peggiore. Penso alle varie occupazioni di spazi in giro per il mondo in questi mesi. La vera sfida sono i contentuti. Lavorare efficamemente su i contenuti è la vera provocazione.

    LR
    http://kremlino.blogspot.it/

  • Questo periodo mi ricorda un bel e vecchio film per ragazzi “La storia infinita”: quando il mondo della fantasia svanisce e arriva il NULLA. Questo nulla è ovunque, nell’arte, nella morale, nella politica, nella cultura…. purtroppo. Resistere resistere resistere.
    Se articoli come questi continuano a farsi sempre più numerosi, come qualche pallido scritto dopo la mostra di Damien Hirst, forse il nulla piano piano indietreggia. Dipende da tutti noi. Le voci del dissenso si devono alzare. Bravo Luca. Altrimenti ci meritiamo banane nel cellophane… ed oltre.