Arte cinetica: l’ultima avanguardia

Alla Galleria Nazionale d’arte Moderna di Roma si celebra l’arte cinetica e programmata con una grande mostra. Oltre 150 lavori, tra tele, sculture, installazioni, superfici dinamiche e dispositivi meccanici. Alla riscoperta di un movimento poco conosciuto e decisamente attuale. Fino al 27 maggio.

Nino Calos - Luminoso Mobile 135B - 1966

Amatissima quanto a lungo dimenticata, l’arte cinetico-programmata torna protagonista negli spazi della Gnam con un’ampia esposizione che Giovanni Granzotto – curatore della mostra insieme a Maria Stella Margozzi – non esita a definire come “la più completa mai realizzata sulla ricerca cinetica e programmata in Italia e non solo”.
L’assunto di base di questa esperienza artistica, che a partire dai primi anni Sessanta si diffonde con una rapidità quasi virale, muove da una domanda quanto mai attuale: può l’arte mostrare i meccanismi della percezione, educare lo sguardo e portare alla conoscenza di sé? Può l’arte, nel sovraffollamento estetico che definisce il nostro orizzonte visivo, contribuire a creare una visione consapevole, quindi autonoma e libera? A mezzo secolo di distanza, la mostra romana fa il punto di una ricerca che fu non solo italiana, ma europea e internazionale, protagonista di un’ascesa velocissima e spontanea e di un altrettanto rapido declino.

Arte Programmata e Cinetica - veduta della mostra presso la GNAM, Roma 2012

Molti i nomi degli artisti in mostra: dai precursori del movimento, come Bruno Munari, Yaacov Agam, Victor Vasarely, Joseph Albers e Max Bill, che gettarono i semi di questa ricerca già nei decenni precedenti, a figure come Getulio Alviani ed Enzo Mari, che ne raccolgono il testimone nei loro percorsi autonomi, dando vita al fermento artistico e sociale dell’arte programmata, sia in Italia che all’estero.
Ampio e documentato è poi il lavoro degli artisti operanti nei gruppi, che a partire dal nord, dagli anni Sessanta in poi, si formano a grappolo in tutta Italia e poi in Europa. Tra pattern visivi, illusioni ottiche e giochi di profondità, incantano il dinamismo ipnotico delle Gocce (1967) di Alberto Biasi, esponente di spicco del Gruppo N di Padova (Biasi, Landi, Chiggio, Massironi, Costa) e i famosi Spazi elastici (1967-72) di Gianni Colombo, figura di riferimento del milanese Gruppo T (Colombo, Boriani, Ancheschi, Varisco e De Vecchi).

Manfredo Massironi - Struttura Poliriflessa 3 - 1961

Ma non solo: con uno straordinario lavoro curatoriale l’esposizione ridefinisce la mappatura dell’arte programmata in tutta la complessità delle sue declinazioni e diventa l’occasione per riscoprire la vastità di un movimento di straordinaria forza ed energia creativa. Ci sono le rigorose operazioni logico-matematico dei lavori bianco-nero di Lucia di Luciano e Giovanni Pizzo (che insieme a Drei e Guerrieri formano a Roma il Gruppo 63, poi Operativo R), la diversità della ricerca del Gruppo Uno, nato sempre in ambito romano dalla cooperazione di Biggi, Carrino, Frascà e Uncini; le Dinamiche Circolari della veneta Marina Apollonio o gli ambienti stroboscopici del Gruppo MID di Milano (Barrese, Grassi, Laminarca e Marangoni) che poi presterà la sua creatività al design. E ancora, oltre i nostri confini: la via tedesca del Gruppo Zero (Mack, Piene, Uecker) e l’esperienza ricchissima del francese GRAV (Demarco, Gracia Rossi, Le Parc, Molleret, Sobrino, Stein e Yvaral), a cui si affiancano, sempre in ambito parigino, le esperienze individuali di artisti come Rafael Soto, Nino Calos, Martha Boto e Antonio Asis.

Alberto Biasi - Light Prisms (tuffo nell'arcobaleno) - 1969

Il risultato è un coacervo di lavori diversissimi e originali, ma in grado di dialogare tra loro nel comune terreno della ricerca ottico-cinetica. Un’esposizione quanto mai variegata e ampia, che ridona la giusta collocazione a quella che è stata definita “l’ultima avanguardia”: un’operazione di recupero dunque, dall’inestimabile valore storico-artistico, non diversa da quella che ha riportato alla luce, dopo sei mesi di accurato restauro, il Grande muro panoramico vibrante di Rafael Soto, realizzato nel 1966 per la XXIII Biennale di Venezia e poi acquisito nella collezione della Gnam. Un’opera monumentale quella di Soto, che – quasi emblema della parabola dell’arte programmata tutta – dopo anni di silenzio, torna ora finalmente esposta in tutta la sua potenza visiva nella sala centrale della mostra.

Emilia Jacobacci

Roma // fino al 27 maggio 2012
Arte Programmata e Cinetica da Munari a Biasi a Colombo e…
a cura di Giovanni Granzotto e Mariastella Margozzi, con la collaborazione di Paolo Martore
Catalogo Il Cigno GG Edizioni
GNAM – GALLERIA NAZIONALE D’ARTE MODERNA
Viale delle Belle Arti 131
06 322981
[email protected]
www.gnam.beniculturali.it

  • L’ultima avanguardia ormai retroguardia. (:-(

  • Graziano

    una mostra che ti proietta nel futuro, in quanto gli unici veri artisti pionieri del 3D