Se Giuliano Pisapia ospita Georges de La Tour

Le luminarie e gli addobbi natalizi non si sono ancora accesi in città, ma a rischiarare le feste dei milanesi ci pensano due grandi dipinti del francese Georges de La Tour. Arrivati direttamente dal Louvre grazie al consueto regalo natalizio di Eni. Fino all’otto gennaio a Palazzo Marino.

Georges de La Tour - Saint Joseph charpentier - Parigi, Musée du Louvre (particolare)

Lo chiamano il “Caravaggio francese”, ma gli studiosi non hanno ancora accertato un suo contatto diretto con le opere del Merisi. Probabilmente Georges de La Tour (Vic-sur-Seille, 1593 – Lunéville, 1652) non incontrò mai di persona Caravaggio e molti dubbi rimangono anche su un suo presunto viaggio di formazione a Roma. L’artista lorenese apprese verosimilmente la lezione del maestro lombardo in patria, facendola propria in maniera originale fino a diventare il suo equivalente francese. Entrambi gli artisti cercarono con la loro opera di rendere visibile ciò che per sua natura sfugge agli occhi: la luce occulta di Dio. Con giochi di luci e ombre e sapienti espedienti pittorici, catturarono l’essenza della spiritualità in opere cariche di mistero e suggestioni.  Ma se Caravaggio adotta nelle sue opere una luce radente e naturale, posta quasi sempre fuori dal quadro, al lato della scena, i dipinti di La Tour sono invece illuminati dall’interno, con un effetto “a luce di candela”. Ed è proprio la fiamma velata di una candela a fare da protagonista nei due notturni esposti a Palazzo Marino, passando in una naturale evoluzione del tempo e della storia dalle mani di un padre a quelle del figlio.

Georges de La Tour - L'Adoration des bergers - Parigi, Musée du Louvre

Nell’Adorazione dei pastori è infatti Giuseppe a fare luce sul bambino in fasce con un gesto carico di affetto e intimità familiare, svelando al pubblico il fascino della costruzione astratta e geometrica della natività di La Tour con le sue figure immobili,  sospese in un’atmosfera mistica e irreale (splendida è la Vergine, stretta nella veste rosso-arancione in una posa scultorea).  Ma nel San Giuseppe falegname, con un bambino ormai cresciuto e un San Giuseppe invecchiato, la candela passa nelle mani del figlio, che aiuta il padre nel suo lavoro di falegnameria, illuminandone la fronte ormai solcata da profonde rughe. Entrambe le figure sono trattate con un realismo che sarebbe piaciuto a Caravaggio, ma La Tour non dimentica mai la lezione franco-fiamminga, arricchendo i suoi lavori di dettagli e finezze care alla pittura nordica.

Georges de La Tour - L'Adoration des bergers - Parigi, Musée du Louvre (particolare)

Rispetto al realismo crudo e spietato del Merisi, Georges de La Tour propone una versione più delicata della realtà. Differenze e analogie tra i due pittori si rincorrono. Anche a La Tour è infatti attribuita una vita privata movimentata e un carattere brusco e violento. E con Caravaggio l’artista francese condivide anche una simile, alterna fortuna critica. Solo agli inizi del Novecento infatti (esattamente come succede a Caravaggio con Roberto Longhi), i critici riscopriranno l’opera di La Tour, finita per diversi secoli nel dimenticatoio della storia dell’arte. Resta da chiedersi a questo punto se de La Tour saprà stregare il visitatore come l’imbattibile Caravaggio e se l’iniziativa di Eni, pur con la scelta audace di un pittore più difficile, saprà eguagliare il successo di pubblico raggiunto negli anni precedenti con le opere delle superstar Caravaggio, Leonardo e Tiziano. Secondo noi, il gioco vale sicuramente “la candela”.

Rosa Carnevale

Milano // fino all’8 gennaio 2012
Georges de La Tour a Milano

a cura di Valeria Merlini e Daniela Storti
PALAZZO MARINO

Piazza della Scala
0372 22046
www.cultura.eni.com


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Rosa Carnevale
Rosa Carnevale nasce a Verona nel 1983 ma dai due ai diciotto anni vive nella culla del Rinascimento, Firenze. A Milano dal 2001, si laurea in Scienze dei beni Culturali indirizzo storico-artistico all’Università Statale. Frequenta il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive dell’Accademia di Brera e, dopo qualche esperienza veneziana alla Biennale (Ufficio Stampa Arti Visive), inizia a scrivere per testate cartacee e online di settore. Suoi articoli sono apparsi su Il Manifesto, Exibart, Arte e Critica, Espoarte, Il Corriere dell’Arte, Rolling Stone Magazine. È iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Toscana come giornalista pubblicista. Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione come ufficio stampa per enti pubblici e privati. Dal 2011 collabora con Artribune. La sua vera professione è quella di mamma a tempo pieno di Arturo.
  • Gabriele Rossi

    Due dipinti spettacolari! Anche nella incastonatura della presentazione scenografica che dovrebbe permettere di fruire meglio ed in maniera ravvicinata delle opere! Purtroppo si sosta per un tempo interminabile, dovendo ascoltare presentazioni dotte svolte con forte tensione e capacita’ didattica, che aumentano la cultura formale dell’ignorante(il sottoscritto), ma che lo privano di quell’evento emozionale diretto che e’ la visionedell’opera. Lo staff reagisce in maniera stizzita a tale critica, affermando che ” tanto e’ gratis”, dimenticando che la gratuita’ di un grande evento culturale come questo non deve eliminare il senso critico, base fondamentale per il dibattito e la ricerca in ambito artistico. Gabriele Rossi