Modena al quadrato

La più grande retrospettiva italiana dedicata a Josef Albers allestita negli splendidi spazi della Galleria Civica di Modena, tra vetri, sedie e tanti “Omaggi al quadrato”. Un percorso espositivo che intende ricostruire un momento cruciale della storia dell’arte occidentale, quell’epoca utopica in cui l’insegnamento della pratica artistica veniva ancora visto come lo strumento perfetto per la formazione di una nuova società.

Josef Albers - 1976.1.1300 Omaggio al quadrato - 1950 - olio su masonite - Josef & Anni Albers Foundation, Bethany (CT)

Prologo: nel 1971 il MoMA di New York dedica una mostra a Josef Albers, la prima retrospettiva che il museo americano dedica a un artista vivente. Poco prima dell’inaugurazione, Albers si reca in un negozio di abbigliamento per acquistare una cravatta. Indossa un vestito grigio e una cravatta grigia. Entrato nel negozio, chiede di poter comprare una cravatta grigia. Il commesso, visibilmente sorpreso, risponde: “Ma signore, lei non ha assolutamente il senso del colore!”.

Non si può certo dire che alla Galleria Civica di Modena abbiano il gusto per le mostre facili. Basta dare un’occhiata agli eventi organizzati negli ultimi dieci anni per scoprire come la proposta critica si sia sempre mantenuta su un ottimo livello, evitando spesso quelle manifestazioni “blockbuster” colme di impressionisti e pittori maudit.
La conferma viene anche dalla retrospettiva dedicata a Josef Albers (Bottrop, 1888 – New Haven, 1976), pensata come una ricostruzione per immagini del percorso artistico del maestro tedesco, figura centrale dell’arte contemporanea, purtroppo ancora sconosciuto a una larga fascia di pubblico. Il coraggio nella scelta del tema fa onore a Marco Pierini, curatore della mostra nonché direttore della Galleria, che in collaborazione con la Fondazione Albers e la Cassa di Risparmio di Modena interpreta al meglio il reale ruolo dello spazio museale, nel senso di un luogo dove fornire occasioni per la ricostruzione storica e il dibattito critico.
La mostra occupa entrambi gli spazi espositivi della Galleria Civica: il periodo della Bauhaus e quello degli Omaggi al quadrato sono ricostruiti a Palazzo Santa Margherita, mentre alla Palazzina dei Giardini sono esposti i vetri, alcuni oggetti di design e la serie Varianti.

Josef Albers - 1976.7.1106 - photocollage di Josef Albers composto da due ritratti eseguiti da Otto Umbehr (Umbo) - 1928 - Josef & Anni Albers Foundation, Bethany (CT)

Ne emerge una figura d’artista a tutto tondo, completa in ogni dettaglio della sua complessità, per la quale l’esperienza di vita e la continua sperimentazione diventano i capisaldi di un’idea che avrà modo di concretizzarsi nell’insegnamento alla Bauhaus prima e al Black Mountain College poi.
I disegni preparatori e gli studi sul colore sottolineano con precisione l’aspetto pedagogico della personalità di Albers, che non per nulla è ricordato come il primo docente nella storia del Bauhaus a provenire dalle fila degli allievi dello stesso istituto.
Da ricordare anche lo spazio dedicato alle fotografie che Albers scattò negli anni di permanenza a Weimar, Dessau e Berlino, dalle quali emerge un utilizzo del tutto personale del mezzo fotografico; non la sperimentazione a tutti i costi del collega Moholy-Nagy e nemmeno la fotografia al servizio della grafica pubblicitaria come per Herbert Bayer, bensì un mezzo utile alla ricostruzione di momenti e sensazioni, un insieme di fotogrammi dal taglio “classico” organizzati secondo un processo di descrizione del personaggio (si veda la straordinaria serie di foto dedicate al collega Paul Klee). E non è un caso che anche in queste opere domini il senso della composizione e della forma geometrica.

Josef Albers - Set di 4 tavolini impilati - 1927 ca. - frassino impiallacciato, lacca nera e vetro colorato - Josef & Anni Albers Foundation, Bethany (CT)

La Palazzina dei Giardini, separata da poche centinaia di metri rispetto a Palazzo Santa Margherita, ospita la parte più inusuale e sconosciuta del lavoro di Josef Albers: sotto la volta centrale, recentemente restaurata, sono disposti gli oggetti di design a cui Albers ha applicato in svariati modi le proprie ricerche sul colore, animato principalmente dalle teorie dell’arte applicata elaborate nella Bauhaus. A questi concetti si può inoltre associare l’esempio delle opere su vetro realizzate tra il 1921 e il 1932 sempre nel contesto del Bauhaus, che confermano la volontà di una ricerca che sia teorica ed allo stesso tempo fortemente pratica.
In una sala laterale, sono infine esposte le sette copertine di dischi disegnate per la Command Records, la casa discografica fondata dal violinista e ingegnere del suono Enoch Light con l’innovativa confezione apribile (“gatefold sleeve”), la cui invenzione si deve proprio alla collaborazione fra Josef Albers e Enoch Light, a testimonianza dell’estrema duttilità operativa che ha sempre caratterizzato l’operato dell’artista tedesco.
Una mostra riuscita bene, tutto sommato, senza sprazzi o capolavori, ma che, forte di una capace ed efficiente scelta curatoriale, riesce ad imbastire un buon percorso critico, serio e preciso.

Josef Albers - 1976.6.1 Goldrosa - 1926 ca. - vetro sabbiato opaco con vernice nera - Josef & Anni Albers Foundation, Bethany (CT)

Poco prima di lasciare gli spazi della Galleria Civica, ci concediamo un’altra visita alla sala centrale di Palazzo Santa Margherita, quella con la serie di “Omaggio al quadrato”; entrati nella sala ci ritroviamo in compagnia di un gruppo di bambini impegnati nel disegnare coloratissimi quadrati su una serie di fogli di carta stesi per terra. Scopriremo in seguito che quel gruppo di bambini stanno partecipando a un laboratorio creativo organizzato dalla stessa Galleria Civica finalizzato alla sperimentazione del colore. Che l’utopia di Josef Albers non si sia del tutto esaurita?

Alessandro Marzocchi

Modena // fino all’8 gennaio 2012
Josef Albers
a cura di Marco Pierini
GALLERIA CIVICA
Corso Canalgrande 103 / Corso Cavour 2
059 2032911
galcivmo@comune.modena.it
www.comune.modena.it/galleria/

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Alessandro Marzocchi
Alessandro Marzocchi (Milano, 1986) è studente presso l’Università degli Studi di Parma, curatore e speaker radiofonico. Specializzato in arte contemporanea, da anni ha un conto aperto con La Mariée mise à nu par ses célibataires, même. Ha realizzato una serie di saggi sulla figura di Marcel Duchamp, su Jean-Michel Basquiat e sull’architettura giapponese. Ha curato la mostra “Black in White” (Parma 2007), e diverse esposizioni presso la Galleria Il Sipario di Parma, tra cui: “Mario Sironi” (2007), “Mino Maccari – Il difetto dell’intelligenza” (2008), “Corsi a vedere il colore del vento” (2010), “Titina Maselli – Annullare la facilità” (2010), “Omar Galliani 1981-2006...attraverso” (2010) e “Ut Pictura – Mario Schifano e Piero Pizzi Cannella” (2010). Dal 2011 collabora con Artribune.
  • Sbrilli Miraldo

    Un giusto merito ad un artista non ancora portato al valore che più gli compete. “Omaggio al quadrato” sono le sue opere migliori, semplici quadrati sovrapposti e ripetuti che creano un effetto ottico di profondità grazie anche alle diverse tonalità del colore, senza dimenticare i suoi collage di vetri con cui elaborava i giochi di luce. Era nato in Germania ma trasferendosi in America è riuscito nel trovare quella perfezione di astrattismo che le mancava. Da professore i suoi più illustri allievi sono stati Robert Rauschenberg e il dimenticato Ray Johnson. Questa retrospettiva fa avvalorare il concetto che alla lunga i grandi vengono allo scoperto. SBRILLI MIRALDO