Decalogo Ontani

Luigi Ontani: un nome che, già di per sé, dice molto se considerato nella sua più totale versatilità. In mostra a Milano una selezione di 10 opere, a offrire una sorta di efficace decalogo del poliedrico artista. Da Ca’ di Fra’, fino al 26 novembre.

Luigi Ontani - Heliondimio - courtesy Mirabili Arte d’Abitare, Firenze

C’è chi fa dell’arte la propria professione e chi ne fa la propria vita. Luigi Ontani (Grizzana Morandi, 1943; vive a Roma) ha scelto, sin dall’inizio, di fare dell’arte la propria identità, la sua dimensione d’eccezione dove potersi esprimere liberamente, in una continua ricerca e sperimentazione di sé e della realtà. Le dieci opere esposte in mostra formulano un buon compendio della sua trasversale produzione: ogni opera sottolinea i diversi aspetti della sua poetica, componendo un multiforme ritratto d’artista. L’attenzione alla tradizione iconografica occidentale e orientale, il filtro del gioco e dell’ironia, il tema della maschera, il corpo, l’uso polivalente dei linguaggi artistici, il gusto per il kitsch, il narcisismo, l’ibridazione, la trasformazione. Insomma, il mondo Ontani in piena regola.

Serena Vanzaghi

LEGGI ANCHE:
Ontani al Castello di Rivoli

Milano // fino al 26 novembre 2011
Luigi Ontani – Opere
Galleria Ca’ di Fra’ Arte Contemporanea
Via Carlo Farini 2
02 29002108
[email protected]


CONDIVIDI
Serena Vanzaghi
Serena Vanzaghi (Milano, 1984) è laureata in Storia dell'arte con una specializzazione incentrata sulla promozione e l'organizzazione per l'arte contemporanea. Dal 2011 si occupa di comunicazione e progettazione in ambito culturale ed editoriale.
  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    ONTANI E IL CATTIVO GUSTO NELL’ ARTE !!!

    Più che “l’uso polivalente del linguaggio…”, direi che Ontani si muove in un mondo convenzionale, in cui la produzione di oggetti di cattivo gusto o “kitsch”, sono sottomessi alle leggi di mercato, anzichè da autentiche scelte estetiche!

    Un cattivo gusto prefabbricato, che viene messo sapientemente in atto dall’artista per suscitare nel pubblico un’emozione immediata, diciamo così, un effetto di persuasione, che non deve indurre a nessuna riflessione sulle modalità di fruizione dell’opera se non per quella che rappresenta in se stessa.

    Ontani, cerca di andare incontro al gusto medio del pubblico, alla necessità di intrattenimento, evitando così l’originalità. Il cattivo gusto è un elemento che caratterizza gran parte della sua opera, che si presenta condita di narcisismo, finte provocazioni, giochi, balocchi e balocchini che lasciano molto a desiderare sul piano della ricerca e sperimentazione artistica.

    Un linguaggio che richiama per certi aspetti l’Art Decò o a certi contrappunti della pop art americana o a pupazzetti di memoria (cattelaniana) – ma sempre scletorizzato su se stesso, perché fa ricorso ad elementi convenzionali già in uso,( pronti, digeriti, costruiti) per creare emozioni ad un pubblico omologato, dove non esistono più differenziazioni culturali.

    Oppure un linguaggio costituito da vecchie citazioni o quanto altro… che spesso rasenta il “gossip”, come esempio di linguaggio di massa, di una concezione dell’arte inoffensiva e di una visione passiva e acritica della realtà, nella quale viene a mancare proprio lo spirito e lo sforzo intellettuale per la sua trasformazione.

    Se questa è l’autonomia e l’autenticità nella pratica artistica, allora…, permettetimi di diffondere feticci a prezzi più bassi di quelli praticati da Ontani.

    • Caro Savino, ti posso assicurare che se tu conoscessi Ontani non avresti mai scritto questa frase:
      Ontani, cerca di andare incontro al gusto medio del pubblico, alla necessità di intrattenimento, evitando così l’originalità. Il cattivo gusto è un elemento che caratterizza gran parte della sua opera, che si presenta condita di narcisismo, finte provocazioni, giochi, balocchi e balocchini che lasciano molto a desiderare sul piano della ricerca e sperimentazione artistica
      Se c’e’ un artista che ha sempre portato avanti la sua ricerca (bella-brutta-intelligente o meno, che puo’ piacere, oppure no) senza minimanente preoccuparsi del gusto medio, o meno, del pubblico questi e’ Luigi.
      Ovviamente tu puoi catalogare come “cattivo gusto” la sua ricerca voluta del barocco e della ridondanza. Io che ho avuto occasione di vederlo lavorare e di seguire la genesi di alcuni dei suoi grandi lavori e l’ho accompaganto in viaggi di ricerca, condividendo con lui qualche idea e qualche scoperta, posso dirti che nulla nel suo lavoro e’ affidato al caso, alla moda o al desiderio di compiacere pubblico, curatori o critica (non per nulla per lunghi anni e’ rimasto in ombra grazie all’ostilita’ del “sistema” Politi in testa ed e’ tornato, giustamente, alla ribalta nazionale ed internazionale non certamente grazie al “sistema”)
      Tu scrivi “Un linguaggio che richiama per certi aspetti l’Art Decò o a certi contrappunti della pop art americana o a pupazzetti di memoria (cattelaniana) – ma sempre scletorizzato su se stesso, perché fa ricorso ad elementi convenzionali già in uso,( pronti, digeriti, costruiti) per creare emozioni ad un pubblico omologato, dove non esistono più differenziazioni culturali.”
      Ma quando mai??? Citami anche un solo minuscolo punto di contatto con la “pop art”(americana o meno) e quali sarebbero gli ” elementi convenzionali già in uso,( pronti, digeriti, costruiti)” di cui farebbe uso??? E quanto ai “pupazzetti” di cattelaniana memoria, per certro Cattelan ha “copiato” (o almeno si e’ sicuramente “ispirato”) ad alcuni dei suoi lavori ma certamente non si potra’ mai dire che sia avvenuto il contrario. Il narcisismo non “intride” la sua opera ma al contrario Ontani ha fatto di un certo tipo di narcisismo sublimato (il desiderio irrefrenabile di “diventare” il personaggio o la vicenda o la situazione prese in considerazione e d”impersonarle in se stesso e con tutto se stesso) la sua opera.,.. e, permettimi, una grande opera.
      Scusami caro Savinio, da alcuni giorni quando apro “Artribune”, dopo la lettura dei nuovi articoli, cerco di evitare accuratamente il commentario… perche’ altrimenti la voglia di intervenire e di inveire diventa davvero troppo grande… ma questo commento davvero non me lo potevo proprio evitare, non volermene.
      Ti auguro la buona serata

    • Serena Vanzaghi

      Ontani può piacere o non piacere, più che legittimo. C’è chi lo trova troppo barocco, troppo narcisista, troppo kitsch, troppo in generale. Ciascuno attua i propri parametri di giudizio in fatto di gusto personale, e ci mancherebbe. Ma trovo un tantino esagerato demonizzarlo come emblema del cattivo gusto nell’arte. Messa su questo piano, bisognerebbe allora fare un salto indietro di almeno 30 (e diciamo anche 40) anni di arte e cambiamenti socio-culturali per ridiscutere termini come “buono o cattivo gusto”, “leggi del mercato”e “autentiche scelte estetiche”, perchè non è detto che vadano di pari passo e che tutto sia così facilmente categorizzabile in brutto/bello o bravo/cattivo. In Ontani esiste una ricerca, in ogni caso. Che poi non piaccia è un altro e, ribadisco, legittimo discorso. E poi c’è un aspetto importante della sua produzione: l’ironia e il gioco. E’una chiave di lettura del suo lavoro che dovrebbe essere più presa in considerazione. A me personalmente sorprende. A mio parere, solo certi intelletti riescono ad utilizzarla per creare e crearsi una diemnsione veramente d’eccezione.

  • hm

    in effetti è veramente kitschissimo, fino alla nausea .

    • francesca, milano

      Meno male che c’è qualche critico che smitizza queste facce di facce di maschere superate dal grosso dell’esercito dell’arte…

      • hm

        alcune foto sono belle, tipo quella sulla sedia elettrica/trono . in realtà è il morimura italiano (quello che commenta su artribune) .

  • zz

    sisisi bravobravo e Elvis Presley era il Bobby Solo americano

    • hm

      cioè stai forse insinuando che morimura avrebbe preso spunto da ontani? fai ridere . nessuno dei due ha copiato l’altro, sono solo molto simili nel modo di proporsi (anche se ontani ha svariato molto di più) . ma tornatene ad ascoltare little tony va .

      • zz

        nonono caroiosotutto stó solo dicendo che dire Ontani è il Morimura italiano è una solenne stronzata come dire Presley era il Bobby Solo americano. Quando Morimura ha iniziato ad esporre (fine 80 inizio 90) Ontani era strafamoso in europa, asia ed america e i suoi “tbleaux vivents” erano riportati in tutte la storie dell’arte. poi credevo little tony ti piacesse gli assomigli molto nella buzzurraggine

        • hm

          non per farti scoppiare un’arteria ma non me ne può sbattere di meno di chi sia partito per primo o di chi tu apprezzi di più tra i due perchè non l’ho inserito nei termini di paragone, avrei anche potuto scrivere che morimura era l’ontani giapponese e non sarebbe cambiata una virgola per me . cosa c’entra il fatto che siano partiti in periodi diversi me lo spieghi? poi quanto diversi? tu sei al corrente di cosa facesse morimura negli anni 70? visto che hai pesantemente insinuato che ha copiato ontani e gli è inferiore almeno dovresti conoscere bene la sua biografia . vezzosi ad esempio è l’andy warhol italiano e si può dire tranquillamente perchè l’altro è morto da tempo ed è un termine di paragone assoluto, ma i due suddetti invece sono quasi coetanei . sei tu che parti dal presupposto che morimura sia inferiore a ontani e lo considerti come bobby solo rapportato a elvis . quindi fa assolutamente ridere ciò che hai scritto tu . inoltre little tony è un burinazzo romano quindi è probabile assomigli a te e parli come te con quel fine accento romanesco impercettibile .

          • hm

            addirittura poi ho scritto che è il morimura che commenta su artribune quindi almeno impara a leggere e cerca di capire le gag prima di fare questi interventi inopportuni da maestrina sfranta .