Il senso di Martino Gamper per la Fetta di Polenta

Un designer italiano che produce arredi in edizioni limitate, facendo rinascere oggetti dal passato e donando loro inaspettate e fantasiose soluzioni. Se, fino al 24 ottobre, lo metti a vivere nella casa più strana di Torino – sede della Galleria Franco Noero – succede che…

Martino Gamper - Condominium - veduta della mostra presso la Galleria Franco Noero, Torino 2011 - photo Sebastiano Pellion di Persano

Il lavoro di Martino Gamper (Merano, 1971; vive a Londra) si basa sulla convinzione che gli arredi possano ambire a una seconda vita, intesa come evoluzione innaturale che li trasforma e rielabora in nuova essenza formale. Da Noero, arredi e oggetti degli anni ‘70 e ‘80 sono stati ora semplicemente smussati per cambiarne l’identità, ora ricomposti in originali progetti che si relazionano con i singolari ambienti della Fetta di Polenta, di cui è stata anche copiata la struttura nel caso della libreria, che riprende le proporzioni dell’edificio. Gamper inventa soluzioni rapide, compone bizzarre combinazioni, concependo arredi ripensati e inaspettati. Dove varia la funzione, l’oggetto perde le connotazioni essenziali anche quando mantiene la struttura, come nel caso della sedia-appendiabiti.

Barbara Reale

Torino // fino al 24 ottobre 2011
Martino Gamper – Condominium
www.franconoero.com


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Barbara Reale
Barbara Reale è architetto (laurea e abilitazione presso il Politecnico di Torino), docente, e cultrice di filosofia e critica in ambito architettonico ed artistico. Da sempre ha affiancato all’attività nel campo dell'allestimento e della progettazione l’impegno nella didattica specializzandosi nell’approfondimento delle energie alternative e dello sviluppo sostenibile. Ha collaborato con la Fondazione Palazzo Bricherasio di Torino (2001-2004) in qualità di consulente didattica e docente per corsi di formazione post-laurea. Nel 2004 ha fondato Relentless Project, società specializzata in didattica museale multidisciplinare (arte, architettura, cinema). Ha collaborato con varie testate nazionali di arte ed architettura. E’ attualmente docente di Storia dell’Arte e Tecnologia. Dal 2011 fa parte della redazione di Artribune.
  • carlo rivera

    A beneficio dei lettori di Artribune, aggiungo che la mostra si visita ESCLUSIVAMENTE su prenotazione. Nei giorni delle aperture collettive torinesi non mi è stato possibile visitare la mostra proprio per questo motivo. Mi chiedo che senso abbia inserire l’evento in Ouverture, se resta off limits per chi, presumo, magari è a Torino di passaggio (o,peggio, ci è andato apposta) e forse non è tenuto a sapere che questa galleria ‘funziona’ così. Sono stato invitato a “ripassare” dopo che mi era stato chiesto di dove fossi (e dire che la persona per farmi visitare la mostra doveva semplicemente attraversare la strada, ed io non avevo intenzione di passarci tutta la giornata): non voglio credere che, se fossi stato un ricco collezionista straniero, avrei ricevuto un trattamento diverso (e migliore). Poi diciamo che la gente non va alle mostre…

    • asterix

      condivido perfettamente. esperienza vissuta in prima persona più e più volte. purtroppo.

  • Metterei Gamper decisamente nel gruppo New Arcaic con ammiccamento al gruppo Story Story I lov yu; i primi più sul dato formale, i secondi più sul dato concettuale nel recupero vintage di atmosfere del passato. Come se i giovani non riuscissero a risolvere se stessi, se non rielaborando il passato. Solo rielaborando il passato. Ovviamente in un “paese per vecchi” che non li considera, e che non ha creato le basi per il loro futuro. E allora, ecco, che questa rielaborazione retorica e rassicurante diventa il grimaldello ruffiano per essere accettati in un paese per vecchi. Tremendo.

    Almeno Gamper sviluppa questa ikea evoluta, questa “maison du monde avancès”, in modalità dirette, senza prenderci, e prendersi, in giro. Almeno quello. Gli consiglio veramente di proporre una linea di prodotti ai grandi magazzini Maison Du Monde, dove ad ogni angolo vengono proposti mobili e oggetti di una particolare cultura del mondo o stile. In questo non c’è nulla di male. Basta averne consapevolezza. Franco Noero elabora correttamente questo tempo.

    Sembra che i giovani siano imprigionati nella riproposizione banale ed ossessiva di immaginari, non c’è alcuna riflessione sul presente e sul passato che possa prescindere dalla masturbazione con immaginari passati. Noia.

    lr
    http://whitehouse.splinder.com/