Si festeggia Gio Ponti. A Milano, non a New York

La città di Milano celebra uno fra i più illustri dei suoi figli con una doppia retrospettiva. Gio Ponti, architetto, designer, ceramista, critico, o più semplicemente artista completo, dimostra ancora una volta che la creatività non ha bisogno di confini né di ferree definizioni. Alla Triennale e al Pirellone, fino al 24 luglio, la mostra che doveva inaugurare la sede newyorchese.

Espressioni di Gio Ponti - photo Fabrizio Marchesi

Non c’era proprio nulla che non riuscisse a Gio Ponti (Milano, 1891-1979) nella grande arte del “saper fare”. Ancora oggi si resta stupiti di fronte alla vasta gamma delle sue opere, che spaziano fra le diverse discipline artistiche. Milano dedica addirittura due sedi, la Triennale e il grattacielo Pirelli, al racconto di questo grande maestro della progettazione.
Non è ovviamente una città l’intera organizzatrice di questo doppio evento, ma viene quasi spontaneo pensare romanticamente che sia Milano, patria natale e lavorativa dell’artista, a voler celebrare la sua opera. I luoghi che ospitano le mostre non sono casuali, difatti la Triennale con Espressioni di Gio Ponti riporta al 1933 e alla Prima Mostra Triennale milanese voluta e diretta dall’architetto stesso, e il Pirellone, inutile quasi sottolinearlo, con Il fascino della ceramica, rappresenta l’architettura iconica di Gio Ponti.
“Cercare di racchiudere la complessa avventura creativa di Gio Ponti in un’esposizione è un’impresa
impossibile”, ha affermato Germano Celant, curatore della mostra in Triennale, che ha cercato, in collaborazione con Gio Ponti Archives e gli Eredi di Gio Ponti, di mappare un “arcipelago ampio e frastagliato”.

Gio Ponti nel cantiere della Villa Planchart a Caracas - 1955

Proviamo anche noi allora a ricordare con ordine la figura di questo artista che, prima di tutto, è stato un bravo architetto, uno dei primi che, oltre a lavorare in Italia, ha costruito anche all’estero, e non solo in Europa, nelle principali metropoli mondiali, da New York a San Paolo, da Caracas a Hong Kong. La sola Milano è una costellazione di sue opere esemplari: basti pensare a uno dei suoi edifici meno noti, ma probabilmente uno dei più significativi, Palazzo Montedoria (1964-70). “Le facciate sono le pareti della strada”, e questa affermazione dell’architetto non potrebbe essere più adatta a questo palazzo milanese rivestito interamente con quattro tipi diversi di piastrelle verdi e con finestre a filo esterno.
Dal rivestimento di una facciata si passa a un’altra grande passione di Gio Ponti, quella per la ceramica. Dall’inizio degli anni ‘20 agli anni ’30, difatti, assunse la direzione della Richard Ginori e produsse ceramiche e maioliche che oggi invadono il Pirellone per la mostra curata da Dario Matteoni.
E non è tutto: una foresta di sedie appese al soffitto della Triennale con fili quasi invisibili ci ricorda un altro lato professionale della figura di Ponti, ossia il designer. La seduta Superleggera, prodotta per Cassina, sembra aver contagiato con levità ed eleganza tutte le altre sedute realizzate dal designer, vuoi per la sospensione, vuoi per linee semplici ed essenziali.

Bottiglia Donna per Venini - Gio Ponti Archives

E ancora, non dimentichiamo il Gio Ponti fondatore e direttore di una delle più autorevoli riviste di settore, Domus. Dall’anno della fondazione, nel 1928, con una piccola pausa durante la guerra e fino alla sua morte, la direzione della rivista permise all’architetto, al ceramista e al designer di essere anche critico, sempre al centro degli accesi dibattiti sulle avanguardie.
Impossibile citare più opere della vasta produzione di questo grande maestro del Novecento, se non attraverso un mero elenco. Abbiamo preferito toccare le diverse discipline, o meglio, di diversi amori che infiammarono la sua professione. E no, non siamo diventati incredibilmente romantici, ma citiamo la stessa dichiarazione d’amore dell’autore: “Amatela, l’architettura moderna, nei suoi giovani architetti d’ogni paese, valorosi ed entusiasti; nel suo grembo, con questi giovani, è il futuro, cioè il mistero delle infaticabili creazioni e delle speranze umane”. Un trattato appassionante, tuttora attuale, che forse dovrebbero leggere molti architetti per ritrovare il vero slancio verso una materia che non si merita di essere maltrattata.
Ma non dimentichiamo l’ultimo messaggio del maestro che, meglio di ogni altra spiegazione, ci aiuta nell’affannosa definizione dei confini fra le arti: “Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l’acciaio, non è il vetro l’elemento più resistente. Il materiale più resistente nell’edilizia è l’arte”.

Valia Barriello

Massimo Martignoni parla di Gio Ponti con Vito Calabretta

dal 5 maggio al 24 luglio 2011
Espressioni di Gio Ponti
a cura di Germano Celant
Triennale
Viale Alemagna 6 – 20121 Milano

Orario: da martedì a domenica 10.30-20.30; giovedì e venerdì 10.30-23
Ingresso: intero € 8; ridotto € 6,50/5,50
Catalogo Electa
Info: tel. +39
02724341; [email protected]; www.triennale.org

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.
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    Essenziale nell’opera di Bernabucci è la ricerca spasmodica del contrasto tra lucido e opaco, con la necessaria quanto involontaria interazione della luce: al leitmotiv partecipa anche l’assemblaggio di alcune sedie disegnate da Gio Ponti
    per la collezione “Le superleggere”di Cassina, modelli in bianco e nero
    -riecco l’antipodo più smaccato- pensati come effetto ottico per dare l’il-
    I “Graffi” di Bernabucci a TPalazzo Trionfa l’unione al design di Ponti
    L’esposizione fa dialogare forme e colori, antico e contemporaneo fino al 29 maggio.