Arte movimentata

Dadamaino a Milano, da Dep Art. Fresca del riconoscimento che le ha tributato l’ultima Artissima. Fra gli artisti più ingiustamente sottovalutati. Fin’ora…

Dadamaino - Passo dopo passo - 1989

Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, coerenza: le sei Lezioni americane di Italo Calvino, certo, ma anche sei parole appropriate per descrivere l’opera di Dadamaino (Eduarda Emilia Maino, Milano, 1930-2004).
Autodidatta formatasi nell’ambiente del Bar Jamaica a contatto con Piero Manzoni, Enrico Castellani e Agostino Bonalumi, si dedicò spesso alla sperimentazione di tecniche caratterizzate da un aspetto prevalente di manualità e di utilizzo di materiali allora innovativi. Nei primi anni del suo lavoro fu colpita dalla rivoluzione di Lucio Fontana e dallo Spazialismo, tanto da produrre nel corso degli anni ‘60 la serie Volumi (da confrontare con gli analoghi di Paolo Scheggi), per poi partecipare al movimento Nuova Tendenza e più tardi essere profondamente influenzata dall’Arte Programmata, a cui diede un’interpretazione in senso optical.
Il nucleo centrale della mostra è tuttavia la serie Movimento delle cose (1987-93), presentata alla Biennale di Venezia del 1990. Come in gran parte della produzione di Dadamaino, qui i protagonisti sono i segni, minuscoli trattini che si aggregano e si disperdono a creare un continuum che giunge alla sua massima espressione nell’opera del 1993, lunga quasi 4 metri. Il supporto è infatti un foglio di poliestere srotolato, che l’artista tagliava a seconda delle dimensioni volute, e che talvolta montava su telai (in mostra sono tutti originali) oppure lasciava libero di fluttuare nello spazio, creando una duplice profondità: quella del disegno mutevole e quella della superficie tridimensionale.

L’ambiente di Dep Art con l’allestimento della mostra

Ma nell’esposizione sono documentate a latere anche altre esperienze dell’artista: un paio di Volumi, una Costellazione del 1983 e alcune carte dell’Alfabeto della mente, sterminato lavoro – 560 esemplari del quale furono esposti alla Biennale veneziana del 1980 – costituito da piccoli segni geometrici disposti su righe parallele a imitazione di un vero e proprio alfabeto, incomprensibile e illeggibile ma in quanto tale affascinante.
Emblematico esempio della produzione ultima è invece Sein und Zeit mit Krieg del 1999 dove, alla tecnica già usata per i Movimenti, Dadamaino applicava immagini significative, in questo caso una piccola illustrazione di un soldato.
Grafismi su materiale traslucido quindi sono disposti alle pareti di una piccola galleria, e creano un’atmosfera raffinata e delicata, dove importanti sono i segni e i tagli, tanto quanto i vuoti e le trasparenze, i movimenti e le dimensioni.

Dadamaino - Volume - 1958

Una mostra preziosa e curatissima come il catalogo, frutto di un lungo lavoro di ricerca alla riscoperta del percorso artistico di Dadamaino, con lo scopo – raggiunto – di raccogliere solo opere coerenti al progetto originario, dove i lavori che testimoniano serie “altre” rispetto al Movimento delle cose si integrano in un’armonia rara a trovarsi.

Marta Santacatterina

dal 18 febbraio al 30 aprile 2011
Dadamaino – Movimento delle cose
a cura di Alberto Zanchetta
Galleria Dep Art
Via Mario Giuriati, 9 (zona viale Campania) –
20129 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 15-19
Ingresso libero
Info: tel. +39
0236535620; [email protected]; www.depart.it

CONDIVIDI
Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.