Fashion, numeri e favolette. L’editoriale di Aldo Premoli

Quali linee di forza si possono individuare nel mondo della moda? Aldo Premoli riflette su chi detiene il potere nell’universo fashion, a partire dalla classifica di “Brand Financial”.

La borsa di Koons per H&M
La borsa di Koons per H&M

L’headquarter di Brand Financial è a Londra ma le sue sedi sono venti e sparse in ogni parte del mondo: si tratta della più celebre e potente società di valutazione della forza dei brand, di ogni genere e in ogni tipo di settore. Brand Financial ogni anno stila una classifica sui valori dei 500 marchi più potenti al mondo. Nessuna sorpresa: per il 2018 al primo posto sta Amazon, poi vengono Apple, Google e Samsung. Solo al 40esimo (in discesa di 13 posizioni) arriva il primo marchio di abbigliamento: Nike. H&M (secondo marchio moda a comparire) sta al 72esimo. La classifica dei 500 è per la quantità di citazioni dispersiva e per questo Global Finance ne ha stilata una seconda che riguarda esclusivamente i primi 50 marchi del fashion. Al primo posto appunto troviamo Nike, vengono poi H&M, Zara e Adidas: due marchi di chiara estrazione sportiva che fanno da contorno a due che appartengono alla categoria fast fashion. Al quinto posto arriva finalmente un marchio haute: è Cartier. Segue al sesto Hermès, che quest’anno ha superato Vuitton, sceso al settimo posto. Gucci in classifica arriva solo al nono posto e, prima di trovare Prada, occorre scendere alla 18esima riga, con Armani alla 20esima. Sono tutti marchi considerati nel fashion propri del comparto dell’alta gamma.

“Brand Financial ogni anno stila una classifica sui valori dei 500 marchi più potenti al mondo. Nessuna sorpresa: per il 2018 al primo posto sta Amazon, poi vengono Apple, Google e Samsung”.

C’è di che riflettere, e difatti i dirigenti di Vuitton, per reagire alla situazione, nel marzo scorso hanno chiesto a Virgil Abloh – il designer di colore di Off White, celebre per le sue special edition di modelli Nike – di prendere le redini della collezione maschile del marchio francese. Lo street style di un designer nero come scelta per il marchio più celebre e redditizio di LVMH (a sua volta la conglomerata del lusso più potente al mondo)? Invito chi si occupa di moda per mestiere o per diletto a considerare il tutto con attenzione: perché è questa la fotografia di quel che sta accadendo nella moda mondiale di questo fine ventennio. Altri tipi di racconto sono favolette.

Aldo Premoli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #43

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Catania e Cernobbio. E poi New York e Londra, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post e Artribune, ha fondato a Catania, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e a Noto il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige inoltre la piattaforma on line SudStyle.it.