L’Accademia di San Fernando di Madrid rende omaggio a uno degli stilisti più noti di sempre. Dedicandogli una mostra che riunisce alcune delle sue creazioni, emblema di un approccio sperimentale alla base di un successo senza confini.

Paco Rabanne è senza dubbio una figura mitica della moda, un rivoluzionario che, con le sue provocazioni, ha aperto le porte alla modernità nello stile femminile.
Per la prima volta Madrid rende omaggio al grande coutourier spagnolo con una piccola ma significativa mostra allestita nelle sale dell’Accademia di San Fernando e promossa dalla rivista di moda Telva.
Nato nei Paesi Baschi 83 anni fa, al secolo Francisco Rabanave è figlio di una caposarta dell’atelier di Balenciaga e di un colonnello repubblicano morto durante la Guerra Civile.    Architetto di formazione, negli Anni Sessanta inizia creando accessori per le case di moda francesi, firmando la sua prima collezione nel 1966, un autentico scandalo nella classica Parigi della haute couture. Nel 1999 lascia la moda e vive oggi ritirato in un paesino della Bretagna; all’evento madrileno non ha potuto partecipare per ragioni di salute.
Amato da Salvador Dalí, che lo considerava il secondo genio di Spagna (dopo sé stesso, ovviamente), ma detestato da Coco Chanel, che lo chiamava “il metallurgico”, Paco Rabanne è lo stilista che per primo abbandona ago e filo per usare tenaglia e pinze, sostituendo i tessuti tradizionali con materiali inorganici, come la maglia di metallo, la plastica, il rhodoid (un acetato di cellulosa speciale) o la carta argentata plissettata. Rabanne inventa abiti scultura che hanno segnato un’epoca, amati e indossati con eleganza da alcune fra le più belle donne degli Anni Sessanta, come Jane Birkin e Françoise Hardy, Jane Fonda e Audrey Hepburn.

Paco Rabanne. Exhibition view at Real Accademia di San Fernando, Madrid 2017. Photo © Sergio González
Paco Rabanne. Exhibition view at Real Accademia di San Fernando, Madrid 2017. Photo © Sergio González

UN AUTENTICO SPERIMENTATORE

In mostra a Madrid sono esposti solo quindici capi fra i più visti e fotografati delle prime collezioni di Rabanne, alternati a una decina di più recenti creazioni di Julien Dossena, lo stilista oggi alla direzione della maison francese che, dal 1986, è di proprietà del gruppo catalano Puig.
Montati sotto impalcature di metallo (così come nella seconda collezione di Rabanne, a Parigi), accompagnati da una decina di splendide fotografie e da video vintage dell’epoca, ci sono alcuni fra i vestiti più famosi degli esordi dello stilista: un autentico sperimentatore non solo nei materiali ma anche nel montaggio delle confezioni, ispirate al futuro, alla fantascienza più che alla modernità. Molti di questi capi sono impossibili da indossare: spesso, infatti, prima di provarli era necessario scaldarli con il phon per i capelli.
Il vestito da bagno di placchette bianche in rhodoid, unite fra loro da anellini metallici, l’abito luccicante di maglia d’alluminio con logo in strass che indossò Jane Birkin, la camicia da bagno in maglia metallica creata negli Anni Settanta, i bellissimi stampati su jersey di metallo con nature morte barocche o la pelliccia fatta di scampoli di pelo uniti da fettuccia, effetto tricot, sono solo alcuni dei mitici capi in mostra, il cui percorso culmina con i pesantissimi vestiti dorati creati per le  meravigliose Bond Girl.

Paco Rabanne. Exhibition view at Real Accademia di San Fernando, Madrid 2017. Photo © Sergio González
Paco Rabanne. Exhibition view at Real Accademia di San Fernando, Madrid 2017. Photo © Sergio González

IL LEGAME CON IL CINEMA

In quegli anni, non a caso, Paco Rabanne mantenne uno stretto legame con il mondo del cinema, creando i costumi per la celebre saga della spia britannica e per l’indimenticabile Barbarella. Peccato che a Madrid manchi proprio un cenno alla celebre produzione franco-italiana diretta da Roger Vadim, che nel ’67 aprì la strada all’immaginario della fantascienza cinematografica europea, grazie anche agli abiti futuristi di Paco Rabanne indossati da una statuaria Jane Fonda.

Federica Lonati

Madrid // fino al 25 giugno 2017
Paco Rabanne
Real Accademia di San Fernando
Calle Alcalá 13
www.realacademiabellasartessanfernando.com/es

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.