Adal: gioielli come pensieri

ADAL – Arrive, Disturb, Arrange, Leave non è un brand né un marchio né un luogo, è semplicemente un pensiero. Vi raccontiamo le creazioni di Nora Renaud.

ADAL - foto di Aiga Ozolina

Forme che si avvolgono su se stesse e torsioni apparentemente casuali nascono al buio in un momento di forte contatto fisico tra le mani dell’artista e la morbida argilla, per diventare gioielli in fusione di metallo che portano alla riflessione. Come corna ritorte o boccioli di campanule che si stanno schiudendo, sagome allo stesso tempo sensuali e avvolgenti ma anche pungenti e auliche, sembrano essere la materializzazione dei nostri pensieri e paure, immagini dell’inconscio che arrivano da altri mondi.
La sua creatrice, Nora Renaud, intende questi oggetti come opere d’arte tout court, che rappresentano il fare e la manualità umana, l’idea platonica del gioiello e ciò che significa per i nostri rapporti e le nostre relazioni. Perciò crea con l’argilla e a occhi chiusi ogni pezzo della sua collezione, pensando al contatto e alla compenetrazione che avrà con il corpo che lo indosserà. I suoi pezzi, infatti, possono essere utilizzati in vari modi e trasformarsi a seconda della parte del corpo con cui sono in contatto. A facilitare questa versatilità, fettucce in tessuto e maglie elastiche sorreggono le fusioni in metallo, così un bracciale può diventare una collana o addirittura uno headpiece.
La lunga esperienza di Nora Renaud al fianco dello stilista Nicolas Andreas Taralis, per il quale ha curato per anni le collezioni di accessori, l’ha portata ad avere quest’idea dell’accessorio come parte integrante dell’abito e del look: “Quando penso a un oggetto, penso all’abito della persona che lo indosserà, alla persona stessa, alla sua casa”. Il suo ultimo progetto sono le colorazioni su metallo che poi scrosta e invecchia utilizzando il gioiello stesso per tracciare segni e creare un’altra opera, che riporti però il Dna e la memoria di quell’oggetto originario.

Alessio de’ Navasques

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #19

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