Da Olivetti ad Arduino

Vanta natali illustri la piattaforma hardware Arduino, sviluppata presso l’Interaction Design Institute di Ivrea, scuola post laurea fondata dalla sinergia tra Olivetti e Telecom Italia. Sviluppato da programmatori e insegnanti, il microprocessore è stato ideato con scopi didattici, per fornire agli studenti uno strumento per programmare.

Officine Arduino, Torino - photo Pietro Leoni

Il 2005, anno della nascita di Arduino, coincide con la chiusura dell’istituto a causa di Telecom Italia che, come unico finanziatore, decide di tagliare i fondi alla ricerca. L’ultimo atto della scuola è però diventato in poco tempo un successo mondiale destinato a rivoluzionare il mondo dell’elettronica e del design. Per ironia della sorte, o meglio per la classica incapacità tutta italiana di scommettere sul futuro, Arduino ha fatto il giro del mondo prima di poter essere apprezzato anche in Italia, dove è stato inventato.
Dato il successo e la grande richiesta del microcontrollore, Arduino continua a essere realizzato, sempre a Ivrea, con l’appoggio di diverse unità di produzione, tra cui Smart Project, che si occupa della creazione e del disegno, e System Elettronica, che stampa i circuiti. Ciò che ha contribuito al successo di Arduino è il suo essere trattato come un vero e proprio prodotto di design finito, non come un meccanismo o un componente. Arduino ha un logo, un’immagine coordinata, un colore e persino un packaging che lo rendono riconoscibile. Sull’onda dello sviluppo è nata anche l’azienda Officine Arduino, che a Torino sviluppa progetti open source e ospita anche il FabLab torinese.

Studio ToDo, packaging per Arduino
Studio ToDo, packaging per Arduino

Ripercorrendo la storia di questa piccola scheda ci accorgiamo che non è un caso che Arduino sia nato proprio a Ivrea, grazie alla lungimiranza di Franco De Benedetti, per anni vicepresidente dell’Olivetti, che ha fondato l’Interaction Design Institute. E non è nemmeno un caso il fatto che Arduino sia stato prodotto fra le stesse mura blu del vecchio stabile Olivetti progettato dall’architetto Edoardo Vittoria per Adriano Olivetti e riprogettato infine da Ettore Sottsass.
Un “semplice” microcontrollore ha dimostrato come il made in Italy, nonostante i pochi fondi, sappia riconvertirsi e gettare solide basi per lo sviluppo del futuro.

Valia Barriello

www.arduino.cc

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #17

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.