Les décors dans la neige. A proposito di Maison & Objet

In attesa del prossimo Salone Internazionale del Mobile di Milano, che si aprirà quest’anno il 9 aprile, si è conclusa a Parigi l’edizione invernale della fiera Maison & Objet, primo appuntamento nel calendario dei professionisti del design. In un candido paesaggio innevato, molti espositori, moltissimi prodotti, aria “vintage”, qualche novità, qualche suggestione culturale interessante. Una tappa da non perdere per aziende, buyer, professionisti, artigiani.

Stand HAY, design danese

Durante una delle prime abbondanti nevicate e quasi alla vigilia dell’intervento francese in Mali – con Hollande criticato sui giornali per lo spreco di risorse economiche in un periodo di crisi – si è svolta a Parigi l’edizione invernale di Maison & Objet Paris 2013, nella sede tradizionale della fiera di Villepinte.
Meno espositori rispetto alle edizioni precedenti – anche se la fiera, a detta di alcuni, ha tenuto rispetto ad altre analoghe almeno sino al 2011 – Maison & Objet racconta quest’anno una storia diversa rispetto alla pura e semplice esposizione di articoli per la casa. Una storia in cui, a fronte dell’evidente minore partecipazione di buyer ai quali è dedicata, a fianco ai nomi importanti delle aziende del made in Italy e del design mondiale, diventano forti altre realtà, ad esempio i grandi brand della moda mondiali – Louis Vuitton (che ha anche presentato nello showroom al 101 degli Champs Elysées la sua nuova linea di prodotti), ma anche Fendi e molti altri – presenti nel cosiddetto Pole Luxe &Design con le loro linee di arredi e accessori per la casa. Stand enormi, completamente chiusi come fortilizi, con un gran numero di minacciosi bodyguard; luoghi in cui i clienti preferiti, quelli che vengono coccolati e colmati di attenzioni, e ai quali è quasi interamente dedicato l’organizzatissimo ufficio stampa della fiera, sono quelli provengono dai Paesi più ricchi e in particolare dalla Russia.

Butterfly Chair, Autoban (Turchia)

Visitando i padiglioni della fiera in ordine numerico, si soffre un po’ l’effetto “bazar”: moltissimi prodotti di diversa qualità e tipologia, messi insieme senza ordine apparente (in realtà la fiera propone diversi itinerari, come il percorso “Arredi”, che si snoda fra quasi tutti i padiglioni, e una guida cartacea dedicata), con una grande abbondanza di oggetti etno-chic, tessuti e broccati, utensili per la tavola, e poi prodotti artigianali e accessori per ogni ambiente della casa e per la decorazione degli interni.  E poi, in netto contrasto, ecco i padiglioni 7 (Scénes d’intérieur) e 8 (Now! Design à vivre), spaziosi, luminosi, ordinati, visitati con Claudia Pignatale di Secondome – che sta per aprire a Roma un nuovo atelier non lontano dall’ex Mattatoio – presente a Maison & Objet con i suoi preziosi oggetti artistico/artigianali nello stand di Zanotta, in quello di San Patrignano e dal “coltellaio” Henri Mazelier.
L’attenzione verso il nuovo è invece raccontata tramite un percorso d’ispirazione in tre tappe che propone una lettura dei futuri trend nel settore. I tre curatori dell’edizione 2013 – con le loro tre mostre: Elizabeth Eriche con Nourritures Premières, François Bernard con Pionnier e Vincent Grégoire Nellyrodi con Renaiscience – sondano le suggestioni di domani anticipando i desideri degli acquirenti e filtrando la realtà attraverso la loro sensibilità. Poetico e raffinato, il padiglione della Leriche mostra gli alimenti ancestrali – il pane, il latte, la carne, le verdure, il miele – e li rende materia prima di una sorta di estetica del commestibile. I tagli di carne esposti sono realizzati con stoffe e tulle, il bovino è un mobile di legno con cassetti che corrispondono ai tagli, il miele, porto ai visitatori da una gentil donzella, viene annusato e degustato come se fosse un profumo prezioso, il pane diventa il materiale con il quale sono realizzati gli oggetti della tavola, cibo e contenitore al tempo stesso, il colore del latte e la sua consistenza sono il leitmotiv della parte dedicata a questo alimento. In un mondo che oscilla fra sovrapproduzione e richiesta dell’essenziale, fra virtuale e materiale, la Leriche si fa interprete dell’esigenza contemporanea di ritrovare le radici delle proprie origini e la fonte primaria della vita stessa, proponendo un “design del gusto”come nuovo scenario di vita. Peccato per l’assenza di documentazione su questo stimolante lavoro e per il costo esorbitante del bel catalogo.

Orée, tastiera wireless in legno di acero

Nei padiglioni dedicati al design si è potuta osservare quest’anno una grande attenzione alla tradizione: ad esempio, nel poetico padiglione Japan Creative, che ha esposto una serie di prodotti sviluppati da artigiani e designer giapponesi e designer internazionali (Japan Creative è una piattaforma che ricrea in un contesto moderno l’estetica e le tecniche artigianali della tradizione giapponese, creando reti, organizzando mostre, sostenendo alcuni progetti interessanti non circoscritti all’artigianato tradizionale, ma aperti all’industria e alle tecnologie innovative). Occhio di riguardo anche verso i materiali innovativo-naturali, come lo sgabello Toul di Joran Briand per Trust In Design, in materiale composito a base di fibra di juta del Bangladesh, o l’ interessante lavoro dell’azienda francese Orée, che realizza una tastiera per computer ottenuta da un unico foglio di acero e interamente wireless, o i prodotti in sughero della linea Home Autour du monde della nota casa di moda francese Bensimon. Gusto vintage per lo stand dei danesi HAY, ma non mancano tecnologie e prodotti dalle linee semplici ed essenziali, come le sedute Malmo di Pedrali ispirate al design nordico in essenza di frassino o la Butterfly chair in cuoio o tappezzata con stoffa proposta dal gruppo turco Autoban.

Secondome Glass Collection, by Fabrica, allo stand Zanotta

In giro per Maison & Objet potenziali acquirenti, giornalisti, consulenti, qualche designer (Carlo Colombo, Odile Decq, Xavier Lust, Gilles Massé, Antonella Huguenin…); piccole folle solo negli stand dedicati ad oggetti con un buon design ma con costi contenuti (ad esempio davanti a quello di HAY, azienda produttrice danese che ripropone un’estetica anni Cinquanta e Sessanta per mobili, complementi di arredo e tappeti: lo stand è circondato da una leggera gabbia lignea e contiene tappeti, tessuti, giochi, oggetti per la casa, molto legno, molti materiali naturali, colori tenui, tutto ordinatamente esposto su lisci tavoli lignei o appeso alle pareti). Numerosi i visitatori della mostra Miroirs signés, lo specchio interpretato da trenta designer internazionali e prodotto in serie limitata, organizzata da Intramuros.

Monica AG Scanu

www.maison-objet.com

CONDIVIDI
Monica Scanu
Monica AG Scanu, architetto, si occupa di design e architettura. Dal 2012 è titolare del corso di Design Management alla sede IED di Cagliari. È membro del CDA della casa editrice dell’Ordine degli Architetti di Roma, Prospettive Edizioni. Dal 2007 è responsabile delle relazioni esterne e della comunicazione di Insula architettura e ingegneria. Tra il 2007 e il 2009 è direttore a Roma del Master in Cultural Experience Design and Management di Domus Academy e IRFI. È stata docente sino al 2008 presso il corso di Disegno Industriale alla Seconda Facoltà di Architettura Ludovico Quadroni alla Sapienza, dal 2002 al 2007 presso il corso in Disegno Industriale e Ambientale, Facoltà di Architettura di Ascoli, e fino al 2009 presso il Design Culture and Management Program della Bilgi University di Istanbul. A Istanbul ha organizzato, in collaborazione con l’azienda Moleskine, il progetto Detour My Detour. Dal 2009 al 2011 ha fatto parte dello staff dell’Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, con competenze su design, architettura e cultura internazionale.