Bodoni, il tipografo che ispira i contemporanei

Acciaio cor-ten e caratteri tipografici, edizioni antiche e dipinti contemporanei, punzoni e installazioni site specific. È un connubio passionale quello che ha unito Enrico Benetta e Giambattista Bodoni, in una mostra che reinterpreta, attualizza ed elabora il celebre alfabeto. Al Museo Bodoniano di Parma, fino al 1° dicembre.

Enrico Benetta, Arco onirico, particolare, courtesy dell’artista

Oggi sarebbe design. Alla fine del Settecento fu storia, quella che vide nascere i caratteri di stampa di Giambattista Bodoni, tipografo ducale e autentico genio nel disegno, nell’elaborazione e nell’uso dell’arte della stampa, di quell’alfabeto che ancora oggi fa sfoggio della sua eleganza e perfezione – un po’ retro – sulle pagine di libri, riviste e manifesti. Un’eleganza che ha folgorato Enrico Benetta (Montebelluna, 1977), segnandolo nell’anima e pure nel corpo, con un tatuaggio autenticamente bodoniano sul bicipite, e che lo ha spinto ad adottare i caratteri di stampa come soggetti su cui fondare la propria poetica.
Un ABC che prende vita in sculture, installazioni e dipinti ora esposti nella dimora di Bodoni, nel museo che Parma gli ha dedicato – recentemente rivalorizzato grazie all’opera del direttore, Andrea De Pasquale – e che conserva i preziosi volumi e tutti gli strumenti dell’arsenale fusorio, dai punzoni ai torchi, dalle matrici ai libri di lavoro con appunti autografi.

Enrico Benetta al lavoro

Se la mostra prende avvio dall’Arco onirico di fronte all’ingresso della Biblioteca Palatina – quasi un arco trionfale – le opere si dispongono su un percorso ascensionale che costella i pianerottoli dello scalone che porta al Museo Bodoniano, a partire da Clessidra, fino alla sala principale, dove sta di guardia il busto del tipografo, temporaneamente avvolto da un vortice di lettere arrugginite che vuole essere Il Pensiero, il suo pensiero. L’opera di Benetta nella sua totalità rimanda all’illustre predecessore anche nel processo di produzione che non risparmia fatica e sudore, manipolazione di metalli pesanti, forgiatura e pratica quasi alchemica di assoluto fascino e suggestione.
Ecco allora i quadri, i grovigli di lettere accostati a veri e propri beni librari, non solo bodoniani: un’esposizione che celebra anche la storica biblioteca, scrigno di manoscritti e testi antichi certamente conosciuti e studiati da Bodoni e che oggi riprendono nuovo significato perché accostati a espressioni di arte contemporanea che li avvicinano al nostro sguardo e alla nostra sensibilità.

Enrico Benetta, Clessidra, courtesy dell’artista

Come accade per il celebre Manuale Tipografico, il massimo repertorio contenente più di 600 incisioni, messo a punto dal tipografo settecentesco come summa finale della propria ricerca e dell’inseguimento dei quattro principi mai traditi: la regolarità, la nitidezza, il buon gusto e l’incanto.
Ma questo è solo l’inizio. Il 2013 è l’anno del bicentenario della morte di Giambattista Bodoni: sono già in preparazione monografie, nuovi studi, eventi da vera e propria celebrazione. Una Bodoni-mania, insomma: stay tuned!

Marta Santacatterina

Parma // fino al 1° dicembre 2012
Enrico Benetta – Questione di carattere
a cura di Andrea De Pasquale e Isabella de Stefano
MUSEO BODONIANO
Strada alla Pilotta 3
044 4301519
[email protected]
www.museobodoni.beniculturali.it

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Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.