Architettura. Il caso di Elias & Yousef Anastas

Due fratelli palestinesi stanno lasciando la loro impronta nel mondo dell’architettura. Grazie a una serie di efficaci progetti che uniscono ricerca e produzione.

AAU Anastas, Toulkarem Courthouse, Toulkarem © Mikaela Burstow
AAU Anastas, Toulkarem Courthouse, Toulkarem © Mikaela Burstow

L’avventura di Elias & Yousef Anastas nel mondo dell’architettura inizia, come quella di tanti figli di professionisti palestinesi, con anni di studi e gavetta a Parigi. Ma, quando nel 2010 tornano a Betlemme per guidare lo studio di famiglia, i due fratelli intraprendono un percorso del tutto fuori dall’ordinario. Considerando l’architettura “un processo che mette in relazione diverse scale, collegando il contesto regionale a quello globale”, il duo avvia un laboratorio d’avanguardia, in cui forme, materiali e tecniche tradizionali sono reinventati secondo le esigenze del vivere contemporaneo.
Primo terreno di sperimentazione per AAU Anastas è il Conservatorio Edward Said di Betlemme. Reinterpretando il tradizionale hosh al centro degli insediamenti rurali palestinesi, i progettisti organizzano il complesso attorno a una corte aperta verso la città: una generosa piazza che risarcisce dello spazio pubblico mancante il densissimo tessuto urbano di Beit Sahour.
In fase di cantiere, il progetto diventa inoltre occasione per espandere il campo d’azione dello studio: per far fronte al budget limitato, i fratelli realizzano tutti gli arredi in situ con le maestranze. È l’avvio di Local Industries, dipartimento di industrial design dove, “lavorando al fianco di aziende e artigiani, si riduce al minimo il consumo di energie e si ottimizzano le risorse disponibili”. Una produzione d’eccellenza, che vanta oggi due sedute nella collezione del Vitra Design Museum.

AAU Anastas, Stone Matters, Gerico © Mikaela Burstow
AAU Anastas, Stone Matters, Gerico © Mikaela Burstow

PRODUZIONE E RICERCA

All’indagine tipologica in architettura e a quella sulle tecniche nel design, si unisce un anno dopo la sperimentazione sui materiali dell’unità di ricerca Scales. Passate per Londra e Amsterdam, Betlemme e Gerico, le sue installazioni parametriche celebrano le proprietà strutturali della pietra, un tempo alla base delle costruzioni palestinesi, oggi ridotta a mero rivestimento. Con l’aggiunta di Scales, di base a Parigi, AAU Anastas raggiunge così “un equilibrio tra produzione e ricerca, con le tre unità di lavoro impegnate in un continuo dialogo fra progetto e creazione”.
Emblematico il caso del padiglione Stone Matters, ultimo esperimento sulle volte in pietra realizzato a Gerico lo scorso aprile, assunto a prototipo del futuro complesso di residenze d’artista el-Atlal. Intanto, dopo aver realizzato la Corte di giustizia di Toulkarem, è in partenza il cantiere di quella di Hebron. E mentre Scales è in mostra a Dubai con il padiglione While We Wait, Local Industries è al lavoro con designer mediorientali su una nuova collezione per il 2018. Primi importanti passi verso quello che Elias e Yousef Anastas hanno confidato ad Artribune essere il loro sogno: “Lavorare in luoghi diversi del mondo, a partire dal Medio Oriente. Non vediamo l’ora!”.

Marta Atzeni

http://aauanastas.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #40

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Marta Atzeni
Interessata alle intersezioni fra l'architettura e le arti, si è laureata in Architettura presso l’Università degli Studi Roma Tre con una tesi teorica sui contemporanei sviluppi delle collaborazioni fra artisti e architetti. Collabora con l’AIAC nell’organizzazione di eventi, mostre e workshop; è parte del network di GVultaggio Architecure & Design.