Il problema del Surrealismo. Su un ponderoso volume di Arturo Schwarz

Arturo Schwarz, in qualità di testimone diretto, pubblica un ponderoso volume sul movimento di André Breton. Un libro ricchissimo di documenti che fa riscoprire gli ideali rivoluzionari del gruppo. Ma che lascia aperte questioni spinose, sulle quali si potrebbe dialogare con l’autore domani 12 febbraio a Milano, in margine alla presentazione del libro presso Artcurial alle 18.30.

Arturo Schwarz
Arturo Schwarz

Parafrasando John Cale & Lou Reed in Songs for Drella, ci si può chiedere: “What’s the trouble with Surrealism?“. Perché il Surrealismo, visto oggi, è un movimento che pone molti dubbi, addirittura problemi di coscienza. Per limitarsi alla questione più macroscopica: il ricorso alla dimensione onirica e a un inconscio prelacaniano comporta astoricità e quindi, almeno potenzialmente, un atteggiamento impolitico che rischia di essere accettazione dello status quo.
Il corposo libro che Arturo Schwarz dedica al Surrealismo si propone proprio di smentire questa interpretazione. Documentando l’incessante impegno politico del movimento e sottolineando, con le parole di Breton, come “l’attività surrealista non corre alcun serio rischio d’aver termine, fin quando l’uomo sarà in grado di distinguere un animale da una fiamma e da una pietra“.
Non è un classico manuale, quello di Schwarz. Pochissimi riferimenti all’opera (solo qualche estratto di poesia surrealista), piuttosto un curioso ibrido tra monumentale raccolta di documenti e appassionata perorazione da parte di un testimone privilegiato (che a volte calca la mano a scopi di efficacia retorica, come nel confronto tra Dadaismo e Surrealismo).

Salvador Dalí, La tentazione di Sant'Antonio, 1946
Salvador Dalí, La tentazione di Sant’Antonio, 1946

Il libro è diviso in tre parti. Nella prima Schwarz, ricorrendo per lo più a dichiarazioni e scritti di Breton, affronta la filosofia surrealista secondo alcuni temi chiave: l’attivismo politico – in questo capitolo è ampiamente documentato ciò che di solito non si attribuisce al Surrealismo, ovvero lo slancio rivoluzionario, anarchico, trotzkista e antistalinista che ne caratterizza l’ideologia; la poesia come meraviglia e scoperta del sé; l’amore – la donna come oggetto di amore assoluto e trascendente, l’amore come reductio ad unum; il gioco surrealista – ed è questa una delle parti più godibili e generose di esempi del libro.
La seconda parte del volume racchiude manifesti e dichiarazioni dei gruppi surrealisti di tutto il mondo, arrivando fino ai giorni nostri. Va detto che si tratta quasi sempre di movimenti del tutto trascurati dalla storiografia e dal sistema dell’arte; e risulta poco probabile la spiegazione che dà di ciò Michael Löwy nell’introduzione, ovvero quella di una totale cecità del sistema. L’assunto che questa parte del libro vuole dimostrare, quello della persistenza del Surrealismo dopo l’esperienza originaria, sembra così invalidato.
La terza parte, infine, racchiusa in un cd rom allegato, è una preziosa sezione documentaria: 855 pagine di pdf repertoriano periodici, mostre collettive e bibliografia generale.

Arturo Schwarz
Arturo Schwarz

Tornando al dubbio iniziale, al netto dei chiarimenti forniti da Schwarz sui moventi politici e ideologici del Surrealismo, dopo la lettura del volume non si può non ritenere aperte alcune questioni scottanti: ne accenniamo qui solo alcune. In primis, forse bisognerebbe introdurre il concetto di eterogenesi dei fini nella lettura del Surrealismo, ovvero analizzare la non piena corrispondenza tra ideali e opere, una questione completamente trascurata nel libro. E poi: è possibile non considerare maschilista una concezione dell’amore e della donna come quella surrealista, celebrata nel libro, che idolatra a tal punto l’oggetto di adorazione da ridurlo a oggetto inerte? Ed è tollerabile non spendere nemmeno una parola di critica – o almeno di commento – quando si riportano posizioni come quelle di Legrand, che alla domanda su quali siano le perversioni inammissibili risponde “l’omosessualità maschile“?

Stefano Castelli

Arturo Schwarz – Il Surrealismo. Ieri e oggi. Storia, filosofia, politica
Skira, Milano 2014
Pagg. 544 + 855 su cd rom, € 59
ISBN 9788857216348
www.skira.net

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.