Sky Arte Festival: l’arte dopo il digitale, con Roberto D’Agostino

Tra gli ospiti attesi a Napoli per la prima edizione del Festival di Sky Arte, anche l’irriverente ideatore di Dago in the Sky, format televisivo capace di rispondere alle dinamiche contemporanee e alla sue novità, anche in ambito tecnologico.

Roberto D’Agostino
Roberto D’Agostino

Tra gli appuntamenti in programma nel corso dell’imminente Sky Arte Festival, atteso a Napoli dal 5 al 7 maggio prossimi, la suggestiva cornice del Museo Pignatelli ospiterà anche l’intervento di un mattatore televisivo – e mediatico in generale – come pochi: Roberto D’Agostino, creatore proprio per il canale tematico Sky dell’innovativo format Dago in the Sky; un riuscitissimo quanto sperimentale viaggio tra la fine del medioevo analogico e il nuovo Rinascimento digitale con l’intento di spiegare la nostra convulsa epoca tra informazione, curiosità, cultura, tecnologia e belle arti.

C’È ARTE DOPO IL DIGITALE?

Proprio il rapporto tra queste ultime e le nuove tecnologie è al centro dell’incontro di domenica 6 maggio, alle ore 15: C’è arte dopo il digitale?, si chiede provocatoriamente D’Agostino sin dal titolo dell’intervento in calendario.
Non sono trascorsi neppure trent’anni dal 1989; anno della caduta del Muro di Berlino, ma anche dell’invenzione della Rete – o di internet, del web che dir si voglia – a opera di Tim Berners-Lee. Nel 1989, finiva un’epoca e ne iniziava un’altra. Fantastica e sconcertante. Una tempesta di clic, di siti, di fotogrammi destinati a entrare nel nostro immaginario visivo.
Ritenuto da molti il miglior strumento per cambiare il mondo, secondo numerosi intellettuali del Novecento internet è anche – come tuonò Umberto Eco – un mezzo che dà “diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”.
E la rivoluzione digitale ha avuto un deciso effetto sulle arti visive – dal design alla moda, dal rock alla pittura. Davvero con Internet, la Storia, con la esse maiuscola, è finita? O magari l’energia creativa della nostra epoca si sta riversando dalle tradizionali discipline nella nuova tecnologia?

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