La National Gallery vince la battaglia legale per il Ritratto di Greta Moll di Matisse

Dopo cinque anni di controversie legali l’istituzione londinese vince la battaglia legale indetta dai discendenti di Greta Moll, la donna ritratta nell’opera e prima proprietaria del dipinto. Sentenza favorevole al museo londinese, anche se restano tanti dubbi sulla provenienza illecita dell’opera…

Ritratto di Greta Moll di Matisse, National Gallery Londra
Ritratto di Greta Moll di Matisse, National Gallery Londra

Un caso destinato a creare un precedente giuridico e a far discutere. Un tribunale federale di New York ha respinto la richiesta degli eredi di riavere indietro un dipinto di Matisse del 1908 oggi di proprietà della National Gallery di Londra. Nulla di strano se non fosse che l’opera venne sottratta illegalmente ad una famiglia ebrea che ne era legittima proprietaria. L’ennesimo caso di furto di opere d’arte avvenuto in Germania alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nella sentenza i giudici sostengono che il Museo però non ha nulla a che vedere con il furto commesso da privati e quindi non deve risarcire alcunché. Inoltre, secondo i giudici la causa sarebbe stata intentata dagli eredi troppo tardi. Un dubbio etico però resta: un’istituzione pubblica non dovrebbe essere garante della corretta provenienza di un’opera nella propria collezione?

LA BATTAGLIA LEGALE

Una controversia legale durata cinque anni per il Ritratto di Greta Moll, dipinto nel 1908 e considerato un capolavoro del periodo fauve di Matisse. Da un lato gli eredi della donna ritratta nell’opera, commissionata all’artista dal marito Oskar Moll, dall’altra il museo londinese pronto a battagliare pur di non perdere un pezzo fondamentale della propria collezione. Gli eredi avevano avanzato la richiesta di restituzione della tela o in alternativa 30 milioni di sterline come risarcimento. Nulla di fatto. La National Gallery, che ha sempre affermato di aver acquistato il dipinto in buona fede, ha vinto la battaglia perché è riuscita a dimostrare alla corte che l’opera non può rientrare nella classificazione di “arte saccheggiata dai nazisti”. Motivo? Quando Greta Moll si trasferì dalla Germania in Galles, nel 1947, dunque alla fine della guerra, il dipinto era ancora di proprietà della famiglia.

UN AFFAIRE CONTROVERSO

Nel chiedere di ritornare in possesso del quadro, gli eredi hanno sostenuto che il dipinto fosse stato venduto illegalmente da un ex studente d’arte, cui era stato affidato nel 1946 dai coniugi Moll, che vivevano a Berlino, per proteggerlo dai saccheggi post-bellici. Il giovane, che aveva promesso di portarlo in salvo in Svizzera, arrivato in terra elvetica lo vendette trattenendo per sé il ricavato. Margarete Moll si trasferì in Galles e il dipinto passò attraverso una serie di proprietari, tra cui la galleria di New York Knoedler & Co e la Lefevre Gallery di Londra, prima di essere acquistato dalla National Gallery nel 1979. I discendenti hanno a lungo protestato sostenendo che l’opera fosse stata venduta senza il regolare consenso della famiglia Moll. Per cercare di far valere i propri diritti si sono rivolti perfino a The Spoliation Advisory Panel, l’ente che si occupa di aiutare le persone a rientrare in possesso delle opere sottratte durante l’occupazione nazista. L’associazione ha risposto picche perché il Nazismo si è concluso nel 1945, due anni prima che il ritratto fosse venduto in Svizzera. Non paghi, gli eredi hanno allora intentato causa direttamente contro la National Gallery e il Regno Unito negli Stati Uniti sperando in una sentenza favorevole che non è arrivata. Tra le aggravanti il fatto di aver aspettato troppo tempo per sporgere denuncia.

LE CONSEGUENZE DELLA SENTENZA

La National Gallery ha ovviamente accolto con favore la sentenza del tribunale americano. In una nota, il museo ha sottolineato di avere acquistato il ritratto “in buona fede” e che il quadro non rientra nella classificazione di “arte saccheggiata dai nazisti“, aggiungendo che la famiglia Moll, pur sapendo da decenni dell’esistenza del dipinto, abbia deciso di avanzare la richiesta di restituzione solo nel 2011. Certo è che al di là delle decisioni dei giudici, qualche dubbio sulla correttissima provenienza dell’opera resta…

     Mariacristina Ferraioli

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AutoreHenri Matisse
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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.
  • emmepi56

    Insomma è “solo” un banale caso di appropriazione indebita, che per di più risale al 1947: dunque si suppone che il disonesto affidatario colpevole sia ormai defunto. Certo dispiace per gli incauti eredi, ma direi che il Museo non c’entra proprio niente.