Dormire al Bauhaus di Dessau: una notte nella mitica scuola fondata da Walter Gropius

Passare la notte negli alloggi degli studenti del Bauhaus, cercando di immaginare com’era la vita di un giovane artista negli Anni Venti del Novecento. La mitica scuola tedesca offre a tutti questa possibilità, a prezzi molto contenuti

Re-designed studio room / Stiftung Bauhaus Dessau, Foto: Yvonne Tenschert

Ci sono poche esperienze della storia dell’arte contemporanea che possono eguagliare lo status mitico del Bauhaus. La scuola d’arte, architettura e design fondata da Walter Gropius nel 1919 a Weimar e poi emigrata a Dessau e Berlino, dove fu chiusa dai nazisti nel 1933, è ancora oggi un modello ineguagliato di didattica interdisciplinare oltre che di comunità artistica. Come se non bastasse, nelle sue aule insegnarono decine di grandissimi artisti e architetti: da Wassilij Kandinskij a Paul Klee, da Mies van der Rohe a László Moholy-Nagy.
In attesa delle celebrazioni per il centenario della fondazione, che ricorre nel 2019, molte iniziative stanno già prendendo vita. Dopo la pubblicazione, in collaborazione con Adobe, di una serie di font inediti, e l’avvio di un programma di residenze per artisti, ora l’edificio storico che ospitò la scuola a Dessau apre le porte ai visitatori con un programma speciale che include anche il pernottamento.

ATMOSFERE MINIMALI

La Prellerhaus, progettata da Walter Gropius e completata nel 1926, contiene 28 studi di circa 20 metri quadrati ognuno. Tra queste mura, negli anni, hanno vissuto e lavorato personaggi come Josef e Anni Albers, Hannes Meyer e Marcel Breuer. La struttura, l’arredamento e l’atmosfera sono rimasti intatti – ogni dettaglio è stato ripristinato tramite repliche esatte di mobili e accessori – e il sogno di vivere in prima persona questo luogo mitico sta già facendo piovere le prenotazioni, complici anche i prezzi decisamente abbordabili (si va da 40 a 60 euro per notte).
A differenza dell’edificio principale, dove si svolgevano i corsi, caratterizzato da una grande vetrata che lasciava intravedere l’attività interna, le stanze degli studenti godono di grande privacy e si affacciano all’esterno tramite piccoli terrazzi aggettanti. Bandita ogni tipo di decorazione, in pieno spirito razionalista, e disponibili soltanto pochi accessori essenziali: un letto, un appendiabiti, una cassettiera, una scrivania, un lavandino e alcune sedie Thonet. Le toilette sono comuni e la colazione può essere gustata nella caffetteria al piano terra.

–   Valentina Tanni

www.bauhaus-dessau.de/en/service/sleeping-at-bauhaus-1.html

 

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AutoriVassily Kandinsky, Paul Klee, Josef Albers
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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.