Inaugurata un anno fa, la Marshall House sta guadagnando un ruolo di primo piano nel panorama espositivo di Reykjavík. Sede di Kling & Bang e del Living Art Museum, l’edificio fa da cornice a importanti mostre d’arte contemporanea, come quelle di Elizabeth Peyton e Ragna Róbertsdóttir.

Universe of the World-Breath, negli spazi di Kling & Bang, è la prima mostra di Elizabeth Peyton in Islanda, una personale minimal e diretta: nove le opere esposte, una per ogni parete della galleria, un’installazione che lascia tanto respiro agli intensi ritratti. Elizabeth Peyton porta dagli Stati Uniti una ventata di novità sull’isola del ghiaccio e del fuoco: qui, dove la natura emerge come incontrastabile potenza e ineluttabile componente della vita quotidiana, Elizabeth Peyton porta il suo rimettere l’uomo e la storia al centro dell’arte.
I ritratti di Peyton scandiscono un marcato ritorno a valori transtemporali, l’uomo viene riconosciuto nel suo essere parte attiva del proprio tempo e della storia. I personaggi ritratti da Peyton sono artisti di ogni campo, grandi uomini dalle grandi capacità o personalità, conosciuti al grande pubblico o meno. L’artista ne studia il volto attraverso la sua rappresentazione, convinta che i lineamenti siano correlati al tempo stesso in cui questi uomini vivono o hanno vissuto. L’azione del contesto sull’uomo, e viceversa, è parte di un cerchio che si richiude così stretto in sé stesso da rendere impossibile distinguerne i limiti. Elizabeth Peyton indaga l’individuo attraverso la fisiognomica, convinta che i pensieri e l’azione della persona nel mondo trasformino la fisionomia della stessa: rughe d’espressione, sguardi, l’incarnato, tutto presenta tracce di quello che l’uomo è o è stato.
L’artista torna ad affermare la pittura come strumento d’indagine, e lo fa sperimentando, ricercando i materiali e le tecniche, alternando una pittura veloce, quasi schizzata, a una pittura più accurata e dettagliata, e ancora alla matita e alla morbida modulazione della graffite sulla carta.

Ragna Róbertsdóttir. Between Mountain and Tide. Installation view at i8 Gallery, Reykjavik 2018. Courtesy of the artist and i8 Gallery, Reykjavik
Ragna Róbertsdóttir. Between Mountain and Tide. Installation view at i8 Gallery, Reykjavik 2018. Courtesy of the artist and i8 Gallery, Reykjavik

RAGNA RÓBERTSDÓTTIR

Al piano sottostante della Marshall House, il Living Art Museum presenta la personale di Ragna Róbertsdóttir, Between Mountain and Tide, una mostra che si distacca notevolmente dai concetti intrinseci all’arte di Elizabeth Peyton. La lava in tutte le sue forme e il sale marino sono i materiali di qui si serve Róbertsdóttir per le sue opere, un’anti-pittura basata su materiali naturali tipici della sua terra nativa. Lava landscape si presenta come un rettangolo formato da scaglie laviche, lavoro che mantiene la forma del quadro per la sua impostazione geometrica e il suo posizionamento a muro, ma in cui la componente pittorica viene sostituita da frammenti di lava gettati dall’artista sulla parte di muro ricoperta di colla, in una sorta di drip painting con orientamento verticale. In Saltscape, invece, le incrostazioni di sale dietro il vetro appaiono come vetrini di un laboratorio scientifico, l’opera si manifesta come uno studio estetico del materiale nel suo cristallizzarsi. Nelle opere di Ragna Róbertsdóttir la natura è il soggetto, estratti di paesaggio che vengono prelevati ed esaltati nel rispetto delle loro qualità fisiche, riordinati in un’estetica minimal che denota un’intrusione dell’artificiale riconducibile all’azione dell’artista, la quale collabora con le caratteristiche fisiche dei materiali per la riuscita dell’opera. La produzione di queste, infatti, ha sempre una forte componente causale, demarcando ancora una volta l’impossibilità per l’uomo di piegare completamente a suo favore la materia naturale, una lezione che l’Islanda tende a impartire a chiunque metta piede su questa terra.
Le opere di Róbertsdóttir sono, così come quelle di Elizabeth Peyton, semplici: le costruzioni teoriche si arrestano di fronte a queste due grandi artiste, le loro opere si definiscono da sole nei materiali, nel caso di Ragna, e nell’essenza dei volti dipinti, nel caso di Elizabeth.

Joan Jonas, Does the Mirror Make the Picture. Installation view at Living Art Museum, Reykjavík 2018. Courtesy of the artist, Electronic Arts Intermix (EAI), New York & Gavin Brown's Enterprise, New York-Roma
Joan Jonas, Does the Mirror Make the Picture. Installation view at Living Art Museum, Reykjavík 2018. Courtesy of the artist, Electronic Arts Intermix (EAI), New York & Gavin Brown’s Enterprise, New York-Roma

UNA CRESCITA COSTANTE

Kling & Bang e il Living Art Museum sono cresciuti molto da quando hanno spostato la loro sede nella Marshall House: entrambi hanno steso programmi interessanti, proponendo mostre sia di artisti rinomati che di giovani emergenti. L’avere uno spazio garantito e funzionante ha concesso sia a Kling & Bang che al Living Art Museum la possibilità di concentrarsi solo sulla qualità delle mostre (un lusso di cui in passato non potevano avvalersi), e questo si rispecchia nell’alto livello delle esposizioni proposte, con un conseguente aumento dell’attenzione rivolta alla Marshall House.
Durante lo scorso ottobre, la Marshall House è stata la sede principale della nona edizione di Sequences, biennale di arte contemporanea di Reykjavík, curata da Margot Norton, curatrice del New Museum di New York. In occasione di Sequences il Living Art Museum ha ospitato la retrospettiva dell’artista onoraria Joan Jonas, Does the Mirror Make the Picture, una mostra intensa e immersiva che ha ripercorso la carriera dell’artista, dai primi video fino alla performance Moving Off the Land (2016-2017).
Kling & Bang è invece stata sede della mostra collettiva Elastic Hours, alla quale hanno preso parte artisti islandesi e non: Anna K.E. & Florian Meisenberg, Ásgerður Birna Björnsdóttir, David Horvitz, Eduardo Navarro, Nancy Lupo, Sara Magenheimer e Una Sigtryggsdóttir. Le opere in mostra proponevano manipolazioni del concetto di tempo, indagini del tempo soggettivo e della legittimità di quello reale, o definito tale.
Anche il ristorante della Marshall House ha partecipato alla biennale ospitando Against the Run (2014) di Alicja Kwade, opera che inverte l’ingranaggio di un orologio, mantenendo le lancette ferme e facendo ruotare il corpo dello strumento in senso antiorario.

Nancy Lupo, AAA, 2016.Courtesy the artist and Kristina Kite Gallery, Los Angeles
Nancy Lupo, AAA, 2016.Courtesy the artist and Kristina Kite Gallery, Los Angeles

UN POLO PER L’ARTE CONTEMPORANEA

La Marshall House ha ormai vissuto il suo primo inverno, sono stati tanti i visitatori che hanno varcato le soglie dei diversi spazi, molti turisti ma soprattutto tanti islandesi. Gli abitanti di Reykjavík si sono in un qualche modo ripresi il loro spazio iniziando a frequentare sempre di più Grandi, il quartiere del porto dove sorge la Marshall House stessa, e qui hanno ritrovato respiro dopo che, qualche anno fa, il centro della capitale ha iniziato a subire una progressiva invasione di negozi di souvenir per turisti.
Compiuto il primo anno di vita la Marshall House si riconferma un polo dell’arte contemporanea attivo e vivace, gli spazi gestiti da artisti hanno acquisito una nuova veste, e anche se non manca chi lamenta la perdita del loro originale spirito underground, il grande pubblico sembra invece apprezzarne la nuova immagine più pulita e istituzionale, un punto guadagnato forse anche nella scena internazionale, visti gli importanti nomi che hanno esposto nell’edificio.

Ana Victoria Bruno

https://visitreykjavik.is/marshall-house

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AutoreElizabeth Peyton
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Ana Victoria Bruno
Ana Victoria Bruno ha conseguito la laurea in Comunicazione e Didattica dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Brera. Dopo aver collaborato per un anno con lo Spazio Cesare da Sesto nell’organizzazione di mostre d’arte contemporanea, si è trasferita a Reykjavik, in Islanda, dove ha collaborato per diversi mesi con la galleria Kling & Bang. Oggi lavora come Communication Coordinator presso l’Icelandic Art Center e come scrittrice d’arte freelance.