Mentre la Ministra Fedeli lavora per ampliare i programmi di formazione europei, il filosofo populista Diego Fusaro arriva con un’uscita delle sue. Vade retro Erasmus! Molto meglio la naja obbligatoria. Sì, l’ha detto davvero, con assurde argomentazioni. E la Rete risponde a colpi di gattini.

Un paio di anni fa uscì sull’ottimo Minima & Moralia un articolo di Raffaele Alberto Ventura, dall’inequivocabile titolo: “Che cosa abbiamo fatto per meritarci Diego Fusaro?”. Una lunga requisitoria contro il giovane filosofo, saggista e docente universitario, ospite fisso dei talk show televisivi (per La Gabbia un vero e proprio maître à penser) e di testate come Il Fatto Quotidiano. Noto per il suo eloquio ridondante, Fusaro si fa portatore di un pensiero ambiguo imbevuto di filosofia marxista, anticapitalismo radicale, critica alla postmodernità, esaltazione di sovranismo, etnicismo e nazionalismo, furia antisistema e disprezzo per le banche, culto dell’identità, insofferenza per transgender e transessuali, condanna delle migrazioni in quanto forme di deportazione schiavista, conservatorismo radicale veicolato da un ardente esprit rivoluzionario. Musica per le orecchie di grillini, leghisti e Fratelli d’Italia vari.
L’aggettivo che Fusaro si è ampiamente meritato è quello di “rossobruno”, il classico intellettuale talmente a sinistra da ritrovarsi a destra con doppio salto carpiato. Insomma, un po’ fascista, un po’ stalinista, una volta si sarebbe detto un nazi-maoista. Perfettamente a suo agio in tempi di populismo postideologico.

Diego Fusaro, Pensare altrimenti
Diego Fusaro, Pensare altrimenti

IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA POST

Ecco, il titolo di quell’articolo torna spesso in mente quando una delle sue intuizioni si materializza su Internet, in tv o in libreria. Così come torna in mente l’epica bastonata che gli assestò Michela Murgia in una puntata di Quante Storie, su Rai3. Il libro del filosofo, oggetto della stroncatura, era Pensare altrimenti, pubblicato nel 2017 da Einaudi, un saggio in cui l’idea di dissenso si tramuta – tra le altre cose – in una cieca condanna degli studi di genere, scambiati per lo strano mostro dell’“ideologia gender”. Una battaglia dal retrogusto omofobo, che finisce per colpire le sacrosante battaglie per i diritti civili. La Murgia, lingua tagliente e suadente, chiosava parafrasando Goya: “Il sonno della ragione, a volte, genera purtroppo anche libri”. Severa ma giusta.
Ora, Fusaro è certamente uno studioso, un professore, uno scrittore. Ma il personaggio che si è cucito addosso e che ci propina quotidianamente – forse a scopi di audience, enfatizzando, o forse perché ci crede davvero – si presta non di rado a ironia, sgomento, incredulità. L’ultima sparata è quella del 20 agosto scorso. Forse colpa del caldo postferragostano, ma davvero non si riesce a capire dove voglia andare a parare il prof. Il quale, rivolgendosi agli studenti, dà un consiglio: smettete di partire. Bisogna sottrarsi all’imperio dell’internazionalizzaizone e alla pratica così in voga dei periodi di studio all’estero.
Tempismo perfetto, all’indomani di un attentato terroristico, quando l’unica cosa da fare sarebbe provare a non spegnere nei giovani la voglia di investire nel futuro, di muoversi, di vivere, di viaggiare. Contro il virus della paura.
Dice Fusaro: “Abbiamo tolto la leva obbligatoria e abbiamo messo come nuova naia l’Erasmus, per rieducare i giovani al globalismo post-nazionale. Di modo che essi abbandonino ogni radicamento nazionale e ogni residua identità culturale e si consegnino senza coscienza infelice all’erranza planetaria, all’espatrio permanente, al moto diasporico globalizzato e alla centrifugazione postmoderna delle identità. I pedagoghi del mondialismo possono così, con profitto, imporre ai giovani femminilizzati la nuova postura cosmopolita no border”. Il sonno della ragione genera purtroppo anche post.

Campagna Erasmus
Campagna Erasmus

IDENTITÀ, NAZIONALISMO E TESTOSTERONE

Dunque, l’Erasmus – a cui nel 2016 hanno aderito 58mila italiani, per un investimento pubblico di oltre 92 milioni di euro – sarebbe una schifezza. Molto meglio farsi un anno di militare. Una volta la gioventù italica cresceva sana, forte e maschia, perché attaccata al valor di Patria, avvezza a nutrirsi del sangue della Nazione e a restituirle il suo, quando c’era da andare in battaglia. Oggi no, oggi è tutta un’altra deriva. Niente guerre, niente leva obbligatoria (al massimo quel servizio civile per rammolliti che vogliano fare un po’ di volontariato), niente patriottismo enfatico. Oggi i giovani studiano e viaggiano. Vanno in cerca di cultura, anzi di culture. Imparano le lingue, si confrontano con altri giovani, altri docenti, altri contesti. Frequentano musei, teatri, piazze, locali, parchi, associazioni, biblioteche e atenei stranieri. E tutto questo lo consente – vergogna! – lo Stato. Grazie ai suoi programmi didattici gratuiti, offerti da università e accademie.
Più in generale, se ne faccia una ragione il giovane fascio-marxista, la società odierna – in crisi per quanto sia, ammaccata, confusa, allo sbando – è figlia di un processo di evoluzione che ha sostituito al militarismo e allo statalismo autoritario una cultura democratica fondata – in linea di principio – su istruzione, sapere scientifico, iniziativa personale, libero movimento di merci e di persone, progresso (quale aberrazione!), diritti umani, superamento dei confini tra gli Stati d’Europa e – più o meno – valore dell’accoglienza per i rifugiati. Per Fusaro l’immagine di un mondo in pezzi.

Il Ministro Valeria Fedeli
Il Ministro Valeria Fedeli

E mentre la ministra Valeria Fedeli dichiara al Sole 24 Ore che sta lavorando “per estendere l’Erasmus agli ultimi due anni delle superiori, in modo tale da far diventare curriculare questa formidabile esperienza formativa”, lui evidenzia invece il rischio ulteriore della virilità perduta. Studiare fuori condurrebbe a una bieca “femminilizzazione”. L’ossessione del gender torna e si insinua, totalmente a caso: sennò che ossessione è? Rimane oscuro il nesso tra formazione internazionale e perdita di testosterone (alle donne invece cosa accade? Si iperfemminilizzano? O al contrario si ritrovano più mascoline?).
In sostanza, se studi e viaggi sei una femminuccia hypster e la parola “femmina” è naturalmente usata in un’accezione negativa.  Siamo più o meno al livello del maschio che “ha da puzzà”: rude, ruspante, attaccato alla terra, fiero dei propri testicoli, un filo maschilista (che non guasta) e abituato a farsi bastare il suo territorio, le sue radici, la vita nei campi e nelle fabbriche (rigorosamente statali). Quando il roboante “nazionalismo” si rivela per quel che è: un triste provincialismo.
Non che sia da demonizzare la provincia, ci mancherebbe. Dimensione straordinaria, rivalutata dopo l’overdose di globalismo, recuperando il valore di eccellenze locali, tradizioni, comunità e ritmi a misura d’uomo. Ma un buon modo per farne preziosa risorsa è proprio quello di affiancarla all’esperienza del mondo, dell’oltreconfine, dell’altro e del diverso. Che in fondo è quel concetto d’identità a cui Fusaro sembra non voler guardare nemmeno per errore. Identità come processo e non come tomba, come apertura e non come prigione, come pluralità e consapevolezza piuttosto che isolamento e impoverimento.

gattini

TANTI GATTINI PER FUSARO

Che cosa abbiamo fatto per meritarci Fusaro non lo sappiamo. Ma qualcosa di grave dobbiamo certamente espiare se ci imbattiamo in centinaia di persone disposte ad applaudire certe uscite. Cosa accade al Paese? Una domanda che torna con insistenza, iritrovandosi tra eserciti di complottisti, terrapiattisti, antivaccinisti, santoni new age o supporter invasati (e spesso aggressivi) di determinati movimenti o leader politici.
Eppure è proprio dai social che arriva la reazione più bella. Geniale, ironica, contagiosa, come spesso solo in Rete può accadere. Subito prima del post dedicato all’Erasmus, Fusaro ne aveva pubblicato un altro – sprezzante e machista: ritorna la fissa per la virilità – contro alcuni romantici vezzi, tipici di Instagram e Facebook: “Ebbene sì, possiamo asserirlo: la nichilistica, svirilizzata e post-eroica civiltà dei gattini sulle reti sociali, dei gessetti e degli arcobaleni merita di sparire. Per sempre”.
E allora il popolo “post-eroico” del web ha invaso la sua pagina con gatti di ogni sorta, tra foto, meme, gif. Anziché rispondergli argomentando, alcuni utenti lo tormentano postando micetti teneri, “svirilizzanti”, colorati e morbidosi. Un cat-storm esploso spontaneamente, per un attacco di gastrite assicurato. Qualcuno salvi il soldato Fusaro: dai gattini, dal mondialismo e dalle sue ossessioni.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • rullo

    è rigidino nell’argomentazione e usa i concetti , che conosce bene, come se sempre esaurissero la realtà concreta ,che è più frastagliata ed empirica. E per certi aspetti esagera parecchio mettendo nello stesso calderone conquiste di libertà personale e società consumistica . Ma anche Pasolini era un moralista di questo genere anche se magari con qualche differenza. Ma come avrebbe parlato oggi Pasolini ?
    Riguardo all’europa io però ci penserei due volte prima di ridurre il concetto, come Fusaro fa per il concreto. Autorevoli studi previsionali dicono che purtroppo nel prossimo futuro la mobilità occupazionale europea sarà una chimera esclusi pochi fortunati : lavoro non ce ne sarà e intanto i “progetti europei” smantellano stato sociale e sistema scolastico : è questo a cui si riferisce Fusaro. é una tendenza che non si può disconoscere. Però devo anche dire che siamo al ridicolo nel proporre come controparte il ministro Fedeli , che viene qui mi pare viene corredare l’articolo, non so se per scelta dell’articolista. l’italia nel trend europeo è quella che ha fatto peggio per il proprio sistema scolastico . Inutile sbandierare le assunzioni della scuola secondaria superiore che erano in realtà obbligate per una sentenza europea ma sono state fatte tanto maldestramente da scontentare anche gli assunti , creando ritardi e confusioni nell’avvio dell’anno scolastico che non si vedevano dagli anni 70. Risparmio i dettagli che sono ben noti a chi vive la scuola ogni giorno.
    Sorvolerò sulla nota questione della formazione della ministra ma vorrei ricordare che in questi giorni ha firmato per la sperimentazione in 100 scuole della riduzione da 5 a 4 gli anni dei licei . So bene che la cosa era già partita da chi stava lì prima di lei e che probabilmente nessuno aveva voglia di fare il ministro dell’istruzione e si è scelto questa che non sa nemmeno spiegarsi chiaramente quando va in televisione, mentre di Fusaro si capisce bene tutto. il ministro non ha la minima idea di come funziona no le scuole di diverso ordine, non conosce i piani orari, non conosce le necessità dei vari percorsi, non conosce i tempi di apprendimento e non conosce gli studenti . Quando parla di “competenze” e del relativo coordinamento europeo non sa in che consistono, non sa come funzionano, non sa nemmeno se servono . non ha ancora speso una parola sui disastro organizzativo della riforma della Buona Scuola , che per testardaggine e stupidità ? il mondo della scuola disapprova in larga maggioranza . Si permette lo scandalosa chiamata diretta da parte dei presidi con la creazione di figure ad hoc per giustificare ogni arbitrarietà nelle assunzioni. Si poteva inventare una scempiaggine più grande che affidare ad un preside, magari laureato in informatica, il compito di scegliere qualeprofessore di Storia dell’arte ,ad esempio , assumere? giudicare senza avere l’abilitazione nella materia? e se si sbagli essere giudicati da altri presidi? Ma forse è il modello di società che qualcuno predilige : attori nominati a presiedere musei, critici d’arte contemporanea messi a dirigere centri archeologici, esperti d’arte senza titoli , assessori senza qualifiche eccetera eccetera : insomma la valorizzazione del merito all’italiana. E questi sarebbero i presupposti per una formazione che poi deve diventare europeo universitaria ?il governo è a scadenza : qualsiasi cosa farà questo ministro servirà a ben poco e addirittura rischia di fare peggio.
    capisco che l’articolista veda nero attorno a sè e tenti di trovare una sponda e capisco il suo fastidio per le semplificazioni e i moralismi retrogradi ma sia severa anche con questa classe politica di incapaci

  • Donato Di Pelino

    Articolo imbarazzante. Helga Marsala utilizza alla perfezione tutto il vocabolario tanto caro alla linea dominante della cultura (quella che per fortuna verrà spazzata via dal tempo e dalla Storia). Dominante ma dominata (e quindi inutile) da un pensiero comune da cui nessuno riesce a distaccarsi per incapacità, pigrizia e superficialità. Argomentare una critica “servendosi” di quanto già enunciato da Michela Murgia in televisione? Questi sarebbero i riferimenti culturali dell’autrice per esporre la propria opinione e criticare Fusaro? Perché non citare anche Marta Flavi, potrebbe fornire una prospettiva diversa.

    • Simone Tulumello

      perlomeno curioso criticare un pezzo per i riferimenti culturali che usa e per la assenza di capacità, azione e profondità; in un commento che non affronta nemmeno uno dei punti dell’articolo in questione (cosa che immagino denoti capacità, azione e profondità). Non discuto lo stile di Helga (o meglio, sì, nel senso che mi limito di notare da che pulpito vien la critica, ho person 5 minuti a comprendere ste 5 righe), ma, per caso, una critica fattuale ce l’ha? No, perché noi possiamo pur fare esercizi di stile; ma resta il fatto che il sonno della ragione genera i Fusaro

      • Donato Di Pelino

        Presto detto: “Fusaro si fa portatore di un pensiero ambiguo imbevuto di filosofia
        marxista…
        esaltazione di sovranismo, etnicismo e nazionalismo, furia antisistema e
        disprezzo per le banche, culto dell’identità, insofferenza per
        transgender e transessuali, condanna delle migrazioni in quanto forme di
        deportazione schiavista, conservatorismo radicale veicolato da un
        ardente esprit rivoluzionario”. Personalmente non riesco a capire come in ogni dibattito culturale si riconduca qualsiasi argomento a tre concetti ripetuti all’infinito: razzismo, migranti, gender. Senza voler scendere nel dettaglio per ognuna di queste categorie, è impossibile che ogni tematica culturale, dallo stilnovismo alla fisica nucleare, debba essere letta solo attraverso tre parametri. Fusaro ha espresso un’opinione, anche in forma provocatoria come è giusto che sia. Si vuole criticarla? Benissimo, ma almeno l’autrice ci risparmi l’entusiasmo per un ministro dell’istruzione con il diploma che a suo dire ora diventa Winston Churchill, io me ne vergognerei. La questione dei tanti giovani che vanno all’estero, a prescindere dal programma Erasmus, è anche un fatto che investe anche gli artisti e gli operatori culturali. Andrebbe affrontato in un articolo dedicato, tante sono le sfaccettature, i pro e i contro della questione, affatto semplice come la si vuole far passare. Comunque, chi vuole gioisca pure come un cretino per le attese riforme del vostro ministro dell’istruzione, vada in erasmus e sia felice senza porsi alcun problema, non so che dire. Mi dica lei come la pensa.

        • Ludovica M.

          Scusi, ma “presto detto” cosa? Gli aspetti qui velocemente citati del Fusaro pensiero mi pare siano tanti, dalla questione dell’identità nazionale all’anticapitalismo, a parte il gender e i migranti. Questi ultimi due, tra l’altro, sono tra i temi più affrontati da Fusaro stesso, in particolare quello dell’identità di genere. Non è che altri riducano a questo ogni analisi, sono proprio suoi argomenti chiave. La storia della virilità la infila ovunque!
          Quanto alla Fedeli aveva fatto quella dichiarazioni più o meno lo stesso giorno in cui uscì il post di Fusaro… Ovvio che un pezzo giornalistico riporti una notizia contestuale. Non vedo commenti entusiastici in supporto alle riforme del ministro, è una notazione di pura cronaca con virgolettato. Mi pare che sia lei qui ad avere il problema di ricondurre tutto alla Fedeli o al governo!

          • Donato Di Pelino

            Io sto criticando il modo in cui l’autrice ha trattato l’idea espressa da Fusaro poiché lo ha fatto secondo stilemi propri della società di massa. Io avrei preso alla larga la questione e avrei affrontato, trattandosi di un web magazine di arte e cultura, ad esempio la questione degli operatori culturali o artisti che scelgono l’estero. Cosa comporta questa scelta? Perché avviene? Cosa offre l’estero rispetto all’Italia? Quali i pro e i contro? Questa sarebbe un’analisi seria, a prescindere dalla stretta provocazione lanciata da Fusaro.
            Per ciò che attiene alla Fedeli cito testualmente: “E mentre la ministra Valeria Fedeli dichiara al Sole 24 Ore che sta lavorando “per
            estendere l’Erasmus agli ultimi due anni delle superiori, in modo tale
            da far diventare curriculare questa formidabile esperienza formativa”, lui evidenzia invece il rischio ulteriore della virilità perduta.” Ora se lei è in grado di leggere e comprendere un testo con gli strumenti dell’analisi logica studiata alla scuola elementare (a meno che lei non aderisca agli incontri del giovedì della comunità evangelica) si renderà probabilmente conto che l’autrice pone la Fedeli come controaltare virtuoso a quanto detto da Fusaro.

        • StefanoDiMilano

          oddio ma gente come te pure quì si trova?? credevo foste una razza da video di youtube e fatto quotidiano. Vien da sorridere quando dite che il pensiero dominante, ovvero quello democratico e globale, che cerca la pace e il dialogo fra i popoli, verrà spazzato via dalla Storia grazie a un manipolo di populisti (se vuoi poi discutiamo del senso di questa parola che già so tu condannerai e considererai ambigua e faziosa) che parlano chi aulico e ottocentesco per darsi un tono, chi burino e maleducato perché ha la quinta elementare; incitano alla violenza, al ripristino del militare, alla sovranizzazione, al ritorno alla lotta di classe, al rifiuto degli omosessuali, al ripristino di muri e confini nazionali, a “sputare sui sapienti”, ad essere maleducati e sovversivi e a non dialogare con nessuno perchè “sono tutti ladri e bugiardi”.E magari mi dirai anche che vedi con gioia l’avvento di una democrazia partecipata e diretta, convinto però che quelli che la pensano come te siano i cittadini che sceglierebbero bene e che gli altri, ovvero i 3 quarti (perchè nessun movimento populista prende comunque più di un terzo dei voti) saranno anch’essi spazzati via dalla storia o voteranno da imbecilli? Chi non si allineerà al pensiero “sovranista” è un pidiota servo della finanza globale che non merita di votare o è un cittadino il cui parere è da rispettare? Io vedo che i cosidetti identitari rinnegano il cristianesimo, unica identità storica della nostra nazione, e chiaman “identità” unicamente l’esser nati da genitori italiani e comportarsi in modo egoista verso chi è arrivato dopo,li vedo rifiutare ogni forma di sapere nel nome di un “basta l’onestà anche uno spazzino può fare il ministro” basta che sappia articolare due insulti in fila magari con qualche neologismo satirico(io la chiamo “la politica del rap-game”)..e li vedo convintissimi di essere gli unici che lottano contro la finanza globale, solo perché non sanno neanche come si possa fare a lottare contro la finanza e son convinti che basti dirlo per farlo, senza accorgrsi che queste battagli si combattono attraverso riforme, multe ai colossi del web, dialogo con le istituzioni…non con i vaffaparty….Il pensiero di Fusaro è banale fino allo stremo, ripete le stesse cose che dicono TUTTI i disoccupati frustrati da 30 anni, le stesse cose che dicevo io quando ero ragazzino e militavo nel movimento zeitgeist contro il signoraggio e altre bufale prima di studiare come davvero funzionano le cose… Se usare linguaggio forbito per dire banalità populiste è fare filosofia allora siam davvero messi male. L’erasmus serve, serve a comprendere che l’Europa siamo noi, che siamo praticamente uguali anche culturalmente e che quindi siamo un unico grande paese che andrebbe rafforzato non diviso. E’ un’educazione al vivere comunitario. E se rileggi l’articolo noterai che nessuno “elogia” acriticamente la ministra, semplicemente viene citata perché aumenta i fondi per il progetto erasmus, progetto a cui sono orgogliosissimo di aver partecipato e che credo dovrebbero fare tutti coloro che vogliono farlo. Quindi sì, non è “la ministra” in sé il contraltare virtuoso, ma è l’aumento dei fondi, un’azione che secondo l’autrice va verso una direzione positiva. Perché il “pensiero unico” non è altro che la volontà di costruire un mondo unito e di pace, perchè solo in un mondo unito e in pace si potrà pensare di raggiungere uguaglianza e giustizia sociale, e benché so che secondo te “il pd ha rovinato l’Italia”, in realtà viviamo in un mondo molto migliore di 20 anni fa. E’ la classica nostalgia del passato, del “quando c’era lui si stava meglio” reinterpretata con “con la lira si stava meglio”.. Voi senza accorgervi state tornando indietro a un mondo dove le differenze sono causa di contrasti non sono solo fra ricchi e poveri, ma anche fra stato e stato, perfino internamente all’UE. Mi rattristo che tu legga ArtTribune….Spero che tu abbia 20 anni, così che tu abbia il tempo di crescere. E non mi dire che non pensi le cose di cui ti accuso, perché mentiresti: il vostro è un pensiero più unico di quello globale.

    • Marco Enrico Giacomelli

      Dalla Storia, quella con la S maiuscola? Perbacco!

    • Fabrizio Sacchetti

      Ragazzi, paragonare la Murgia e Augias a Mara Flavi è comico… ma che c’entra? Resta il fatto che quella stroncatura fecce il botto e la scrittrice si distinse per stile e precisione (come sempre in questa fortunata rubrica, che lei immagino non avrà visto mai). Ultima cosa: lo snobismo a priori verso la televisione è quanto di più triste e provinciale si possa sentire, soprattutto da chi vorrebbe darsi un tono da intellettuale. Ancora a questo livello stiamo?!

      • Donato Di Pelino

        Io non mi sto dando un tono da intellettuale, non ne ho affatto bisogno. Ne hanno bisogno quelli delle rubriche televisive che a lei piacciono tanto.

  • Magnamore

    E questo ci si azzarda a definirlo articolo? A dir poco esasperante. Retorica vuota, arringa di bassisima lega. L’autrice sarebbe critica d’arte? Ne deduco che la prossima grande mostra curata sarà una collazione disparata e randomica – tanto le è caro l’uso di neologismi mutuati dai contesti informatici più beceri e spersonalizzanti, vedasi catstorm – del pluricelebrato trash della rete, oggi stella polare per chi la spina dorsale nemmeno l’ha persa, ma non l’ha proprio mai avuta. Cambi mestiere.

  • Bruno Buresta

    Helga marsala ma mi faccia il piacere..

  • Riccardo Lazzari

    Alain Badiou, La vera vita. Appello alla corruzione dei giovani, Ponte alle Grazie, 2016. Per farsi un’idea.

    • Maurizio Bell

      C’e’ forse qualcuno che per i propri figli ad un dato momento del loro percorso preferirebbe un bell’anno di naja in posti come che so…Ipplis..Purgessimo(che io conosco assai bene)…Attimis…Grupignano…Casarsa delle delizie…Cividale del Friuli..etc.etc.invece che un anno nelle migliori universita’ di posti come Copenaghen…Manchester…Valencia….Parigi…
      Ma dico..vogliamo scherzare?…Basta farsi questa semplice domanda (e darsi l’ovvia risposta) per concludere che e’ stata detta (sapendo di dirla) e per puro spirito di contraddizione una solenne minchiata…
      L’erasmus non e’ oro colato ed e’ criticabile come tutto beninteso, (anche se a quanto pare i meriti ne superino di gran lunga le criticiata’, ma questo e’ parere personale) ma non lo si faccia tirando di mezzo faccende come la naja in paragoni improponibili.
      Lasciamo perdere..

  • Flavio Martignoni

    Qualsiasi cazzo di seguace di Hegel ragiona come Fusaro. Lo stato è tutto nella dottrina del filosofo tedesco, e nella prassi rappresenta la massima rappresentazione dello spirito razionale. La nazione per Hegel non bada tanto singolo, quanto alla forza della comunità, ed il benessere dell’individuo può essere sacrificato. Ecco perchè l’hegelismo, in tutte le sue derivazioni, ha sempre fallito, creando entità di tipo totalitario o corrotto. Una somma di insoddisfazioni personali, o anche mezze soddisfazioni, di sicuro non crea un’ utopia funzionante.

    • ciondolo

      Evidentemente non sai che c’è un Hegelismo di sinistra e che la tua interpretazione di Heghel fa sembrare le semplificazioni di Fusaro l’opera di un genio . . In ogni caso attualmente non ci sono stati fondati sul totalitarismo hegheliano , e gli stati europei vivono invece una forte crisi di identità e la loro unione in vista dei soli fini economici sta portando all’accentuarsi delle crepe delle nostre società . Quella che viene contrabbandata per libertà di movimento è precarizzazione ,perdita di diritti e azzeramento del ruolo della vera politica. Di questo parla Fusaro , bene o male che sia , altro che naja e stupidate del genere.

      • Flavio Martignoni

        Impara a non commettere errori di ortografia mentre crei un post, e le tue critiche alle mie atroci semplificazioni di HEGGHEL sembreranno lingua italiana :D

        Ciccio, non venirmi a fare la lezioncina sui diritti e sulla precarizzazione, che studio Keynes da svariati anni, in tutte le sue declinazioni, e non avrai persona più di me contraria alla vita mercificata e materialistica che ci impongono (schiava della scarsità e del debito tra l’altro).
        Le nazioni che hanno portato alle estreme conseguenze la PRASSI Hegeliana sono stati svariati regimi del ‘900, con alcuni rimasugli che sopravvivono al di fuori di Europa e Occidente in generale ancora oggi (Stati teocratici, Nord Corea). La definizione è facile: la comunità, sintentizzata nel concetto di STATO, è più importante del singolo, anche a costo di sacrificarne parte dei diritti o della felicità individuale. Hegel essendo nato nel contesto dello stato prussiano, non credo fosse morbido in tal senso, e da molti suoi scritti si desume. Ovviamente non è riassumibile un autore di tale portata in questa univoca interpretazione, E CREDEVO FOSSE IMPLICITO; io critico il singolo aspetto della mistica di stato che tende a manifestarsi nella prassi dell’idealismo hegeliano, e vedendo le esperienze del ‘900 credo sia un timore fondato. Di Hegel è apprezzabilissimo il metodo della tripletta dialettica, dell’uso importante della storia ai fini di una riflessione collettiva. Proprio utilizzando il metodo di analisi storica di Hegel, posso tranquillamente affermare che negare il singolo in favore della comunità è un progetto disastroso e disumano. Occorre creare uno stato che sia strumento, NON FINE, per garantire il benessere della gente a livelo PERSONALE. Una somma di singoli felici, liberi dalla pressione del desiderio debitorio capitalistico, con un stato che si occupa egregiamente dei bisogni di ognuno. L’aspetto robustamente tradizionalista che Fusaro vuole sostenere non funzionerà mai, occorre ripensare un nuovo tipo di società che non preveda forme di rigida partecipazione alla vita pubblica, ma bensì fottuta PASSIONE e CREATIVITA’.

        Ti citerò un passo di Hegel dove viene evidenziata (a favore della mia disamina) la supremazia dello Stato sull’individuo : Lo stato è la realtà dell’idea etica, lo spirito etico, inteso come la volontà sostanziale, manifesta, evidente a sé stessa, che pensa a sé e che porta a compimento ciò che sa e in quanto lo sa. Nel costume lo stato ha la sua esistenza immediata, e nell’autocoscienza dell’individuo, nel sapere e nell’attività del medesimo, la sua coscienza mediata, così come l’autocoscienza attraverso la disposizione d’animo ha nello stato, come in sua essenza, in fine e prodotto della sua attività, la sua libertà sostanziale. § 258 Lo stato inteso come la realtà della volontà sostanziale, realtà ch’esso ha nell’autocoscienza particolare innalzata alla sua universalità, è il razionale in sé e per sé. Questa unità sostanziale è assoluto immobile fine a se stesso, nel quale la libertà perviene al suo supremo diritto, così come questo fine ultimo ha il supremo diritto di fronte agli individui, il cui supremo dovere è d’esser membri dello stato.

        ADIEU !

  • Simone Tulumello

    bon, grazie Helga, un po’ di sana e seria ironia per una roba che, come diceva qualcuno, denota come la situazione sia grave, ma non è seria; via il cappello per essere riuscita a non cadere nella (fin troppo facile, visto il soggetto in questione) critica pesante e noiosa. Mi permetto solo di agigungere che Fusaro è imbevuto di Marx quanto il deserto è imbevuto di acqua: di Marx il giovane filosofo ha letto, al massimo la quarta di copertina dell’edizione commentata dal pupazzo Gnappo; e dubito che l’abbia capita

    • Marco Enrico Giacomelli

      Quando si è imbattuto nei Grundrisse ha pensato che fosse un cartone animato tedesco e ha rinunciato. Quanto alla Fenomenologia dello Spirito, credeva fosse il seguito della Barzellette di Gino Bramieri ed è rimasto deluso, tanto che gli è venuta una gastrite. Recatosi al San Raffaele per avere un consulto medico, ha sbagliato ingresso e si è seduto a una cattedra per capire dove aveva sbagliato. Lì è rimasto.

      PS: pare che in Einaudi sia stato scelto dal medesimo redattore che ha scelto Lilin.

      • Simone Tulumello

        adesso muoio :D

        • rasippo

          sai che perdita

          • Simone Tulumello

            dove dimostra di non aver capito della frase

          • rasippo

            ho capito quella della quarta di copertina . muori pure

          • Marco Enrico Giacomelli

            No, “muori pure” qui non si dice. Non trascendiamo. Altrimenti ci si mette un attimo a bannarti. Critiche libere, anche virulente, ma senza superare il limite dell’umana e civile decenza.

          • rasippo

            Tu puoi dire però che Fusaro pensa che i Grundisse siano un cartone animato . Guarda farvi morire ovviamente no , ma qualche “bastonata”
            figurata alcuni di voi di Artribune ve la meritate eccome . A me pare che qualcuno di voi si sia montato un pò la testa , esprimete opinioni su tutto , ma chi credete di essere? eravate arrivati al punto anche di fare campagna elettorale : ma su che basi? presentatevi alle elezioni , scrivete dei libri e vediamo un pò, fin’ora siete al livello del pettegolezzo .

      • rimostranza

        Giacomelli un pò di modestia . Tu che hai scritto in vita tua? Non amo Fusaro ma sicuramente è più solido di te e di Simone Tulumello qua sopra . Siete proprio meschini a dire che ha letto solo la quarta di copertina di questo o ha scambiato quest’altro come una barzelletta . Vorrei vederviin un dibattito con lui , fareste la figura che ha fatto Bonami con Sgarbi e considerato che bonami non è proprio il primo venuto voi finireste peggio, Ha sicuramente letto più di voi e di Helga Marsala . Ciò non toglie che Fusaro è una macchina di concetti predigeriti e spesso superficalmente contestualizzati con delle semplificazioni assurde , ma è pure evidente che usa gli argomenti in modo polemico e io ho anche dei dubbi che il suo vero pensiero sia quello descritto da Helga Marsala : potreste contattarlo e chiedergli se davvero pensa che i giovani italiani debbano fare il servizio militare invece che l’erasmus . A me pare invece che stigmatizzi alcuni luoghi comuni e la demagogia del pensiero dominante .
        Rimane comunque il fatto che l’articolo sembri presentare il Ministro Fedeli come contraltare a Fusaro e mi pare che chi scrive l’articolo abbia sottolineato alcune cose giuste ma forse travisato altre facendo alla fine la figura della sprovveduta .
        Rilevo comunque il fatto che quando qualcuno prende di pettoi vostri collaboratori avete la tendenza a censurare i commenti , negli ultimi tempi .
        Tra la foto della Fedeli e questo secondo me vi state affossando da soli.

        • Marco Enrico Giacomelli

          Cosa ho scritto lo può cercare su Google e/o sull’Opac, cosa ho letto su Anobii (c’è una buona percentuale).

          Ps: po’ si scrive con l’apostrofo, non con l’accento grave

          • rimostranza

            Giacomelli non ce l’ho con te ma non sei proprio all’altezza e purtroppo non te ne rendi conto . Contatta Fusaro e fagli dire la sua invece di censurare i commenti. Riguardo il tuo occhio alla grammatica sei ridicolo

          • Marco Enrico Giacomelli

            Un altro patetico leone da tastiera.

          • rimostranza

            Contatta Fusaro . O fallo contattare da Helga Marsala.

          • Marco Enrico Giacomelli

            Un patetico leone da tastiera che crede di poter dare ordini. Di bene in meglio.

          • ciondolo

            Non ordino niente a nessuno , si tratta di un invito di un lettore che ti chiede di tenere un livello più alto al vostro sito . L’articolo della vostra collaboratrice è superficiale quanto le tesi di Fusaro senza averne però la cultura . Se sei così sicuro del fatto tuo contatta direttamente Fusaro e sentiamo cos’ha da dire , se ne ha voglia . Se conferma le corbellerie riferite da Helga Marsala avrai straragione tu . Forza, datti da fare :)

          • Marco Enrico Giacomelli

            Niente, non ci siamo. Oltre all’ortografia, abbiamo problemi anche coi tempi verbali. E con le conoscenze di base di un troll, visto che fai commenti con svariati nickname ma senza cambiare IP, e addirittura usando quello sbagliato nello stesso thread. Insomma, un leone da tastiera in formato peluche. Vabbè, dai, non è grave: ognuno secondo le proprie possibilità.

          • ciondolo rasoio

            meglio per te per ora vedrai quando mi incontri , non vedo l’ora. Allora , hai chiamato Fusaro o hai paura di lui, eroe?

          • Simone Tulumello

            nessuno qui negava avesse letto (ahinoi, lo pagano per studiare); ma che avesse CAPITO

          • ciondolo rasoio

            capito ha capito benissimo ma evidentemente usa quello che sa applicandolo su questioni che sono sempre più sfumate . Ma le vostre critiche sono di basso livello e anche peggio : dovete entrare nel dettaglio delle argomentazioni generali e non usare le frasi che sono lo specchietto per le allodole . Se lui non ha capito cosa ha letto devi dirmi esattamente che cosa non ha capito altrimenti il tuo intervento è semplicemente uno sfoggio di antipatia personale . che posso comprendere, ma che è privo di qualsiasi interesse dal punto di vista argomentativo . Ma i signori che scrivono qua pensano forse di non scatenare allora ire altrettanto legittime vedendo un articolo dove si attacca superficialmente un filosofo usando come pezza dì’appoggio la presentatrice di un programma televisivo e usando l’immagine della Fedeli come figura di garanzia ? siete fortunati che vi leggono solo quelli che si occupano di arte contemporanea!

          • Simone Tulumello

            ora, però, non è che mi affidi a Helga, per quanto sia brava, per il giudizio su Fusaro, ma stiamo parlando di una persona che ha un curriculum “scientifico” col quale, non fosse un opinionista famoso, non avrebbe mai avuto una posizione universitaria. La “filosofia”, scusatemi, ma è una roba seria

          • ciondolo rasoio rimostranza

            Benone . Ora mi direte cattivo e leone da tastiera . Chi di voi sarebbe stato in grado di affrontare un dibattito con Cacciari, Galimberti e Preve?

          • Simone Tulumello

            credo che chiunque di noi sarebbe stato in grado di farsi insegnare un po’ di filosofia, come è stato per Fusaro con Cacciari, Galimberti e Preve; magari qualcuno di noi avrebbe anche avuto qualcosa di sensato da dire

          • Maurizio Bell

            Fusaro forse non ha fatto l’erasmus….di sicuro NON ha fatto la naja…
            L’avesse fatta di sicuro ne trarrebbe ben altre considerazioni e conclusioni.
            Come al solito pensatori,filosofi,maitre a penser vari si sciacquano la bocca con cose che non conoscono e che non hanno mai visto ne tantomeno vissuto.
            Inutile farsela raccontare dall’amico piu’ vecchio col mojito in mano all’ora dell’aperitivo….non serve a nulla..li emerge l’aneddoto che non aiuta a capire quel che era una faccenda come la naja..
            So bene che per parlare di equitazione non e’ necessario essere equini, ma per dire cose sensate su certi argomenti occorre per certo conoscerle “dal di dentro” certe faccende…averle vissute fino in fondo.

      • Federico Ponzo

        mamma mia che talentone,ma lei è sprecato qua…ma non le hanno già proposto un ruolo in qualche web series,con sta verve acido-comica che ha? poi si vede anche dalla foto del profilo,così simpatica,buffa,il barbone e lo sguardo rivolto verso l’alto alla san sebastiano di Guido Reni..meno male che c’è gente come lei che ci salva dalla retorica macho-virilista-fascio- statalista con una risata che li seppellirà tutti eh…

        • Rasoio

          si , pensa , laureato in filosofia e scarsissima produzione sull’argomento . Anche lui come altri transfughi da altre università di vario tipo qui a scrivere di arte e di cose varie . Ha scritto un libro su Mike Kelley dopo che in America c’è già stato scritto di tutto a riguardo . Ovviamente si riterrà parte di una generazione bistrattata che non viene premiata per le sue competenze : i suoi amici tutti saltati sul carro di Renzi in nome del nuovo che avanza e la Marsala fino a poco tempo fa tesseva le lodi di Almirante ex segretariodell’MsI, tanto per dare un’idea .

  • Angelov

    Ho la vaga sensazione che l’arte contemporanea, sia solo il corollario ad un pensiero unico & pro-caos, e che i soli a salvarsi saran color che oggi sono i meno adulterati in questo diabolico contegno.
    Inoltre, quando la cultura, ormai assuefatta a questo gioco delle tre carte, afferma il proprio alto patronato esoterico, noto ai soli cocchi di mamma, et a man bassa, e vagheggiar esclusive frequentazioni con i ppotenti* di turno, ebbene?
    Fusaro, non ti curar di lor ma guarda e passa…

  • Piero Cavagna

    Letto l’articolo, quasi quasi sto con Fusaro. La redattrice ed il pezzo sono la quintessenza di quella superficialità speciosa che domina gran parte del mondo di sinistra: non argomenti e contraddittorio ma gattini, la fuffa della Rete come massimo sistema di pensiero, l’arrogante presunzione snob come stile di confronto. E se – piaccia o non piaccia – Fusaro argomenta la nostra riapre beata i rubinetti del politicamente corretto per l’inevitabile bagno nella banalità: “…una cultura democratica fondata – in linea di principio – su istruzione, sapere scientifico, iniziativa personale, libero movimento di merci e di persone, progresso (quale aberrazione!), diritti umani, superamento dei confini tra gli Stati d’Europa e – più o meno – valore dell’accoglienza per i rifugiati.” Wow, proprio il mondo perfetto in cui vivere e viviamo. Tralascio commenti sul peana per l’attuale modulo di istruzione che sforna, a ripetizione, i geni coltissimi e preparati con cui ci confrontiamo ogni giorno. Col rischio di figurare uomo del Pleistocene: beati gli studi di un tempo con l’unico orizzonte quello della finestra della cucina di casa e magari un colle che il guardo escluda. Non trovo davvero parole per questa spocchia presuntuoso. Preferisco crescere con un pensiero che non condivido ma che mi aiuta a dubitare che ubriacarmi di una marsala che fa piazza pulita di dubbi e ragionamento invece cha dar loro corpo e gusto.

    • tip

      Caro Piero d’accordo con te , ma guarda che io sono di sinistra: per me la Marsala non è affatto di sinistra . è evidente che si occupa di cose fuori dalla sua portata

    • StefanoDiMilano

      letto il suo commento mi chiedo quali siano le sue argomentazoni e perché “quasi quasi stai con Fusaro”. Bisogna saper scindere fra un articolo giornalistico è un saggio critico: il primo utilizzo volontariamente un linguaggio leggero e divulgativo, di cui la Marsala è un’ottima interprete, il secondo tende ad argomentare in modo più preciso e articolato e Fusaro anche per ordinare la colazione lo utilizza. Sa, essendo un’articolo, si riferisce ciò che è accaduto: Fusaro critica l’erasmus, le persone gli rispondono coi gattini, la ministra negli stessi giorni potenzia il progetto erasmus. Questi sono i fatti e questi un articolo di stampa deve riferire. Non è mica Helga che ha inventato i gattini, lei ha solo apprezzato il gesto e devo dire che l’ho apprezzato anch’io. Lei disprezza quest’azione e l’attribuisce di riflesso a chi le riporta la notizia: sicuro che già non “sta con fusaro”? Se leggesse con la mente sgombra da pregiudizi noterebbe un inciso nel testo, quell’ “in linea di principio”, che sottolinea che la stessa autrice è cosciente di non decrivere “il mondo in cui viviamo” ma che riconosce nella cultura democratica quei principi di fondo. E quelli sono, ragion per il quale anche gli oppositori del PD li accusano di buonismo e politically correct. Ma se per lei parlar come un borioso e noiso docente ottantenne dell’ottocento avendo 35anni nel 2017 significa “dar corpo e gusto” a un pensiero vecchio, violento e che neanche Lei ama io preferisco quando il corpo e gusto vien dato dai gattini, anche perché Fusaro è così tanto antidemocratico da disabilitare ogni commento alle sue pagine inibendo così qualsiasi possibilità di dialogo.

      • Piero Cavagna

        Ho fatto il giornalista per più di 30 anni e, credimi, l’articolo della Marsala non ha niente di divulgativo. Lei ( Inteso come tu ) condensa la vicenda in tre righe, che sono lo spazio necessario. Il resto è solo spocchia radical chic, senza struttura e sostanza, con o senza linee di principio. Non è la forma che mi da il senso della realtà. E neppure l’anagrafe. E’ la sostanza che poi incide sulle cose. E di quella, tra il profluvio dei luoghi comuni della Marsala, ne ho percepita proprio poca.
        Parte della risposta alla domanda che mi pone, comunque, la trova nell’intervento Che Federica Campochiaro ha postato ieri. Di mio posso aggiungere che una bella collezione di gattini postati a replica di una tesi ( sai la novità.., ma anche questo denota lo standard omogenizzante della Rete e di una certa cultura contemporanea ) non mi porta da nessuna parte. E quando mi muovo mi piace far arrivare sempre la testa in qualche posto. Comunque.
        Le mie argomentazioni non è difficile semplificarle: gli ultimi 30 anni sono stati il tentativo, riuscito, di farci affondare nella solitudine: polverizzate le comunità e la famiglia, demonizzata nella sua forma tradizionale. Distrutti sistematicamente tutti i corpi intermedi di rappresentanza sociale: partiti, sindacato, associazioni. Eliminati tutti i momenti collettivi: militare, scuola ( trasformata in un’azienda che deve produrre e far profitto anziché cultura. Erasmus, prima che un progetto culturale – visti i risultati – è un volano economico che soldi ne fa girare a palla ), se vuoi anche cultura. Meglio avere a che fare con persone sole, senza difese, senza possibilità di creare reti ( quelle che partono con la lettera minuscola ma sono infinitamente più serie ): sono queste i consumatori perfetti.
        Era perfetto il mondo di un tempo? Chi lo ha mai affermato? Mi limito a constatare i fatti. Nello specifico di Erasmus, vedo transumanze stagionali di mandrie giovanili e fatico a vederne i risultati nella nostra società, i benefici che arrivano alla comunità da tutta questa energia in movimento, garantita e profusa. I nuovi pensieri, quelli che tengono in piedi il mondo e ne definiscono almeno le coordinate essenziali, mi sembra che siano quelli vecchi. Non ho visto, non vedo grandi rivoluzioni culturali all’orizzonte, generate dalle nostre generazioni così affamate di sapere, di conoscenza e di esperienza. Mi domando: quando si decideranno a trasformare tutte queste opportunità di cui godono in un’idea che sia di sollievo o di speranza per tutti oltreché – se lo sono – per loro stessi? Dico e scrivo questo perché sono convinto della necessità di ricostruzione di una comunità all’interno della quale ci si possa riconoscere, specchiare e ritrovare. Idea un po’ retrò, lo so. Ma nemmeno tanto peregrina, mi creda. I giovani li frequento e ci lavoro, a scuola e nello sport e vedo la palingenesi culturale di molti di loro, in questi ultimi anni. Uso volutamente un termine mutuato dalla teologia perché è soprattutto di spiritualità che sto parlando, della voglia di farsi domande e di trovare risposte che in un centro commerciale non si trovano. E nemmeno nel progetto Erasmus, purtroppo. Provi ad interrogarsi sulla rinascita del sentimento nazionale tra i giovani, sul razzismo serpeggiante che si insinua tra di loro, sul loro rifiuto, sempre più diffuso, per modelli sociali perdenti e fallimentari. E provi a darmi una risposta che non sia un gattino.
        La naja – per tornare in argomento – è l’antidoto? Non certo il vecchio modello ottuso e caratterizzato da uno stupido nonnismo. Ma un nuovo modulo aggregativo che aiuti, culturalmente e fattivamente, ad assumersi delle responsabilità, perché no? La leva obbligatoria è rimasta, peraltro, in quasi tutti i paesi che non ci ostiniamo a considerare “virtuosi”. E se in parte lo fossero – butto lì la provocazione – anche per questo?
        La spiegazione delle cose è sempre nella loro profondità e soltanto analisi sistematiche ed organiche possono aiutarci a farcene capire le dinamiche.
        Ecco perché i gattini non sono una risposta ma, fantozzianamente, una cagata pazzesca

      • Marco Enrico Giacomelli

        Stefano, che dire, chapeau.

      • rasoio

        Caro Stefano tanto perchè tu lo sappia i commenti scomodi qualche volta vengono disabilitati anche qui . La Marsala non è un’ottima interprete del linguaggio giornalistico, che infatti non deve necessariamente essere “leggero e divulgativo”. Se per te essere ottimi interpreti del giornalismo vuol dire ridurre i discorsi utilizzando solo le frasi colorate e provocatorie come appigli vuol dire che sei abituato semplicemente a questo livello. Mi pare che Fusaro nel bene e nel male parli di altro oltre l’Erasmus , la naja e i gattini : ma la nostra redattrice ha colto solo quello .

        • StefanoDiMilano

          rasoio: sono parzialmente d’accordo, anche perché noto che anche a cavagna hanno eliminato un commento e la cosa mi fa molto dispiacere perché mi sarebbe piaciuto rispondergli. Si trattava di un commento lungo e articolato che esigeva una risposta per non lasciare la conversazione a metà come invece in questo modo si è costretti a fare. Fusaro dal canto suo li ha proprio bloccati su tutti i suoi video divlgativi e nel contempo attua un martellamento da PNL sulle sue pagine social che trovo contradditorio rispetto alla sua idea promotrice di dissenso. Quello che secondo me voi non cogliete(in questo contesto, non in generale) è che c’è contesto e contesto. Questo è un articolo leggero che mira a riportare una “notizia” esprimendola in modo DICHIARATAMENTE di parte trattandosi anche di una questione posta dallo stesso Fusaro in modo alquanto superficiale. Non è un testo critico sul pensiero di Fusaro, che merita più che un post di questo tipo dato che, nel bene e nel male, è rappresentativo di una linea di pensiero molto attuale nell’occidente contemporaneo. Quì si ironizzava su una proposta, secondo l’autrice totalmente assurda, che non merita altro che una risposta priva di scontro approfondito come il catstorm. Voi potete dissentire, ma non dovete perdere di vista che c’è una scelta volontaria dietro il tono utilizzato. E’ come e domani Sgarbi postasse una frase in cui afferma che TUTTA l’arte contemporanea è robaccia fatta per le elite, e si rispondesse tutti col dito medio di Cattelan. La notizia meriterebbe un approfondimento maggiore? Forse, ma potrebbe anche bastare un articoletto meno pretenzioso in cui si ironizza sulla questione. Io non sono “abituato alla leggerezza”, semplicemente divido per contesto quello che leggo, e da questa prospettva è da sottolineare che lo stesso Fusaro è regolarmente fuori contesto quando parla a la Gabbia utilizzando un registro liguistico che ha il SOLO scopo di farlo sembrare più colto di quello che è. Perché Fusaro è un filosofo da wikiquote: ogni due per tre ci piazza una citazione, by Marx, Gramsci o Pasolini, dice quattro banalità formattate su definizioni dogmatiche e le proferisce a una platea di inesperti totale. Il suo “pensiero” è un isolotto privo di qualsiasi connessione con gli altri campi del sapere: una reinterpretazione marxista meriterebbe di venir elaborata in relazione alle arti, ai linguaggi multimediali, alle nuove tecnologie etc…Fusaro isola il suo “pensiero dissidente” alla sola globalzzazione politica, ripetendo le chiacchere da bar in linguaggio più forbito dando fiato ai complottismi, alle bufale sull’euro, ai luoghi comuni stile Bilderberg e cavolate varie… e quando gli viene chiesto di approfondire la questione dal punto di vista più concreto ne evade grazie a un furbesco “io mi occupo di pura speculazione teorica”. Risposta pure falsa, in quanto il suo pensiero di teoretico ha ben poco. Sarebbe interessante evidenziare le connessioni del pensiero di Fusaro con la crisi della spiritualità, crisi evidente e palpabile ma a cui lui risponde non con un rinnovamento etico e spirituale ma con un ritorno alle chiusure nazionali e agli egoismi; come se già non avessimo sperimentato a cosa portano i sentimenti nazionali e identitari. Riassumendo: l’articolo non è una critica al pensiero di Fusaro quindi le vostre osservazioni mi paiono fuori contesto. Del pensiero di Fusaro io condivido i punti di partenza, ma dissento totalmente sulle conclusioni. Se l’unico “pensiero nuovo dissidente” non è che una riesumazione di nazionalismo, militarismo virile e tradizionalismo identitario la situazione è davvero preoccupante. Se poi dall’altra parte, il cosiddetto e tanto criticato “pensiero unico”, è comunque il tentativo di diffondere valori democratici e diritti umani, il dissenso deve prendere un’altra strada.

      • Piero Cavagna

        Ho fatto il giornalista per più di 30 anni e, credimi, l’articolo della Marsala non ha niente di divulgativo. Lei (Inteso come tu) condensa la vicenda in tre righe, che sono lo spazio necessario. Il resto è solo spocchia radical chic, senza struttura e sostanza, con o senza linee di principio. Non è la forma che mi da il senso della realtà. E neppure l’anagrafe. E ‘la sostanza che poi incide sui cose. E di quel, tra il profluvio dei luoghi comuni della Marsala, ho percepito proprio poco.
        Parte della risposta alla domanda che mi pone, comunque, la trova nell’intervento che Federica Campochiaro ha postato ieri. Di mio posso aggiungere che una bella collezione di gattini postati una replica di una tesi (sai la novità .. ma anche questo denota l’omogenizzante standard della rete e di una certa cultura contemporanea) non porta a nessuno. E quando mi muovo mi piace arrivare sempre alla testa in qualche posto. Comunque.
        Le mie argomentazioni non è difficile da semplificare: le ultime trent’anni sono stati l’tentativo di riuscire a farci affondare nella solitudine: polverizzate la comunità e la famiglia (quella occidentale, ben intesa, non le altre), demonizzata in modo tradizionale. Distrutti sistematicamente tutti i corpi intermedi di rappresentanza sociale: partiti, sindacato, associazioni. Erasmus, prima che una cultura di progetto – visto il risultato – sia un economico volano che fa soldi a palla). Eliminare o annichiliti tutti i momenti collettivi: militare, scuola (trasformata in un’azienda che deve produrre e far beneficio, , Sport (basta agonismo che non ha mercato, meglio l’amatore con la maglietta e la tuta cool, o il grande / colore / strongmen correre 65 Euro a botta di iscrizione), se vuoi anche la cultura.
        Era perfetto il mondo di un tempo? Chi lo ha mai affermato? Mi limitiamo a constatare i fatti. Nello specifico di Erasmus, vedono le transumanze stagionali di mandrie giovanili e fatico a vederne i risultati nella nostra società, i benefici che arrivano alla comunità da tutta questa energia in movimento, garantita e profusa. I nuovi pensieri, quelli che tengono in piedi il mondo e ne definiscono almeno le coordinate essenziali, mi sembra che siano quelle vecchi. Non ho visto, non vedo grandi rivoluzioni culturali all’orizzonte, generato da nostri generazioni così affamati di sapere, di conoscenza e di esperienza. Mi domando: quando decidiamo di trasformare tutte queste opportunità di cui godono in un ‘ Idea che sia di sollievo o di speranza per tutti oltre, se lo sono, per loro stessi? Dico e scrivo questo perché sono convinto della necessità di ricostruzione di una comunità all’interno della quale si possa riconoscere, riflettere e ritrovare. Idea un po ‘retrò, così. Ma nemmeno tanto peregrina, mi creda. I giovani li frequento e ci lavoro, una scuola e nello sport e vedo la palingenesi culturale di molti di loro, in questi ultimi anni. Uso volutamente un termine mutuato dalla teologia perché è soprattutto di spiritualità che sto parlando, della voglia di farsi domande e di trovare risposte che in un centro commerciale non si trovano. E nemmeno nel progetto Erasmus, purtroppo. Provi ad interrogarsi sulla rinascita del sentimento nazionale tra i giovani, sul razzismo serpeggiante che si insinua tra loro, sulla loro rifiuto, Semper più diffuso, per modelli sociali perdenti e fallimentari. E provi una risposta che non sia un gattino.
        La naja – per tornare in argomento – è l’antidoto? Non certo il vecchio modello ottuso e caratterizzato da uno stupido nonnismo. Ma un nuovo modulo di aggregazione che aiuti, culturalmente e fattivamente, ad assumersi le responsabilità, perché no? La leva obbligatoria è rimasta, peraltro, in quasi tutti i paesi che non ci ostiniamo a considerare “virtuosi”. E se in parte lo fossero – butto lì la provocazione – anche per questo?
        La spiegazione delle cose è sempre nella loro profondità e solo sistematiche e organiche analisi possono aiutarci a far capire le dinamiche.
        Ecco perché i gattini non sono una risposta ma, fantozzianamente, una cazzata cazzata

        • Evidentemente, pochi dei presenti han mai fatto caso alle vecchie interviste (anche quelle leggere della tv) fatte alle generazioni di ventenni degli anni 50/60/70. A parte la proprietà di linguaggio e la naturalezza con la quale parlavano (e si, mi riferisco al moderno vantarsi di essere istruiti e di parlar forbito, o di correggere la grammatica su internet), fa impressione la sicurezza di quello che pensano, e la profonda coerenza di quello che affermano. E non parlo di ribellione adolescenziale, di cui qualcuno vorrebbe addirittura farmici la paternale su (il guaio dei quasi quarantenni è questo, siccome loro ci sono passati prima, allora sanno tutto), parlo di capacità di ragionare e saper vedere le cose per come sono. Questo, non per tornare ai bei vecchi tempi; perchè a parte l’impossibilità fisica, non potrei farmi promotrice di ciò che non ho mai vissuto veramente. Dico solamente che credere che l’uomo comune sia ancora al centro dell’universo è una grande Pu.. puntini puntini. Pensare di conoscere tutto o di sapere veramente come stanno le cose è il più grande errore che si possa compiere: stesso discorso vale per la tanto amata democrazia e libertà europea che tanto si difende, ma che a conti fatti, fa acqua da tutte le parti. E non sto parlando di muri, frontiere, o altro, perchè ripeto, sono nata in europa, sarebbe stupido pensare o sostenere il contrario. Ma è evidente che la nostra bellissima e istruitissima società di laureati, in fondo, non pensa più a nulla, a parte citare a memoria i bei libri studiati all’università, come se quello che ha scritto qualcun altro possa essere contestualizzato in ogni discorso. (Ovviamente, mi riferisco anche a Fusaro). Mi viene in mente una ragazza che conobbi qualche anno fa: preparatissima, studiosissima, lavoro prestigioso, cinque/sei lingue, erasmus, viaggi continui e scambi culturali, super di sinistra (quella radical chic che va tanto oggi), andava a tutte le mostre (per far scena, ovviamente), tutti gli eventi… peccato che poi capiva solo una lingua, la sua. Ci passavamo due anni. E quello che vedo intorno oggi, e su questa piattaforma adesso, non è diverso.

          Saluti.

          • StefanoDiMilano

            Sai cara Federica secondo me hai detto tutto e il contrario di tutto, manifestando quindi una certa vacuità. E’ adolescenziale il tuo reagire sulla difensiva non appena qualcuno nomina un determinato agire politico. Io non sto dicendo “son più vecchio e ci son già passato” , parlo di fatti concreti che da studio ho verificato esser falsi (signoraggio bancario, nwo e menate simili) ma che purtroppo hanno molta presa fra i giovani . La tua generazione è violentata da un relativismo che vi fa dubitare di ogni cosa, nulla può essere vero e se qualcuno presenta una verità è falsamente convinto. Questo porta inevitabilmente alla diffida totale del sapere, alla convinzione che le lauree non servono a nulla perché alla fine chi le prende è più che altro per ego e scena, che se uno difende i dirtti umani è perché è un radical chic pseudo buonista, etc. Mi permetto solo di farti notare che, quando parli delle interviste di 40 50 anni fa, stai guardando quasi sempre gli universitari di allora. E gli universitari di allora non erano quelli di oggi, per il semplice motivo che erano già figli della borghesia (l’operaio non frequentava le università, già raro il diploma) e quindi pargolo della classe dirigente. Stai tranquilla che se le interviste fossero state girate fuori dalle fabbriche (e non ai sindacalisti) il linguaggio sarebbe stato differente. E’ ovvio che la demcratizzazione della cultura porti a un suo livellamento verso il basso. Ad ogni modo il tuo discorso mi pare non andare in alcuna direzione, mi sembra che si esaurisca in se stesso. Cosa ne pensi di Fusaro, topic di questo thred? Lamentare una spocchiatezza radical chic in chi possiede e qindi difende un’opinione è secondo me emblema di quanto stiate spegnendo la capacità di avere una direzione. Ti auguro di trovarla una direzione da seguire, perché dire che la società di laureati fa acqua a tutte le parti come la nostra bella europa, ignorando che stiam vivendo il periodo più lungo di pace interna e che non è scontato questo duri (già oggi vedo inasprisi le questioni fra italia e austria o italia e fracia per la gestione migranti) è voler mettere ogni cosa in discussione per il puro gusto di farlo e per pura convinzione che una soluzione non vi sia. Ma io credo che una verità la si possa trovare, non inclusiva di tutto, ma di molto.

  • Se l’autrice dell’articolo ha davvero espresso dei contenuti validi ad antitesi di quanto detto provocatoriamente da Fusaro (di cui specifico, non mi interesso granchè), fatemi un riassunto in cinque righe, se ne siete capaci/ avete colto il nocciolo: perchè io dietro l’arringa di parole che piacciono ai giovani (e ancora rientro tra i tali sfortunatamente), non ho preso niente, a parte “W l’erasmus, gne gne gne!”, quasi poco tra le righe. Mi piacerebbe che i miei coetanei invece si fermassero di più a pensare su queste voci fuori dal coro – anche se provocatorie e a tratti anche stonate – perchè contribuiscono a formare un proprio pensiero critico, come forse il signor Fusaro, in fondo, vorrebbe suggerire. Vedere il mondo da una parte diversa, mi sembra che oggi sia un problema. Non solo, butto un sassolino. Sembra strano far uscire un articolo del genere da una rivista che perlopiù tratta di cultura (in modo specifico, almeno): io penso che sia fin troppo facile dire “evviva l’erasmus e lo scambio interculturale”, (d’altronde chi direbbe il contrario, giusto?) se non per beccare facili consensi, e nuovi utenti. L’erasmus è uno strumento formidabile, anche quand’è usato per far festa perchè no, e si difende benissimo da solo. Ma, vien da sé, è bene far tesoro dell’andare incontro ad una cultura diversa dalla nostra: lo scambio culturale e di idee vale in tutti i contesti, questo compreso. Dirò di più, a me sembra addirittura che, in questo articolo e in questi commenti, la questione erasmus sia stata grandemente bypassata, trascinando, tra le righe, il discorso verso ben altri lidi… E’ sempre facile essere superficiali, si vince, sempre. Andare a fondo richiede sforzo; basta comparare la quantità di belle e sagaci parole sprecate in questo articolo, che in fondo non ci dice null’altro che non davamo per scontato prima, con quelle poche, ma taglienti, usate da Fusaro. Forse sarebbe il caso di rileggerle, capirle, o forse, è più facile così, col “catstorm”.

    Eppur si muove…

    • ciondolo

      Federica approvo in pieno .

    • StefanoDiMilano

      Federica sai il problema è proprio l’opposto. io ho 35 anni e 20 anni fa, sedotto da questi “pensieri non allineati”, ho seguito tante di quelle fesserie e tentato anche di diffonderle finché non mi son reso conto di quanto siano fesserie….e oro noto una massa sempre più ampia di tuoi coetanei le sta seguendo, diffondendosi a mcchio d’olio grazie al web, e crescendo come massa si autolegittima e autorinforza, anche grazie alla certificazione di quei pochissimi intellettuali che proprio essendo pochissimi si presentano come i “non allineati” al pensiero dominante. Ma qual’è il pensiero dominante? L’idea che l’essere umano debba essere libero da ogni autorità, che le istituzioni democratiche e i diritti umani siano da salvaguardare, che OGNI vita umana sia degna di essere aiutata, che i ponti siano meglio dei muri, che dobbiamo lottare per l’uguaglianza sociale. Semplici verità che oggi sono in crisi perché dall’altro lato cos’abbiamo? cariche di violenza contro le istituzioni, delegittimazioni continue della classe dirigente, volontà di riaffermare gli stati nazionali pre 1989, pensieri che non hanno nulla di diverso da quelli di inizio novecento che han portato alle 2 guerre mondiali. Non è una provocazione quella di Fusaro, che conosco molto bene come autore, è il suo pensiero. Lui sostiene che l’essere umano deve essere radiato territorialmente, che quindi viaggiare e conoscere l’europa sia solo un modo per sradicare i cittadini dal loro paese, che la sovranità nazionale sia più importante dello scambio culturale, sostiene l’autarchia, i muri, l’esercito e l’arruolamento, si spaccia a parole per contro la finanza globale ma così, a parole, non ne approfondisce soluzioni antagoniste dice solo “Soros e i Rotschild sono cattivi”. Avere pensiero critico significa “pensare a tutti i costi contro il pensiero dominante” significa averlo neutro e capace di analizzare e comprendere dando per assunto che la Verità (filosoficamente intesa) è in divenire. Fusaro al contrario è domatico, per nulla critico. Lui ha una netta presa di posizione anti-tutto, quindi ciò che è valore per il pensiero dominante come lo scambio culturale, la ricerca, i diritti umani e quelli degli omosessuali sono rivolti al male, a finanziare i “potenti del mondo” che governano come massoni il pianeta. E un pensiero ridicolo, per nulla comprovabile perché il mondo è un sistema infinito di collegamenti fra persone e paesi ma ha presa, perchè è innegabili che nel tardo capitalismo i valori della società democratica sono vivi sulla carta ma hanno problemi di attuazione, ma la soluzione non è rinnearli.. Il mio “esercizio del pensiero critico, unito a studio e viaggi, mi ha portato a comprendere come sia pericolosissimo quando questo marciume identitario finisce nelle menti dei vent’enni, perché la loro volontà di avere un “pensiero” che si discosti da quello dominante per autodefinire se stessi come “liberi pensitori” svincolati dallo zeitgeist li porta ad assecondarli, a convincersene. E quando questo pensiero è malvagio, e questo pensiero lo è (o mi dirai che un pensiero che va contro i diritti dei gay ma è anche contro l’islam, che esalta i confini nazionali, che da un lato delegittima le istituzioni dall’altro si definisce patriottico, etc) diventa pericoloso. Perchè Fusaro sa quello che dice, e lo dice comunque in un’ottica democratica e rispettosa: ma quando questo pensiero finisce nelle menti già confuse dei tuoi coetanei fidati, è la fine. Te li ritrovi a parlare di Bildenberg e sionismo in modo confuso e qualunquista convinti di aver finalmente scoperto la Verità che solo chi si informa sa. io ci ho messo 15 ani a disintossicarmi.

    • Piero Cavagna

      In youth my wings were strong and tireless,
      But I did not know the mountains.
      In age I knew the mountains
      But my weary wings could not follow my vision —
      Genius is wisdom and youth.

      Alexander Throckmorton / E L Masters

      Mi piace quello che ha scritto. Erasmus o no, eccola la bella ( se non la meglio ) gioventù.

    • Federico Ponzo

      d’accordissimo..ma è tipico: a chi argomenta un punto di vista più o meno “provocatorio”,più o meno condivisibile ( e non si capisce mai che io posso condividere qualcosa nelle linee di fondo senza abbracciarlo parola per parola come se fossi un talebano alle prese con un passo del corano) oggi rispondiamo con lo “sberleffo”, la sana ironia,la risata che seppellirà queste cose che “non vanno prese neanche in considerazione” (perche non sono in grado di prenderle in considerazione!)..inneggiamo allo scambio di idee, di culture che i ggiovani d’oggi formati ai valori dei diritti umani,della tolleranza, del incontro con l’altro e dello “scambio di merci” (!) perseguono grazie all’erasmus e poi se uno dice una cosa che non ci suona rispondiamo col “marameo”,coi gattini su facebook,iniziativa di straordinaria sagacia..dopo ovviamente aver tirato fuori le solite tiritele sul fascio-marxismo,l’omofobia,le idee vecchie come il cucco che ancora quel vecchio dentro di Fusaro tira fuori..

    • StefanoDiMilano

      Federica sai il problema è, secondo me ovviamente, proprio l’opposto. Io ho 35 anni e quasi 20 anni fa, sedotto da questi “pensieri non allineati”, ho seguito tante di quelle fesserie e tentato anche di diffonderle finché non mi son reso conto di quanto siano fesserie….e oro noto che una massa sempre più ampia di giovani le sta seguendo, diffondendosi a macchia d’olio grazie al web; e crescendo come massa si autolegittima e autorinforza, anche grazie alla certificazione di quei pochissimi intellettuali che proprio per il loro esser pochissimi, si presentano come i “non allineati” al pensiero dominante. Ma qual’è in fin dei conti il pensiero dominante? L’idea che l’essere umano debba essere libero da ogni autorità, che le istituzioni democratiche e i diritti umani siano da salvaguardare, che OGNI vita umana sia degna di essere aiutata, che i ponti siano meglio dei muri, che dobbiamo lottare per l’uguaglianza sociale e che il mondo possa divenire una rete di pace e dialogo fra popoli. Banalità? Non proprio..Semplici verità che dovrebbero essere il nostro orizzonte ideologico ma che oggi sono in crisi in un mondo dove tutto ciò che dovebbe essere scontato è tacciato di buonismo…e dall’altro lato cos’abbiamo? Chi ti dice che quello è “un pensiero unico”, che ci vogliono cariche di violenza contro le istituzioni, delegittimazioni continue della classe dirigente, volontà di riaffermare gli stati nazionali pre 1989, pensieri che portano alla chiusura e che non hanno molto di diverso da quelli di inizio novecento che han portato alle 2 guerre mondiali. Non è una provocazione quella di Fusaro, che conosco molto bene come autore, è il suo pensiero. Ed è anche comprensibile, ma non tiene conto che quando poi questo pensiero viene tradotto per le persone meno istruite rischia di armarle. Lui sostiene che l’essere umano debba essere radicato territorialmente, che quindi viaggiare e conoscere l’europa sia solo un modo per sradicare i cittadini dal loro paese, che dobbiamo smetterla di studiare l’inglese e tornare a parlare i dialetti, che la sovranità nazionale sia più importante dello scambio culturale, sostiene l’autarchia, i muri, l’esercito e l’arruolamento non come momento di AGGREGAZIONE, ma di identitarietà e patriottismo, si spaccia a parole per contro la finanza globale ma così, a parole, non ne approfondisce soluzioni antagoniste dice solo “Soros e i Rotschild sono cattivi e vogliono il tuo male”. Avere pensiero critico NON significa “pensare a tutti i costi contro il pensiero dominante”, significa averlo dinamico, elastico e capace di analizzare e comprendere la realtà dando per assunto che la Verità sia in divenire. Fusaro al contrario è dogmatico, per nulla critico. Lui ha una netta presa di posizione anti-tutto, quindi ciò che è valore per il pensiero “dominante” come lo scambio culturale, la ricerca, i diritti umani e quelli degli omosessuali sono rivolti al male, a finanziare i “potenti del mondo”, massoni ebrei che governano il pianeta e ci voglion schiavizzare. E’ un pensiero ridicolo, per nulla comprovabile perché il mondo è un sistema infinito di collegamenti fra persone e paesi che non puoi riassumere in una piramide, ma ha presa, perchè è innegabile che nel tardo capitalismo i valori della società democratica sono vivi sulla carta ma hanno problemi di attuazione, che richieda tempo e sviluppo delle istituzioni, ma la soluzione non è rinnegarli e tornare indietro. Il mio “esercizio del pensiero critico, unito a studio e viaggi, mi ha portato a concludere che è pericolosissima la diffusione di questo marciume identitario nelle menti dei vent’enni, perché la loro volontà di avere un “pensiero” che si discosti da quello dominante per autodefinire se stessi come “liberi pensatori” svincolati dallo zeitgeist li porta ad assecondarli, a convincersene, mentre sono per la maggiorparte immaturi che votano d 2 anni e non conoscono il mondo prima di oggi. E quando questo pensiero è malvagio diventa pericoloso. Passar dalle parole ai fatti è un attimo: l’opinionismo squadrista contro cui si scaglia la Boldrini e che è divenuto il marchio di fabbrica dei commenti di una crta realtà politica, è il primo passo verso una pericoloso crescita di violenza politica e bisogna iniziare da subito ad arginarla. Perchè Fusaro sa quello che dice, e lo dice comunque in un’ottica democratica e rispettosa: ma quando questo pensiero finisce nelle menti già confuse dei tuoi coetanei fidati, è la fine. Te li ritrovi a parlare di Bilderberg e sionismo in modo confuso e qualunquista convinti di aver scoperto la Verità che solo chi si informa sa, a sognare di organizzare rappresaglie violente contro politici e i giornalisti “servi del sistema” finché qualcuno non le organizza davvero. Dobbiamo attendere un nuovo Matteotti per accorgerci dei rischi che stiamo correndo?

  • Giorgio Guerra

    Pensieri sparsi
    1) Qual’è la differenza tra un Fusaro e uno Sgarbi? Tutti e 2 (come mille altri personaggi del nostro presente) utilizzano la provocazione e il bastiancontrarismo su qualunque argomento
    2) Perché dedicargli un articolo? Alle sciocchezze bisogna rispondere ignorando

  • Giuliano Perezzani

    Fusaro o confusaro? (comunque senza dubbio divertente).

  • StefanoDiMilano
  • Piero Suriano

    Il pluralismo del villaggio globale è solo apparente pluralismo. In realtà esso si risolve in un’unica sonata, il cui compositore non vuole affatto dare voce alle diversità ma le usa nello spartito per appiattirle e renderle funzionali all’atrofizzazione del dissenso.