Greenpeace usa l’arte contemporanea per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’ecologia

L’ultima trovata di Greenpeace per denunciare i danni ambientali in Asia? Un’enorme balena in plastica collocata su una spiaggia delle Filippine.

La scultura-balena di Greenpeace a Naic, Filippine
La scultura-balena di Greenpeace a Naic, Filippine

Greenpeace è sempre attenta a proporre nuove modalità di comunicazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi ambientali. L’ultima trovata riguarda un enorme scultura costruita sulla spiaggia di Naic, a sud di Manila, per denunciare i danni prodotti dai rifiuti in plastica sulle coste asiatiche. Un problema enorme che sta completamente sconvolgendo l’ecosistema marino in Asia causando l’estinzione di numerose specie di pesci. Per attirare l’attenzione e l’interesse dei mass-media sulla complessa situazione ecologica dei paesi asiatici, Greenpeace ha coinvolto i suoi volontari nella costruzione di una scultura realizzata con migliaia di rifiuti in plastica. L’installazione rappresenta una balena arenata sulla spiaggia soffocata dalle bottigliette usa e getta. Una scena non così inusuale nel paese asiatico. Le Filippine sono, infatti, al terzo posto, dopo la Cina e l’Indonesia, per la lunghezza di coste inquinate a causa dei rifiuti in plastica. Per avere un’idea dei volumi basta pensare che più del 20% dei rifiuti prodotti nel paese finiscono in mare. La scultura rimarrà sulla spiaggia fino a domenica prossima.

L’ARTE PER L’AMBIENTE

Non è certo la prima volta che Greenpeace intraprende una campagna di sensibilizzazione in favore dell’ambiente utilizzando il linguaggio delle arti visive e performative. Nel 2015 l’Associazione ambientalista ha inaugurato a Talamone, in provincia di Grosseto, “La Casa dei Pesci”, il primo parco sottomarino dell’arte in Italia, per contrastare le attività di pesca illegale. Blocchi di marmo, scolpiti dagli artisti Emily Young, Giorgio Butini e Massimo Catalani, sono stati collocati sott’acqua per proteggere quel lato di costa ed impedire la pesca a strascico che genera danni irreversibili all’habitat sottomarino. È tuttavia la campagna contro le trivellazioni nell’Artico che ha ottenuto il maggior sostegno da parte del mondo dell’arte e della cultura. Il duo britannico kennardphillipps ha realizzato un video “A Song of Oil, Ice and Fire” che mostra le repliche di tre famose opere d’arte contemporanea date alle fiamme. Tele dal valore inestimabile – “Pearblossom Highway” di David Hockney, “Christina’s World” di Andrew Wyeth e “An Arctic Summer: Boring Through the Pack in Melville Bay” di William Bradford – distrutte irrimediabilmente dall’incoscienza umana esattamente come avviene nel mar Artico, un luogo incontaminato che rischia di essere rovinato per sempre dall’avidità delle grandi multinazionali del petrolio.

-Mariacristina Ferraioli

CONDIVIDI
Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.