Ritrovare la memoria digitale. Torna roBOt Festival

Il continuo cambiamento della percezione del ricordo grazie alle nuove tecnologie è la problematica al centro della settima edizione del roBOt Festival. Anche quest’anno l’evento illuminerà il centro di Bologna dal 1° al 5 ottobre, con progetti che sperimentano con l’arte, la musica e i nuovi media. E molte novità. Abbiamo incontrato Andrea Giotti per farci raccontare quali.

Vibeke Bertelsen (Udart) e Zack Christ - VALLEY OF UNCANNY #01_HD

Nella storia del rapporto tra l’uomo e la tecnologia, è avvenuto spesso un fenomeno tanto particolare quanto significativo del nostro atteggiamento nei confronti dei nuovi strumenti: applichiamo termini e categorie derivanti da ciò che già conosciamo a logiche e sistemi altrimenti alieni. Si tratta di una reazione, un tentativo per mediare ciò che non conosciamo bene. La memoria del computer dà l’impressione di avere aspetti in comune con i ricordi umani, una somiglianza che tuttavia non sussiste: la sua natura è quella di un archivio in cui tutto rimane esattamente com’è stato organizzato, al contrario di quello che succede nella memoria umana. Dall’incontro tra le nostre capacità di mediare le informazioni con la possibilità offerta da Internet di recuperare in qualsiasi momento tutti i dati di cui abbiamo potenzialmente bisogno, nasce un ibrido di memoria in cui i procedimenti umani e digitali si sostengono a vicenda.
Queste problematiche sono al centro della settima edizione del roBOt Festival, un evento irrinunciabile per tutti gli amanti di arte contemporanea, new media ed esperimenti transmediali. Il festival trasforma per cinque giorni la città di Bologna in un laboratorio internazionale in cui assistere e partecipare a decine di appuntamenti.
L’ormai tradizionale evento di apertura, che negli anni scorsi ha visto la partecipazione di personalità come Yann Tiersen, Alva Noto e Ryuichi Sakamoto, ha avuto luogo lo scorso 20 settembre alla presenza del britannico James Holden, produttore di musica elettronica, che ha realizzato un dj-set al Teatro Comunale.
Il programma della manifestazione, come già accennato, è vario e accattivante: ogni giorno avranno luogo decine di eventi, divisi per categorie: si va dai concerti alle performance, dagli screening ai workshop. Il comitato scientifico, costituito dalla storica dell’arte Sarah Corona, il docente e curatore Claudio Musso, il musicista Andrea Sartori, la critica d’arte Valentina Tanni e le due curatrici Marcella Loconte e Federica Patti, ha selezionato 26 progetti tra i 257 raccolti col bando call4roBOt. I lavori selezionati costituiranno, assieme a cinque progetti curatoriali creati appositamente per la manifestazione, la sezione di arti visive: durante il festival verrà annunciato quale, tra i progetti finalisti, si aggiudicherà il premio in denaro del valore di 800 euro messo in palio grazie al supporto della Fondazione Del Monte.
Abbiamo incontrato Andrea Giotti, responsabile dal 2008 dello sviluppo organizzativo e della promozione di roBOt Festival.

Piier -Visual Show
Piier -Visual Show

Il roBOt Festival è giunto al settimo appuntamento. Com’è cambiato in questi anni?
Sebbene tutte le anime del festival fossero presenti a livello embrionale fin dalla prima edizione, sette anni fa, la manifestazione ha allargato esponenzialmente il proprio orizzonte di attività e approfondito la sua sfera di influenza.

Ci puoi parlare del rapporto che lega il festival con la città di Bologna?
Il festival roBOt – il nome già parla chiaro in questo senso – è legato a doppio filo con la città di Bologna. Da sempre uno dei nostri obiettivi è stato quello di rappresentare uno snodo per la creazione di una rete collaborativa con tutti gli operatori culturali della città.

Il programma è, come quello delle edizioni precedenti, molto ricco. Puoi raccontare le varie fasi della preparazione di un festival tanto vario?
La preparazione del festival è ormai un’attività a ciclo continuo: quando ancora non è terminata la fase di consuntivo e rilascio dei risultati dell’edizione appena trascorsa, già inizia la fase di progettazione di quella successiva. Si parte dalla fase ideativa, seguono le prime pianificazioni organizzative legate a un calendario che ci accompagna tutto l’anno dove vengono attivate le competenze dei diversi team (creativo, tecnico, organizzativo). La ciliegina sulla torta è il momento della valutazione finale. Ogni anno, roBOt cerca di raggiungere nuovi obiettivi, ma non prima di aver risolto le criticità emerse l’anno precedente.

Gianluca Macaluso e Francesco “Fuzz” Brasini - MASSA INTERNA_HD4
Gianluca Macaluso e Francesco “Fuzz” Brasini – MASSA INTERNA_HD4

Il tema centrale di questa edizione è la natura della memoria digitale e il nostro rapporto con essa. Puoi spiegare com’è nata questa idea e cosa ha comportato dal punto di vista della selezione dei progetti?
La scelta, come spesso accade, nasce dalla nostra osservazione dell’evoluzione del mondo che ci circonda. Quest’anno abbiamo voluto indagare la sensazione di smarrimento di fronte all’eccesso di dati che ci investono quotidianamente; e il risultato del processo di selezione dei progetti ci ha sorpreso. È davvero notevole.

Siamo ormai alla soglia dell’inaugurazione del festival. Quali sono le vostre aspettative per questa edizione?
Inutile negarlo, le aspettative per questa edizione sono altissime. Abbiamo accettato una sfida molto stimolante, quella di collocare la parte “notturna” del festival presso i padiglioni di BolognaFiere, allineandoci ai più importanti festival mondiali: l’obiettivo è quello di ampliare il respiro internazionale dell’evento senza in alcun modo snaturare la sua identità.

Filippo Lorenzin

Bologna // dal 1° al 5 ottobre 2014
roBOt Festival
[email protected]
www.robotfestival.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/37346/robot-festival-2014/

 

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Filippo Lorenzin
Filippo Lorenzin è un critico d’arte contemporanea e curatore indipendente. Si interessa principalmente del rapporto tra arte, tecnologia e società, seguendo un percorso in cui confluiscono discipline come l’antropologia, la psicologia e la storia. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia e allo Iuav, sviluppando un interesse nelle ricerche artistiche che si confrontano con le problematiche derivanti dalle modalità di interazione tra individui, contesti culturali e strumenti. Ha realizzato numerosi studi riguardanti il rapporto tra arte contemporanea, Internet e pubblico online, affrontando casi come il crowdfunding e le mostre d’arte virtuali. Affascinato dal confronto diretto, predilige la forma dell’intervista in quanto occasione per discutere e imparare.