Stefano Giovannoni, la Cina e l’art-design

A qualche settimana dal Salone del Mobile di Milano, Artribune incontra Stefano Giovannoni, designer noto al grande pubblico soprattutto per i numerosi prodotti firmati per Alessi. Un progettista ironico e un attento industrial designer racconta perché ha deciso di intraprendere una rotta diversa da quella canonica.

Stefano Giovannoni

Cosa ne pensi del Salone del Mobile 2014? Quali le opere, i prodotti, gli allestimenti interessanti?
Il Salone del Mobile è sempre più un grande happening, un’occasione d’incontro e di grandi feste; sempre meno interessanti sono invece le cose da vedere. Senza dubbio sono in crescita tante piccole aziende di livello medio: soprattutto nel settore del mobile in legno, dove gli investimenti permettono un più facile accesso, va riducendosi il gap rispetto alle aziende più prestigiose. Queste ultime a loro volta soffrono la saturazione del mercato: esclusi pochi casi sporadici, segnano un arretramento rispetto allo scorso anno. La crisi sembra limitarne gli investimenti ma anche l’energia creativa. La mostra più bella a mio avviso è stata quella curata da Rossana Orlandi negli splendidi spazi del Museo Bagatti Valsecchi.

L’industria italiana continua a puntare sul design o il primato italiano in stile ed eleganza sta sfuggendo in qualche misura di mano alle grandi aziende italiane?
Le aziende italiane mantengono ancora il miglior know-how ma il mondo è cambiato ormai radicalmente, soprattutto nella distribuzione. Quest’anno si sono notati molti cinesi: c’è una domanda globale sempre più forte da parte dei Paesi emergenti. Ci sarebbe bisogno di nuove aziende o di rifondare il modello di business esistente, ma spesso mancano l’energia e la lucidità necessarie. Lo stesso vale per la professione del designer, in quanto il business model basato sul prodotto e sul sistema delle royalty, che ha dato tante soddisfazioni ai designer della mia generazione, purtroppo non funziona più. È sempre più raro vedere prodotti veri, mentre le aziende si concentrano sempre più sulla comunicazione del proprio brand.

Stefano ed Elisa Giovannoni
Stefano ed Elisa Giovannoni

Sappiamo che stai per iniziare un’importante collaborazione con la Cina: qualche anticipazione per i lettori di Artribune?
In questo momento credo che aziende e designer debbano costruire modelli alternativi a quelli tradizionali. Personalmente, dopo aver disegnato ogni tipologia di prodotto, mi interessa relativamente lavorare sul singolo oggetto, tanto meno su un terreno inflazionato come quello del mobile. Sto spostando il mio raggio d’azione sui Paesi emergenti, creando nuove partnership, art direction o start-up, e cercando di sviluppare progetti innovativi nel campo della mobilità elettrica.

Cosa pensi della convergenza del design verso l’arte, come si è visto nel caso di Newson da Gagosian tempo fa?
Se da un lato cerco nuove sfide nel campo del design industriale, dall’altro mi piacerebbe lavorare su oggetti unici o a tiratura limitata. Mi sto concentrando su questi due poli, e mi interessa meno tutto quello che si trova a metà, come il mondo del design tradizionale.

Quali materiali ritieni oggi più stimolanti, quali maggiormente capaci di suggerire soluzioni nuove? Si può dire che c’è un nuovo orizzonte di ricerca sperimentale che si dischiude attraverso materiali alternativi e in qualche caso di segno opposto rispetto alla plastica?
Credo sia proprio dal materiale e dalle sue qualità tecniche ed espressive che debba partire il progetto di ricerca, soprattutto per gli oggetti a tiratura limitata. Anche dai materiali più tradizionali come il legno, l’argento, l’ottone, il marmo, il vetro e la ceramica si possono creare oggetti di grande forza espressiva.
Francesca Alix Nicoli

www.stefanogiovannoni.it


 

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Francesca Alix Nicoli
Dopo gli studi classici Francesca Alix Nicoli si laurea in Storia della Filosofia e, di seguito, in Storia e Metodologia della Critica d’Arte. Le sue prime pubblicazioni vertono sul pensiero filosofico di David Hume nella produzione storiografica più recente, ed escono su riviste specialistiche universitarie. Nel 2004 dà alle stampe il primo libro di critica d’arte su “Le giuste premonizioni di Fausto Melotti”. Interrompe gli impegni universitari come assistente di cattedra di storia della filosofia all’Università degli Studi di Bologna e fa rientro a Carrara per prendere in mano la direzione dell’azienda di famiglia, gli Studi di Scultura Nicoli che operano dal 1835 in campo internazionale. Da allora opera con i maggiori artisti contemporanei come production manager. Suoi saggi specialistici sono apparsi in cataloghi e volumi collettanei di arte contemporanea ed approfondimento critico, ed è collaboratrice di numerose riviste di settore e magazines, fra le quali Flash Art, Arte e Critica, Artribune, Segno. Presso Mimesis Editore nella collana Eterotopie è in corso di stampa il suo secondo libro “Giù le mani dalla modernità” la cui uscita è prevista per il settembre 2012.