La moda (e l’incubo) degli Anni Ottanta. A Londra

Al Victoria and Albert Museum, fino al 16 febbraio, Clair Wilcox propone una lettura ravvicinata dello stile alternativo negli ambienti underground delle notti dance londinesi. Attraverso i confini sfumati fra arte e vita.

The Cloth, Summer Summit - 1985 - (c) Anita Corbin

Chi gli Anni Ottanta li ha vissuti dall’età della coscienza fino a più o meno i quaranta ha di sicuro in un qualche cassetto, a casa dei genitori, foto in cui capelli laccati, frange imponenti e repertorio d’abbigliamento dal mix di colori improbabili che risultano sempre fonte di infinite battute e risate… e di cui non ci si può facilmente liberare. Anzi, a ricordarceli ci sono mostre come Club to Catwolk: London Fashion in the 1980s al V&A che, per fortuna con un approccio meno canzonatorio, mette meglio in luce gli aspetti socio-culturali che definiscono il vocabolario estetico degli Anni Ottanta.
In particolare, Claire Wilcox, V&A Head of Fashion, e Wendy Dagworthy, expert consultant, guidano i visitatori attraverso le strade più avanguardiste dei club londinesi con echi così potenti da reinventare le regole dello stile presentato sulle passerelle. Più di novanta i capi in mostra, divisi su due piani e tre sezioni. Tra gli stilisti più influenti ci sono John Galliano, Vivianne Westwood e Katharine Hamnett, e per gli accessori Stephen Jones e Patrick Cox. Il primo piano sicuramente è quello più “scontato”, in cui ci si aspetta di ritrovare alcuni dei look familiari del decennio, come i capi di maglieria ma soprattutto le stampe macro su maglie e camicie di cotone oversize. Katharine Hamnett nei primi Ottanta iniziava a introdurre capi casual di cotone e seta dalle forme rilassate, spesso ispirate alle tute da lavoratore, e in particolare le iconiche t-shirt con grandi scritte tipo slogan politici come la famosa “58% don’t want Pershin” contro il consenso della Tatcher sul posizionamento di missili nucleari americani in UK.

Copertina di The Face (Hell’s Angels Cover) - no. 77, September 1986 - (c) Eamonn Mccabe
Copertina di The Face (Hell’s Angels Cover) – no. 77, September 1986 – (c) Eamonn Mccabe

Sicuramente un aspetto essenziale degli Anni Ottanta sono proprio le grandi scritte e le immagini stampate su cotone, che spesso diventano indumento immancabile del look punk e rockettaro, come Workers of freedom e Willy Brown per i Duran Duran. Ovviamente presenti le stampe su cotone di Betty Jackson.
Le sezione che più incuriosisce è, però, quella relativa alla vita notturna, quella dei club famosi di Londra, come Taboo, i cui frequentatori hanno definito una generazione di stile nuovo, sempre creativo e un po’ azzardato. In mostra, quindi, ci sono costumi al di là dell’estremo, più che carnevaleschi indossati ad esempio da Leight Bowery, che in quegli anni ne diventa il promotore assoluto.
I raggruppamenti di capi riflettono i vari trend sociali omaggiando Fetish, Goth, Rave e New Romantics. Tra quelli più curiosi, i capi di plastica gonfiabile di Michiko Koshino.
Lo stile oversize dell’inizio del decennio lascia il passo, verso la fine, a linee estremamente aderenti, tessuti elasticizzati e colori forti, spesso metallizzati che, si dice, riflettano le lunghe notti nei dance club rinvigorite da fiumi di ecstasy. Sicuramente Vivienne Westwood e la giacca “armata” di pelle argento ne è un esempio. Con queste tendenze iniziano a circolare magazine specializzati quali The Face, I-D e Blitz, che in qualche modo diffondono un’immagine nuova di street look. Nel 1986 Blitz, ad esempio, commissiona a 22 designer londinesi la creazione, ognuno secondo la propria visione, di giacche di jeans rese disponibili da Levi Strauss & Co. (un must degli Ottanta).

Leonardo Proietti

Londra // fino al 16 febbraio 2014
Club to Catwolk: London Fashion in the 1980s
VICTORIA AND ALBERT MUSEUM
Cromwell Road
+44 (0)20 79422000
[email protected]
www.vam.ac.uk

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Leonardo Proietti
Leonardo Proietti (1978) finisce la sua carriera scolastica in Italia in farmacia (controllo qualità) per iniziare collaborazioni come critico d’arte e seguire progetti curatoriali sia in Italia (Gheisha Paint Project, 2007) che a New York (Dream Therapy, 2008) dove si trasferisce per un breve periodo lavorando presso Kathleen Cullen Fine Art come “curatorial assistant.” Segue la rilocazione a Los Angeles dove ha la possibilità di lavorare per la regina del New Pop Surrealism, Merry Karnowsky (Merry Karnowsky Galley). Ha partecipato come assistente alla curatela della mostra Alberto Burri and America (Santa Monica, 2010) presso il Santa Monica Museum of Art e alla stesura del catalogo che accompagna l’esibizione. Ha lavorato come ufficio stampa sia a Roma, che a Los Angeles per organizzazioni non-profit. Al momento sta completando un Master in studi culturali a UCLA (University of California Los Angeles) con particolare attenzione alla moda/storia del costume in relazione ai movimenti Dada e Surrealismo. Insegna come teacher assistant nel dipartimento di storia dell’arte di UCLA. Dal 2011 collabora come corrispondente dagli U.S.A. per Artribune.