Il ballo delle esordienti

C’è chi viene e c’è chi va. Si spiega così l’oscillazione del numero di Padiglioni Nazionali (esordienti) alla Biennale. Ad esempio, nel 2011 erano 89 e quest’anno 88, ma mai prima d’ora avevano esordito 10 nazioni…

Tavares Strachan, Ice Walk, 2004-06

Le meglio piazzate topograficamente sono Bahamas, Bahrain, Kosovo e Santa Sede, che conquistano uno spazio all’Arsenale. Quest’ultima è la partecipazione più discussa: In Principio: porta sulla soglia un’opera di Tano Festa, all’interno invece la triplice interpretazione della Genesi da parte di Studio Azzurro (creazione), Josef Koudelka (decreazione) e Lawrence Carroll (ricreazione). Costo 750mila euro, coperti da contributi privati (main sponsor Eni e Intesa Sanpaolo); e per l’edizione 2015 bisognerà avere l’avallo di Papa Francesco.
Le Bahamas puntano sull’Eclissi polare di Tavares Strachan allestita alle Tese cinquecentesche dalla coppia curatoriale formata dagli americani Robert Hobbs e Jean Crutchfield. Un’installazione ispirata alla spedizione al Polo effettuata nel 1909 da Robert Peary e Matthew Alexander Henson.
All’Arsenale esordisce anche il Kosovo. La giovane repubblica balcanica porta Petrit Halilaj, recentemente in Italia per la collettiva The New Public al Museion di Bolzano. Anche in questo caso, curatela straniera, affidata nella fattispecie a Kathrin Rhomberg, direttrice della Biennale di Berlino 2010.
Per visitare la mostra della Costa d’Avorio occorre farsi traghettare a Spiazzi, sempre in area Arsenale. A rappresentare la repubblica africana, quattro artisti riuniti da Yacouba Konaté: Frédéric Bruly Bouabré, classe 1921, personaggio che non può che incuriosire, vista la presentazione: “Inventor of his personal alphabet, founder of his own religion and writer”; mentre gli altri tre convocati si suddividono i medium: dalla pittura di Tamsir Dia alla scultura in legno di Jems Koko Bi (probabilmente l’artista contemporaneo ivoriano più noto) passando per gli scatti di Franck Fanny.

Petrit Halilaj - photo Enver Bylykbashi
Petrit Halilaj – photo Enver Bylykbashi

Si resta in area calda anche per visitare il Padiglione delle Maldive, allocato alla Gervasuti Foundation, lungo uno dei tragitti che conduce dall’Arsenale ai Giardini o viceversa. E una visita lo vale, poiché Portable Nation sfoggia un elenco di artisti di tutto rispetto: Paul Miller aka DJ Spooky, Thierry Geoffrey aka Colonel (ricordate la tenda montata di fronte al Fridericianum durante l’ultima Documenta?), Gregory Niemeyer, Stefano Cagol, Hanna Husberg, Laura McLean & Kalliopi Tsipni-Kolaza, Khaled Ramadan, Moomin Fouad, Mohamed Ali, Sama Alshaibi, Patrizio Travagli, Achilleas Kentonis & Maria Papacaharalambous, Wooloo, Khaled Hafez, Ursula Biemann, Heidrun Holzfeind & Christoph Draeger e Klaus Schafler. A dirigere l’orchestra, il team CPS – Chamber of Public Secrets (composto dal nostro Alfredo Cramerotti insieme ad Aida Eltorie e Khaled Ramadan) con i curatori aggiunti Maren Richter e Camilla Boemio.
L’Angola si presenta sotto il cappello di Luanda, Encyclopedic City. Il Paese africano, che alla scorsa Biennale di Architettura stava alla Fondazione Cini, quest’anno trasloca a Palazzo Cini, a metà strada fra Accademia e Collezione Guggenheim. La curatela resta in mano a Beyond Entropy, associazione composta da Paula Nascimento e Stefano Rabolli Pansera (a loro sono affidate le due pagine della rubrica Focus su questo numero), con l’ausilio di Jorge Gumbe e Feliciano dos Santos.
C’è poi un secondo Paese dell’area del Golfo – insieme al Bahrain, ma di loro parliamo più diffusamente qualche pagina più avanti – a esordire: il Kuwait, che trova alloggio a Palazzo Michiel del Brusà. Posizione strategica anch’essa, poiché l’edificio si trova su Strada Nova; ed è il palazzo che nel 2009 ospitava il Padiglione Singapore (il quale, dopo sei partecipazioni, quest’anno non c’è: il National Arts Council ha fatto sapere che ritiene prioritario “lavorare su un museo e sostenere diverse fiere d’arte nel Paese…”).

Luanda
Luanda

Chiudono la parata degli esordienti il Paraguay, che atterra a Palazzo Carminati – una delle due sedi adibite a residenza per artisti dalla Fondazione Bevilacqua La Masa – con la collettiva The Encyclopedic Palace of Paraguay a convogliare le opere di Pedro Barrail, Felix Toranzos, Diana Rossi e Daniel Milessi; e dalla Polinesia sbarca Tuvalu, microstato di 26 kmq e meno di 10mila abitanti che porta in Laguna il solo show di Vincent J.F. Huang. Per vederlo ci si deve spingere fino a Mestre, a Forte Marghera, ma il luogo merita il viaggio.

Marco Enrico Giacomelli

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.