After Fukushima, Tokyo Now! (II)

Quest’anno si occuperà della Sharjah Biennial. Ma soprattutto è il curatore capo del MOT, il museo d’arte contemporanea di Tokyo. In questa intervista, Yuko Hasegawa svela tutte le sfaccettature del Giappone artistico.

Céleste Boursier-Mougenot, Clinamen, 2012 - photo Norihiro Ueno

Ho visitato Tokyo due volte e in entrambe le occasioni ho avuto la netta sensazione che la maggior parte delle persone ami più l’arte tradizionale e moderna che quella contemporanea.
C’è molto interesse per l’arte tradizionale e moderna, per gli artisti del XX secolo, come Picasso o Cézanne o per i maestri giapponesi moderni. C’è sì interesse anche per l’arte contemporanea, ma in proporzione il bacino è molto più ristretto, come tu hai rilevato. Quando poi ci spostiamo nell’arte cutting-edge, il numero delle persone si riduce ulteriormente.

Com’è la scena del collezionismo? Ci sono molti collezionisti di arte contemporanea in Giappone? Hanno un ruolo attivo, ad esempio con fondazioni o collezioni aperte al pubblico? E che ruolo hanno invece le gallerie private?
Rispetto al pubblico generico, la situazione del collezionismo è peggiore. I collezionisti in Giappone sono una minoranza. Negli Anni Ottanta soprattutto le grandi aziende acquistavano come forma d’investimento. Oggi sono in pochi. Anche le gallerie private commerciali in Giappone, che lavorano con artisti importanti, vendono per l’80 % a collezionisti all’estero. Inoltre, la maggior parte dei musei giapponesi è pubblica e negli ultimi dieci anni c’è stato un forte taglio dei fondi di denaro pubblico per l’acquisto di opere. Per questo, molti musei hanno smesso di comprare arte.

Ci sono però alcune aziende private che gestiscono spazi dedicati all’arte contemporanea, tra cui Shiseido…
Sì, Yoshiharu Fukuhara, proprietario dell’azienda di cosmetici Shiseido, ma anche Takeo Obayashi della società di costruzioni Obayashi Corporation o Soichiro Fukutake della Benesse Corporation sono grandi collezionisti. Ma, rispetto all’Europa o agli Stati Uniti, il numero dei collezionisti e delle aziende interessate all’arte contemporanea è minore.

Ryoji Ikeda, data.matrix [n°1-10], 2006-09 - photo Norihiro Ueno
Ryoji Ikeda, data.matrix [n°1-10], 2006-09 – photo Norihiro Ueno
Ci sono spazi non profit in città dedicati all’arte?
Ce ne sono molti gestiti da artisti, indipendenti, come 3331 a Kanda (Tokyo) dell’artista Masato Nakamura, o Tokyo Wonder Site, finanziato dal Tokyo City Government, mentre altri sono supportati da fondazioni o da aziende. La stessa Shiseido Gallery non è a scopo di lucro, seppur finanziata dall’azienda.

Hai curato la mostra al MOT sulla relazione fra arte e musica. Un’esposizione piuttosto sofisticata. Come ha risposto il pubblico?
I visitatori hanno risposto positivamente. Anche ai più giovani, che sono molto attenti e critici sulla musica, è piaciuta. Rispetto all’Occidente, in Giappone non ci sono state mostre che hanno indagato storicamente il rapporto tra la musica e l’arte, a partire da Kandinsky, passando per Cage, fino a oggi.

Sei stata nominata curatrice dell’11esima edizione della Biennale di Sharjah che si terrà dal 13 marzo al 13 maggio. Cosa porterai dal Giappone?
Ho invitato lo studio di architettura SANAA, che realizzerà un padiglione in città; porterò uno chef giapponese per gestire un ristorante pop-up disegnato dallo studio d’architettura spagnolo AMID. Inoltre ho invitato Ryuichi Sakamoto che, insieme a Shiro Takatani, realizzerà una nuova versione dell’opera che hai visto esposta ora al MOT; i due artisti giapponesi Fumito Urabe e Mikiko Kasahara, e Inoue Yuichi, un artista non più vivente, sconosciuto al grande pubblico, ma un maestro della calligrafia astratta in un contesto contemporaneo.

Daniele Perra

www.mot-art-museum.jp
www.sharjahbiennial.org

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #11

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e advisor strategico per i media e la comunicazione. Editorialista di “Artribune”, collabora con “GQ Italia” “GQ.com”, "SOLAR" “pagina99”. È attualmente strategic communication advisor della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary di Vienna e docente di Visual Culture allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". Ha lavorato come Direttore Comunicazione del Centro Pecci e Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall, Malmö, Svezia e ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e allo IED e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano (2004-2005), è stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano”.