Viaggio al centro dei ricordi. Anna Franceschini, verso Fabriano

Di solito un artista visivo parla per immagini. Dipinti, video, installazioni. Ma quando capita che ti conquisti anche con le parole (scritte), è una lieta sorpresa. Anna Franceschini, all’indomani della vittoria del Premio Casoli, ci invia un suo racconto. Appunti dal suo viaggio verso Fabriano, nel percorso di elaborazione del progetto vincitore. Ad accompagnare il testo qualche scatto veloce, rubato durante il tragitto. E poi una serie di randering. Pubblichiamo tutto, nell’attesa di vedere l’opera. Cogliendo l’occasione per raccontarvi un po’ del suo lavoro…

Anna Franceschini, Casa Verdi, documentary, Minidv, color, sound, 50’, 2008 - Produced by Invisibile Film, Milan

Artista viaggiatrice, artista narratrice. Una che si innamora dell’aura dei luoghi, della luce, dei passaggi di tono. Quando i colori entrano in testa e poi, per sempre, quel posto avrà quel timbro lì, quella sfumatura: fughe di orizzonti pastello, cieli d’azzurro-metallo, scoppi pirotecnici nella notte, il sole negli occhi, paesaggi come ingranaggi, nebbia rappresa, polvere.
Nella testa si scompone e si rassetta una collezione di fotografie, da traghettare poi verso il racconto che subito si nega: Anna Franceschini ruba strati di pelle sensibile dal corpo dei luoghi, per farne in qualche modo astrazione filmica. Micro-eventi senza collocazione certa. Potrebbe accadere ovunque, quel che accade. E potrebbe anche, in fondo, non essere accaduto mai. Una giostra qualsiasi, un qualsiasi pensionato per anziani, un palazzetto del ghiaccio, come ce ne sono tanti. E la storia inizia e finisce, in loop, senza iniziare né finire davvero. I suoi video sono quello che resta dopo il viaggio, in forma di essenza più che di memoria diegetica. Un lavoro di osservazione clinica, di raccolta, di sbozzatura, infine di sintesi. Puntando all’osso. Nel vuoto ricavato, il tempo scorre con lentezza, annullando le coordinate residue. E tutto resta così, misurato, sussurrato, scandito sillaba per sillaba, inquadratura dopo inquadratura. Nella massima concentrazione.

Anna Franceschini ha vinto, quest’anno, la XIII edizione del “Premio Ermanno Casoli”, curato da Marcello Smarrelli, direttore artistico dell’omonima Fondazione. Si chiama Rock-Paper-Scissors la videoinstallazione che l’ha portata al traguardo, un progetto dedicato alla città di Fabriano. L’opera è adesso in cantiere: Anna sta studiando, progettando, registrando ricordi. Nel tentativo di catturare l’identità di un ennesimo luogo, metterà in atto il suo piccolo dispositivo poetico, in cerca di nuovi chiaroscuri, di impercettibili geometrie.
A Ottobre la presentazione del risultato di questa ricognizione territoriale. In anteprima, Artribune condivide qualche spunto dalla prima fase di ricerca, pubblicando un po’ di materiale inedito. Scatti: semplici appunti di viaggio raccolti a Fabriano; i randering dell’installazione, realizzati dallo studio di architettura Salottobuono; un racconto scritto in soggettiva, saturo di immagini e di sentimento: è la Anna narratrice, che apparecchia bene le parole sul foglio, con l’agilità, la grazia e l’attenzione di chi la vocazione al racconto ce l’ha nel DNA.

Che siano immagini o testi, poco cambia. Più asciutti o dettagliati, algidi o intimisti, i frammenti si intersecano a dovere, nella costruzione obliqua del processo creativo. È la storia prima della storia, il viaggio – con o senza bussola – prima di arrivare all’ultima pagina, all’ultimo frame.
Cominciando da qui.

Anna Franceschini, snapshots da sopralluoghi, Fabriano, 2012

MIDWEST, VERSO L’ADRIATICO
di Anna Franceschini

D’estate in Italia accade un misterioso fenomeno, forse legato ai torridi anticicloni che ci soffiano sopra, inclementi.
Per un incanto lucente i luoghi assumono sembianze differenti.
Una colossale, interminabile Fata Morgana produce un gigantesco ologramma che ingloba tutto il paese.
Allora non è che le cose proprio cambiano, è che sembrano diverse. Fanno venire in mente qualcos’altro. Ma solo quando fa veramente caldo, però.
Quando fa molto, molto caldo, l’Italia a me sembra l’America dei Film.

Mi è sembrato, una volta, che la Lunigiana fosse l’Arizona.
Era tutta gialla e riarsa e c’era un mausoleo della motocicletta truccata sopra una collinetta grondante agavi belle tornite.

Un’altra volta la Romagna mi è sembrata una piccola California.
Le strade grandi e dritte, l’asfalto ingrigito dall’uso e sbiancato dal sole. C’erano le palme elettriche ai lati. Di giorno scheletri bianchi irrigiditi, di notte spettacolini luminosi multicolor.
Verde, giallo, blu.

A Milano una volta, di notte, mi sono confusa e ho chiesto a un ‘paninaro’ un taco da un dollaro. E’ che, per un attimo, ho pensato fosse Los Angeles.

Anna Franceschini, snapshots da sopralluoghi, Fabriano, 2012

Quest’estate sono spesso a Fabriano, nelle Marche, e mi è sembrato, ma non sono certa, di aver visto una grande scritta bianca sopra una collina, con i caratteri un po’ squadrati e spessi…

A Fabriano sto facendo le riprese per un film, un film in tre parti. Non un film narrativo, però. Una sorta di racconto del luogo per immagini.

Nei posti di solito ci vado per fare altri piccoli/brevi film. E mi capita sempre di pensare che i luoghi che vedo e le cose che guardo sono altri posti, altre cose.

Nelle Marche ci sono le colline, morbide morbide con il grano sopra, tutto spettinato dal vento, un po’ fanè. E poi c’è un florilegio di ginestre dappertutto. Mai vista una concentrazione di ginestre di questa portata.

Vicino a Fabriano ci sono anche le grotte di Frasassi, con le porte scorrevoli automatiche, le luci artificiali gialle e bianche. Sono belle, hanno dei percorsi da fare a piedi e a me, onestamente, ricordano un mix tra il trenino fantasma e la casa stregata del Luna Park. Fa anche quel freddo umido cento-per-cento, che è un po’ la temperatura della paura prima che diventi terrore.

Comunque, a Fabriano, si producono anche molte cose utili.
La carta, per esempio.
E le cappe per le cucine di mezzo mondo.
Negli stabilimenti tutto è in perpetuo movimento.
Tutto si va a incastrare nella sua posizione, precisamente, senza intoppi.
Ci sono delle macchine gigantesche che si muovono con la grazia e la leggerezza di Isadora Duncan.
Metalli e polimeri. Scintille e clangori.

Anna Franceschini, snapshots da sopralluoghi, Fabriano, 2012

I connotati dei luoghi, in Italia soprattutto, si mescolano come in una faccia davvero irregolare. Come se un occhio volesse prendere il sopravvento sull’altro, un orecchio si contendesse con la bocca la postazione dello zigomo e gli incisivi e i canini fossero avvinghiati a pomiciare. Eppure di una faccia così ti puoi innamorare tantissimo.
Con i luoghi mi sembra un po’ lo stesso.
Io ho vissuto in Olanda ed era diverso.
Flaiano una volta ha scritto che Mondrian non era un pittore astratto, era un paesaggista.
Flaiano era abruzzese, di Pescara.
Nei luoghi le cose sono un po’ in libera uscita, in abiti civili.
E’ divertente vedere le cose che si accostano l’una all’altra e immaginare le ragioni di queste giustapposizioni.
Poi, con i miei lavori, io posso fare una cosa in più. Posso filmare le cose, i luoghi, e ricombinarli a mio piacimento.
Questa volta, mi piacerebbe che il film su Fabriano assomigliasse a una specie di slot machine di immagini.
Tipo: CILIEGIE/CILIEGIE/CILIEGIE/FRAGOLA.
Tipo: COLLINA CON GRANO/COLLINA CON GRANO/COLLINA CON GRANO/GROTTA. E così via. Senza fine. Sempre a sperare che tutto quadri, che vada tutto bene. Ma non si vince mai, alle macchinette. E si continua.
É per questo che il lavoro diventerà una video-istallazione, perchè non finisca mai.

Anna Franceschini, Rock-Paper-Scissors, randering by Salottobuono, 2012

Il cinema è una macchinetta. Una macchinetta fantastica. Che ti fa credere che le cose si muovano, che ti fa pensare che le immagini che hai nella testa siano vere.

Io in America ci sono stata una volta sola. E faceva anche abbastanza caldo, ma non mi è sembrata l’Italia“.

a cura di Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • dust

    Fabio Volo è tra noi. Facciamocene una ragione.

  • stefano

    insopportabile e patetica retorica. narcisista e facile. che stupisce chi non sa cosa sia la vera scrittura.

  • dust

    il vero capolavoro è il plurale di “ciliegia”…

  • margherita s.

    ragazzi, come dice dust, facciamocene una ragione. la casta ha deciso che quest’anno lei è asso pigliatutto. anche se il lavoro, certo non brutto, ma neanche indimenticabile, non merita certo tutto questo spazio. in questo mondo basta fare un po’ gli strani, avere capigliature che lascino il segno, essere sofisticati è un tantino nevrotici, parlare a bassa voce, sorridere poco e a pochi, sembrare sempre un po’ scontenti. e, soprattutto, dimostrare di essere colti almeno 50 volte di più di quanto non sia effettivamente. Il segreto è parlare il meno possibile, così tutti attribuiranno il silenzio al mistero della persona, e non all’inconsistenza.

    • giovanni

      A rosiconi!
      Continuate così e vi daranno il premio per la più alta acidità :-)