La celeberrima agenzia fotografica internazionale festeggia un importante anniversario. E l’Italia le rende omaggio con un ricco bouquet di appuntamenti espositivi. Da Torino a Brescia, la storia di un’impresa che ha fatto epoca.

Magnum Photos compie settant’anni. Si tratta di uno dei più intensi e rivoluzionari episodi della storia della fotografia, che non a caso nasce e si sviluppa poco tempo dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
I fondatori dell’agenzia, a Parigi, sono alcuni fra i più grandi reporter di tutti i tempi: Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David Seymour, Maria Eisner, William e Rita Vandivert. L’idea è quella di reclamare e sottolineare l’indipendenza intellettuale ed economica dei fotografi rispetto al potere invasivo dell’informazione. L’esigenza è proteggere il diritto d’autore, tutelare la trasparenza di informazione, offrire al fotografo un ruolo attivo. Per fare questo, i fondatori danno vita a una società cooperativa alla quale, solo due anni dopo, si sarebbe unito anche lo svizzero Werner Bischof. In questi settant’anni la storia della Magnum è stata densa, complessa, ricca di avventure. Attualmente fanno parte di Magnum alcuni fra i più significativi fotografi del mondo. Fino al 2014, i vertici hanno battuto bandiera italiana: l’amministratore delegato era Giorgio Psacharopulo, il presidente era il fotoreporter di guerra Alex Majoli. L’agenzia mantiene le sedi editoriali di Parigi e New York, alle quali nel tempo si sono aggiunte Londra e Tokyo.
La grande novità di Magnum, rispetto alle agenzie esistite fino a quel momento, è che le immagini rimangono di proprietà del fotografo, il quale può decidere, insieme a riviste e giornali che ne fanno uso, il tipo di taglio da utilizzare. In tal modo il fotografo perde il suo ruolo di artigiano al servizio dell’informazione e acquista una valenza attiva, di operatore dell’informazione, con un termine che ricorda tanto gli Anni Settanta. È un passo da gigante in termini di libertà. Il fotografo, da questo momento, decide come e per chi lavorare. Maggiore è la libertà di azione rispetto ai soggetti da fotografare e alla metodologia di lavoro.

Italy. Venezia. 1989. © Martin Parr-Magnum Photos
Italy. Venezia. 1989. © Martin Parr-Magnum Photos

I GRANDI NOMI DELLA FOTOGRAFIA

Le fotografie realizzate nel corso degli anni sono profondamente diverse le une dalle altre, non esiste uno stile comune. E ciò contribuisce alla grandezza di Magnum e dei suoi protagonisti. I quattro fondatori maschi si dividono le sfere di influenza nel mondo: Cartier-Bresson sceglie l’Asia. I suoi reportage in Cina e in India rimangono dei punti di riferimento fondamentali. Seymour sceglie l’Europa, Rodger l’Africa e Capa l’America.
Nel corso dei primi anni giungono alla Magnum altri grandi personalità: lo svizzero René Burri, l’americano Elliott Erwitt.
Sono parte integrante dell’epopea di Magnum anche le morti sul lavoro di alcuni dei suoi affiliati – da quella di Robert Capa in Indocina a quella di David Seymour detto Chim in Egitto, fino a quella di Werner Bischof in Perù. In seno alla storica agenzia nascono alcuni tra i più importanti reportage di sempre: da quello di Philip Jones Griffiths, dedicato alla Guerra del Vietnam, a quello di Leonard Freed sul movimento americano per i diritti civili.
Inoltre chi più dell’inglese Martin Parr (attuale presidente dell’agenzia) è riuscito a offrire un’immagine del nostro tempo, dominato dal consumismo mediatico e non solo? E che dire dei cani di Elliot Erwitt?

June 5th, 2004. Protest against the visit of US President Bush. © Thomas Dworzak-Magnum Photos
June 5th, 2004. Protest against the visit of US President Bush. © Thomas Dworzak-Magnum Photos

LE MOSTRE ITALIANE

Una serie di mostre celebra l’anniversario dell’agenzia nel nostro Paese. L’Italia di Magnum è il titolo della rassegna proposta da Camera a Torino, con una galleria di immagini dedicate all’Italia dagli autori targati Magnum, come Cartier-Bresson, Ferdinando Scianna e Paolo Pellegrin. Il Museo del violino di Cremona punta l’attenzione sull’intenso rapporto tra Magnum e il settimanale Life, fondato nel 1936 da Henry Luce. La rivista, che ha chiuso i battenti nel 1972, ha profondamente mutato il ruolo dell’immagine nella società americana e oltre.
Al Museo di Santa Giulia, a Brescia, le mostre sono tre. La prima è dedicata a Steve McCurry, uno dei fotografi più amati e conosciuti nel mondo. L’inedita selezione di fotografie proposta costituisce anche un omaggio di McCurry ad André Kertész, raffinato maestro ungherese della fotografia novecentesca. La seconda è Magnum’s First. Nel 2006, infatti, in una cantina di Innsbruck furono ritrovate ottantasette fotografie della mostra Gesicht der Zeit. Sono le fotografie della prima mostra del gruppo, proposta in cinque città austriache tra il 1955 e il 1956. Qualcosa impedì che la rassegna trovasse altre sedi e gli scatti vintage sono rimasti chiusi nelle casse per cinquant’anni. Si tratta di un patrimonio di grande valore storico: insieme alle immagini, infatti, sono stati rinvenuti didascalie e supporti originali, che hanno permesso di ricostruire la mostra. La terza esposizione si intitola Magnum. La première fois – La prima volta e racconta quel particolare attimo della vita professionale in cui il fotografo trova la sua cifra estetica e stilistica.

Angela Madesani

Torino // fino al 21 maggio 2017
L’Italia di Magnum
a cura di Walter Guadagnini con Arianna Visani
CAMERA
Via delle Rosine 18
www.camera.to

Cremona // fino all’11 giugno 2017
Life – Magnum
a cura di Marco Minuz
MUSEO DEL VIOLINO
Piazza Marconi 5
www.museodelviolino.org

Brescia // fino al 3 settembre 2017
Steve McCurry. Leggere
a cura di Biba Giacchetti e Roberto Cotroneo
Magnum’s First
direzione e coordinamento Luigi Di Corato
Magnum. La première fois
direzione e coordinamento Luigi Di Corato
MUSEO DI SANTA GIULIA
Via Musei 81b
www.bresciamusei.com

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #3

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Spazi espositiviCAMERA CENTRO ITALIANO PER LA FOTOGRAFIA, MUSEO DEL VIOLINO, MUSEO DI SANTA GIULIA
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Angela Madesani
Storica dell’arte e curatrice indipendente, è autrice, fra le altre cose, del volume “Le icone fluttuanti. Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia”, di “Storia della fotografia” per i tipi di Bruno Mondadori e di “Le intelligenze dell’arte” (Nomos edizioni). Ha curato numerose mostre presso istituzioni pubbliche e private italiane e straniere. È autrice di numerosi volumi di prestigiosi autori fra i quali: Gabriele Basilico, Giuseppe Cavalli, Franco Vaccari, Vincenzo Castella, Francesco Jodice, Elisabeth Scherffig, Anne e Patrick Poirier, Luigi Ghirri. Ha recentemente curato un volume sugli scritti d’arte di Giuseppe Ungaretti. Insegna all’Accademia di Brera e all’Istituto Europeo del Design di Milano.