Dialoghi in rete, con MAXXIinWeb. Armin Linke e il Bello nella Fotografia

Prosegue il ciclo di talk promosso da Maxxi e Telecom Italia. Quarto appuntamento di questa indagine sul senso del Bello, stavolta letto attraverso la lente della fotografia. Ospite è Armin Linke, a partire dalle 19 di oggi, 10 dicembre 2013. In streaming anche su Artribune Television

Armin Linke, Russian Spatiography

Dove si nasconde il senso della bellezza? Come si declina, attraverso i vari linguaggi dell’arte e della creatività, il concetto di bello? Nell’infinita maniera di intendere una parola così molteplice, soggetta a mille visioni ed interpretazioni, MAXXIinWeb interroga cinque personalità del mondo dell’arte e della cultura, per ascoltare dalla loro viva voce la testimonianza di un’esperienza professionale alla ricerca di una forma possibile per la bellezza. Il teatro per Nancy Brilli, le arti visive per Stefano Arienti, il design per Gaetano Pesce e adesso la fotografia per Armin Linke, nell’attesa del’ultimo incontro con Stefano Boeri, per l’architettura.
Dall’auditorium del MAXXI, per cinque martedì di fila, si stanno susseguendo questi talk dal sapore colloquiale, pensati in forma di interviste/conversazioni. Per seguirli non occorre essere a Roma. Grazie alla collaborazione col Telecom Italia, gli incontri raggiungono chiunque sia connesso a Internet, grazie alle dirette streaming veicolate sul sito di Telecom e su Artribune Television, media partner del progetto.

Tra i fotografi italiani di media generazione, Armin Linke, nato a Milano nel 1966, è una delle figure più apprezzate a livello internazionale. Da anni lavora ad un archivio in progress che documenta le attività umane e i paesaggi naturali e artificiali: uno sguardo antropologico che analizza, seleziona, archivia, stabilendo al contempo un rapporto empatico, profondamente umano, con i luoghi e le azioni che incarnano una sorta di epica dell’immagine. Un’infinita collezione di architetture, luoghi istituzionali, di culto o di lavoro, padiglioni industriali, angoli di città, immensi scorci di natura, immortalati con una esattezza rigorosa: vuoti imponenti ed eloquenti in cui si disegna il senso del rapporto tra individuo e spazio. E in cui lo spirito del tempo, la forma dei linguaggi, dei riti e delle culture, la densità dei processi sociali, la struttura delle democrazie e del vivere comune, si condensano ed emergono, con una imponente verità. La luce è quella chiara, aurorale, dell’analisi. Il timbro è quella di una sensibilità vibrante. E la sfida è sempre la stessa, per chi fa della fotografia il suo occhio autentico sul mondo: “Per me la fotografia è in un certo senso per un momento riuscire a fermare il tempo, cosa che nel flusso della nostra vita in qualche modo è impossibile, perché la vita stessa è costruita dal fatto che il tempo non deve fermarsi,  nel momento in cui si ferma, la vita è finita. Attraverso la fotografia però si ha questo momento in cui si riesce a fermare il tempo e attraverso questo, forse, innescare un momento in cui si prende coscienza della vita stessa”.
A introdurre il talk è Anna Mattirolo, Direttore MAXXI Arte, mentre a conversare con Armin Linke c’è Bartolomeo Pietromarchi.

– Helga Marsala

www.telecomitalia.com
www.fondazionemaxxi.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • che platea……..

  • primo intervento di pietromarchi, è riuscito a non dire nulla…parole fatte come “senso del luogo”. come se anche una cartolina (a cui lui contrappone Luigi Ghirri) non avesse un ruolo antropologico e sociologico….bisognerebbe che ogni tanto questi accademici/storici (non definirei pietromarchi critico e curatore) potessere avere un vero contraddittorio. Non queste situazioni ovattate dal buonismo rituale e istituzionale.

  • Armin Linke presenta un lavoro profondamente obsoleto: il pubblico INTERAGISCE e crea il SUO LIBRO di immagini in modo pseudo-casuale e poetico (parola su cui si glissa chiaramente).

    Mi sembra evidente come viviamo una sovraproduzione di immagini e che tutti possiamo interagire, selezionando e contribuendo noi stessi a questa sovraproduzione. Quindi il punto non è lasciare il pubblico in questa interazione casuale, ma definire un MODO. Un modo per fare le differenze e selezionare.

    E’ incredibile come Linke, che insegna anche in una scuola, sia totalmente offuscato dal mito dell’interazione e dalla creazione -da parte del pubblico- di 30.000 libri di fotografie scelte a caso. Sembra che artista e critico vivano totalmente fuori dalla realtà e da un presente che ha digerito queste cose da anni.

    Sembra di assistere ad un talk show, del 10 DICEMBRE 2013, tutto sul personal computer, come strumento da tenere in casa per il lavoro e il gioco.

  • Posto che la possibilità di interagire e fare il proprio libro è totalmente fagocitata e digerita. Passiamo alle foto singole: e qui siamo ai minimi:

    ” entrare nei luoghi per fotografare quello che succede”.

    Ecco. Questa è l’arte contemporanea, quando non ha alcuna idea, ma deve necessariamente esistere per giustificare curatori, musei, sponsor, talk come questo, riviste ecc ecc.

  • Alla fine (per chi c’è arrivato) la cosa migliore del lavoro di Linke è l’idea di lavorare o creare archivi. O anche prendere archivi ready made (come quando prende le foto del catasto nella zona delle ville palladiane). E quindi ancora l’artista come archeologo, come storico home-made, che si fa un po’ da solo e che semmai (come nel caso di Linke) viene dal teatro.

    Mi vengono in mente i film di Yuri Ancarani, dove anche lì sembra di essere davanti ad un regista del National Geographic, tecnicamente bravo, e che si è lasciato prendere un po’ la mano.

    A mio parere questa figura di artista archeologo-turista partecipa all’idea di artista debole, di opera debole. Artista e opera hanno bisogno di istituzioni e curatori che, come Chiese e Sacerdoti, dicano che l’opera è Santa, ha Valore, e così sia.

    E quindi appunto debolezza dell’artista e dell’opera in favore di altri ruoli che però non sono l’artista. E quindi il risultato di tutto è un vuoto.

  • @ Whitehouse
    “Armin Linke presenta un lavoro profondamente obsoleto” : potresti argomentare in maniera più completa e chiara questa affermazione ?? Grazie!

    “Mi sembra evidente come viviamo una sovraproduzione (sic!) di immagini e che tutti possiamo interagire, selezionando e contribuendo noi stessi a questa sovraproduzione (sic!). ” … “Linke, … , sia totalmente offuscato dal mito dell’interazione e dalla creazione -da parte del pubblico- di 30.000 libri di fotografie scelte a caso”
    “Sembra di assistere ad un talk show, del 10 DICEMBRE 2013, tutto sul personal computer, come strumento da tenere in casa per il lavoro e il gioco”

    …pare a me che tu abbia completamente equivocato le ragioni e quindi i modi ed il significato che Linke annette al suo lavoro. In realtà non ha nessun interesse o volontà di parlare “del personal computer, come strumento da tenere in casa per il lavoro e il gioco” (per usare la tua metafora) ma, casomai, “visto che (quasi) tutti hanno a casa (o in tasca) un computer che usano per il lavoro e il gioco, vedere, capire e far emergere come tali strumenti vengano in realtà utilizzati e a quali criteri di scelta e orientazione ( i tuoi “modi”) tali utilizzi soggiacciano e rispondano.

    Una considerazione che pare non sfiorarti : quasi tutti i progetti di Linke sono progetti iniziati da 5 a 10 anni prima del loro completamento (e qualche volta sono ancora “in progress”) e’ evidente che, per quanto un progetto di tal fatta possa essere aggiornato in “corso d’opera” esso risentirà sempre, dal punto di vista tecnico ma anche “concettuale”, della sua data di nascita e della sua eta’.
    Questo nulla toglie alla bontà del progetto (se esso e’ buono, ovviamente) cosi come il fatto che “Dejuner sur l’herbe” presenti due personaggi maschili vestiti in abiti ottocenteschi e due donne nude le cui forme corrispondono al “bello femminile” della medesima epoca, non c’impedisce, oggi, di continuare ad apprezzare ed a ricevere positiva comunicazione dall’opera.

    • Pneumatici michelin

      Caro Gerini mi spiace ma concordo con
      whitehouse: questa pratica archiviale della fotografia
      credo risalga nei suoi primi esempi agli anni 70
      Con i lavori di larry sultan e mike mandel, sekula,
      Divola, schmid ecc
      Mi sembra una tematica datata perché ha anticipato
      Questioni legate al l mondo inflazionato di oggi
      ma ora risulta inadeguata
      e insufficente: abbiamo bisogno di meno artisti e con
      scelte meno casuali, siamo stufi di assistere a queste
      accozzaglie messe su a vanvera.

      • lgg

        Caro pneumatici (… mi mette un pò male … perchè mi viene subito in mente il costo delle “gomme d’auto”… ;-) comunque !!!)
        mi fa piacere che tu concordi con whitehouse e non avevo e non ho, nessuna intenzione d’instaurare una polemica sull’argomento.
        A te ed a lui, però, vorrei dire che creare, usare e far usare un archivio fotografico non è un “tema” nè “l’oggetto” dell’arte e men che meno mi pare lo sia per Linke .
        Accomunarlo ad altri che lo hanno fatto, senza un’adeguata comparazione critica e senza “l’argomentazione” che chiedevo a wh è un po’ (scusa la brutalità dell’esempio), come dire che Picasso e Mondrian facevano le stesse cose dato che usavano tele, pennelli e colori!!
        Tutti i fotografi, in qualche “modo” archiviano immagini e fanno uso di un archivio di immagini: la differenza (se c’è ) è nel “come”, nel “perché” ed ancor più nel “con che tipo di output comunicativo”.
        Dire che oggi l’esercizio artistico di Linke risulta “inadeguato” (che è già molto meno pesante che non il “profondamente obsoleto” di wh) può anche essere vero e condivisibile … basta esplicarne le ragioni, magari non dimenticando che, sia “obsoleto” che “inadeguato”, sono sempre termini relativi che necessitano di vede enunciato il “rispetto a che” .
        Onestamente non riesco a trovare “casuali” e “accozzaglie messe su a vanvera” i lavori di Linke, ma questo potrebbe benissimo essere un mio limite e sono sempre pronto a ricredermi, se mi si danno adeguate spiegazioni.
        Infine, che oggi sarebbe meglio avere meno artisti e meno “opere” (e certamente meno “immagini”) mi trova perfettamente d’accordo in linea di principio ma … a chi il compito di diradare e rottamare?
        Detto a gran voce che sarebbe meglio che tanti andassero a lavorare i campi o a fare altri utili mestieri e professioni, anziché dedicarsi all’arte, posso io o tu o altri dire ad uno specifico soggetto : “bada bene ! non ti passi per la mente di fare l’artista!” ??? … e allora???

        • Pneumatici michelin

          Caro Gerini, mi pare che lei faccia finta di non
          capire : se lei si rilegge quanto scritto da
          Whitehouse e me troverá giá abbastanza
          argomentazioni ,(forse)non definitive ed esaurienti
          ma alle quali lei comunque non risponde e non prende
          In considerazione inventandosi che io svrei detto, piú
          o meno, che linke é un clone di altri artisti che hanno fatto
          un certo lavoro con la fotografia negli anni 70; io invece ho
          semplicemente detto che linke rientra in un certo
          “Stile” in una certa “modalitá operativa” e in definitiva
          Ad un certo contesto tematico che per comoditá
          Anche david campany (arte e fotografia-phaidon)
          racchiude con l’etichetta “archivio”.
          Spero d’essere stato ora piú chiaro!
          Il suo paragone é un pó dilettantesco, quindi:
          Io non ho paragonato picasso a mondrian ma piuttosto
          Picasso a metzinger! :)
          Quanto al numero degli artisti e al fatto che ce
          ne sono troppi ho scritto proprio questo e non me
          Ne pento anche se angelov se ne fará un cruccio.
          Purtroppo bravi o pessimi che siano sempre artisti
          sono : é ovvio che sarebbe meglio averne di meno
          e tutti bravi. Che fare degli altri, caro gerini?
          Ma ammazziamone un pó , che domande! :))
          Ma le sembra una soluzione migliore ,forse ,
          quella di continuare con questa moltiplicazione
          Indefessa e inintelligente mescolando decine di
          Versioni della stessa cosa , una volta mozzata a
          destra un’altra volta mozzata a sinistra e un’altra
          scontornata dal primo che passa, con la scusa di
          “capire e far emergere come tali strumenti vengano
          in realtà utilizzati e a quali criteri di scelta e
          orientazione” ! :))

          • lgg

            Ho scritto in precedenza e ribadisco : “…non avevo e non ho, nessuna intenzione d’instaurare una polemica sull’argomento.”
            Quanto al “far finta di non capire” credo sia evidente, a chi legge, chi realmente lo stia praticando qui.
            Se il senso dei miei commenti precedenti davvero ti sfugge eccotelo esplicitato in piano e semplice Italiano :
            Sarei felice di leggere e son certo di non esser l’unico, commenti critici che, al di la di mere affermazioni del tipo “profondamente obsoleto” o “inadeguato”, esplicassero un’analisi argomentale (sia pur sinteticamente espressa) nella quale, ad esempio, quando si citano “paralleli” o “similitudini” si chiariscano anche le ragioni che portano a ritenerli tali.
            E’ forse pretendere troppo da un commentario come questo? Io non credo. Ci sono commentatori abituali (non li cito per non far torto ad altri ma anche tu e whitehouse siete nel novero) che hanno spesso dimostrato di esserne capaci..
            Su commenti di quel genere vale la pena aprire una discussione (mai una polemica) su quelli che si estrinsecano nel “mi piace/non mi piace” (e “obsoleto” e “inadeguato” son di tal fatta) no!

            “sembra una tematica datata perché ha anticipato
            Questioni legate al l mondo inflazionato di oggi
            ma ora risulta inadeguata”
            questa l’unica tua “argomentazione”:
            ” … sembra una tematica datata…” ma non dici quale sarebbe, secondo te “la tematica” di Linke
            “…ma oggi risulta inadeguata” … inadeguata rispetto a che??
            nota che se non hai colto la vera “tematica”, il suo essere “inadeguata” diventa, ovviamente, irrilevante.

            In un certo senso mi dici “perché dunque non fai tu un tal tipo di commento critico”?
            Il motivo e’ semplice e banale : non sono un “critico” e non ritengo di esserne all’altezza, anche perché il mio modo di ricevere la comunicazione che un’opera veicola ha poco a che fare con l’analisi e con la sintesi che sono necessarie ad un corretto discorso critico.

      • Angelov

        …”abbiamo bisogno di meno artisti”…
        Mi unisco a questa eccelsa serie di commenti, last but not the least…
        ebbene si, fratello pneumatico, hai appena enunciato a frase del secolo:
        a volte sembra così facile essere sintetici, ma in realtà non lo è
        e quando ci si riesce…è tutta carta risparmiata, manco quella igienica.

        • Pneumatici michelin

          Angelov non ho mica capito se sei d’accordo
          o no? Se sei d’accordo ti ringrazio ma non intendevo
          scrivere la frase del secolo, mi é venuta cosí ,
          Spontaneamente

  • … non avevo e non ho, nessuna intenzione d’instaurare una polemica sull’argomento.
    ;)) :))

  • Bella Gerin’s :-) ecco le risposte:

    @ Whitehouse
    “Armin Linke presenta un lavoro profondamente obsoleto” : potresti argomentare in maniera più completa e chiara questa affermazione ?? Grazie!

    il suo modo è la fotografia di reportage, data in pasto all’interazione casuale del pubblico. Che è la stessa mania di fotografare tutto con ogni tipo di device. Si tratta di lavorare su i MODI e non nella produzione bulimica di immagini.

    “Mi sembra evidente come viviamo una sovraproduzione (sic!) di immagini e che tutti possiamo interagire, selezionando e contribuendo noi stessi a questa sovraproduzione (sic!). ” … “Linke, … , sia totalmente offuscato dal mito dell’interazione e dalla creazione -da parte del pubblico- di 30.000 libri di fotografie scelte a caso”
    “Sembra di assistere ad un talk show, del 10 DICEMBRE 2013, tutto sul personal computer, come strumento da tenere in casa per il lavoro e il gioco”

    …pare a me che tu abbia completamente equivocato le ragioni e quindi i modi ed il significato che Linke annette al suo lavoro. In realtà non ha nessun interesse o volontà di parlare “del personal computer, come strumento da tenere in casa per il lavoro e il gioco” (per usare la tua metafora) ma, casomai, “visto che (quasi) tutti hanno a casa (o in tasca) un computer che usano per il lavoro e il gioco, vedere, capire e far emergere come tali strumenti vengano in realtà utilizzati e a quali criteri di scelta e orientazione ( i tuoi “modi”) tali utilizzi soggiacciano e rispondano.

    NON HAI CAPITO LE MIE PAROLE….la mia era una metafora, la esagero per capirci meglio: sembra di assistere oggi ad un talk sul dispositivo del frigorifero.

    Una considerazione che pare non sfiorarti : quasi tutti i progetti di Linke sono progetti iniziati da 5 a 10 anni prima del loro completamento (e qualche volta sono ancora “in progress”) e’ evidente che, per quanto un progetto di tal fatta possa essere aggiornato in “corso d’opera” esso risentirà sempre, dal punto di vista tecnico ma anche “concettuale”, della sua data di nascita e della sua eta’.
    Questo nulla toglie alla bontà del progetto (se esso e’ buono, ovviamente) cosi come il fatto che “Dejuner sur l’herbe” presenti due personaggi maschili vestiti in abiti ottocenteschi e due donne nude le cui forme corrispondono al “bello femminile” della medesima epoca, non c’impedisce, oggi, di continuare ad apprezzare ed a ricevere positiva comunicazione dall’opera.

    Questo è vero, ma ho ben presente la partenza dei principali progetti di Linke. Già 7-8 anni fà pretendevano di trasformare banali reportage in chissà cosa. Poi chiaramente, in anni di lavoro, ci sono alcune intuizioni interessanti…ma siamo sempre nel valore dell’archiviatore-archeologo che lavora per il National Gepgrafic: isole disabitate, case del catasto, ECC ECC

    Mi vengono in mente i film di Yuri Ancarani, dove anche lì sembra di essere davanti ad un regista del National Geographic, tecnicamente bravo, e che si è lasciato prendere un po’ la mano.

    A mio parere questa figura di artista archeologo-turista partecipa all’idea di artista debole, di opera debole. Artista e opera hanno bisogno di istituzioni e curatori che, come Chiese e Sacerdoti, dicano che l’opera è Santa, ha Valore, e così sia. Il Museo e il Curatore difende l’opera e l’artista che altrimenti sarebbe NULLA (guardate la banalità agonizzante delle foto nei luoghi del potere).

    E quindi appunto debolezza dell’artista e dell’opera in favore di altri ruoli che però non sono l’artista. E quindi il risultato di tutto è un vuoto.

  • Pneumatici michelin

    Caro Gerini d’accordo niente polemiche ma
    differenza di opinioni si!
    Eppure mi pare che le stiamo rispondendo
    eccome! Peró lei,mi scusi ,continua a dire che
    non argomentiamo a sufficenza evitando peró
    entrare nel dettaglio di quanto diciamo!
    Per quanto riguarda me lei ad esempio non mi
    dice cosa pensa riguardo la mia proposta di
    ammazzare un pó degli artisti in eccesso che ci
    sono oggi al mondo, che é stata la cosa più
    Intelligente che ho scritto nel mio poco brillante
    Intervento! :))
    Scherzi a parte, non ho capito se lei ritiene
    ancora, dopo i riferimento fatto al libro di campani ,
    se la mia idea di apparentare il lavoro di linke a quello
    di altri autori legati alla modalitá – tematica dell’archivio
    sia tanto sballata . Se lei pensa che mi sbaglio peró
    dovrebbe spiegarmi perché mai.
    Conosco il lavoro di linke da fine anni 80 credo o forse primi
    90 e ricordo molto bene il lavoro di quel tempo: foto di situazioni
    e cose poco riconoscibili perché fotografate senza specificare il
    contesto o con inquadrature ambigue: ad esempio un dettaglio
    di un momento del programma televisivo “giochi senza frontiere”
    Irriconoscibile ecc
    Guardi che é esattamente la stessa cosa che nel 77 facevano mandell
    e sultan quando avevano fatto questo lavoro con 50 fotografie selezionate
    tra migliaia di immagini conservate negli archivi di agenzie federali e
    e aziende: le foto nel libro erano pubblicate senza didascalie e senza
    Indicazione in modi che contenuto e riferimenti non fossero identificabili.
    Ora, il lavoro di linke riprendeva questo tipo di operazione ma ahimé
    depoliticizzandolo (mi scusi é una mia idea fissa quella che tanta arte
    Fatta in italia fa fine anni 80 ad oggi sua troppo depoliticizzata).
    Mi sembra evidente che i due autori americani (e potrei citarne altri)
    utilizzando e decontestualizzando archivi ufficiali e immagini altrui
    miravano a decostruire L’autoritá e il potere economico al modo di un hans haake, per intenderci, mentre linke , che presentava immagini di propria realizzazione,
    si cimentava nella piú innoqua variazione quantitativa
    sul soggetto all’interno peró di un giá satura inflazione di immagini.
    Nei lavori recenti questa propensione alla randomizzazione é perseguita
    coerentemente allargando la partecipazione al pubblico che , mi scusi,
    In queste occasioni fa sempre la figura della foca ammaestrata.
    Sí io trovo tutto questo “inadeguato” ai tempi.
    Perché se anche eventualmente linke volesse operare una sorta
    di decostruzione del reale che ci viene elargito , un’operazione di
    reinterpretazione del sapere e della memoria non puó essere fatta a
    caso perché noi giá viviamo giá abbastanza in balia del caso e un
    buon rimedio potrebbe essere l’intelligenza o magari un atteggiamento
    selettivo che implichi atti sensati, coraggiosi e sopratutto non indifferenti.
    Come le ho giá detto: meno opere ,meno artisti e meno archivi
    sovrabbondanti. Queste pratiche da laboratorio hanno poco da dire,
    almeno dal mio punto di vista, o aggiungono inutilmente al fin troppo:
    Si ha l’impressione di assistere allo svolgersi di un’indagine statistica
    che si allunga a dismisura per dilazionare il temibile rendiconto
    finale.

  • Pneumatici michelin

    E poi caro Gerini mi scusi ma come fa uno come lei
    che da anni su occupa di queste cose, come fa
    a prendere sul serio cose tipo : farsi fare un algoritmo
    da un amico per selezionare le immagini per dare una
    risposta “poetica” agli algoritmi di google?
    Ma mi spieghi allora cosa significa “poetica”!
    Devo continuare? Devo elencarle altre sciocchezze?
    L”assicurazione delle stampe delle immagini
    non é stata concessa perché il pubblico le poteva
    occare e maneggiare e qui linke dice di aver messo
    quindi a prova i limiti istituzionali: quand’é che un’opera
    cessa di essere un’opera che puó essere assicurata?
    Ammazza che sovversivo! Io penso invece che
    nessuno nessuno nemmeno bakunin ti assicurerebbe
    Un pezzo di carta che poi tu dai in mano
    A decine di persone che possono strapparlo o
    spiegazzarlo! Non so come fa caro Gerini
    a prendere sul serio questi giochini visti e
    rivisti sulli statuto istituzionale dell’opera!
    Sarebbe stato piú istruttivo farci fare un gioco
    a indovinelli scegliendo tra dieci sponsor
    esistenti quali finanziano karlshue per
    mandare avanti queste corbellerie!

  • Pneumatici michelin

    Caro Gerini non accetta la polemica?
    Guardi che non é una polemica ma un confronto
    di idee diverse! Capisco che lei fatichi
    ad ambientarsi in uno scenario cosí inedito
    forse perché come molti altri lei non é abituato
    ad essere contraddetto e a sentirsi dire che certe
    cose che si apprezzano ad altri sembrano banalitá
    trite e ritrite.
    Lei ad un certo punto dice:
    “non sono un “critico” e non ritengo di esserne
    all’altezza, anche perché il mio modo di ricevere la comunicazione che un’opera veicola ha poco a che fare con l’analisi e con la sintesi che sono necessarie ad un corretto discorso critico.”
    Ma lo sa che questa frase non mi é nuova?
    Quante volte l’ho giá sentita peonunciare nei
    Vari dibattiti che vengono fuori da artribune?
    Beato dilettantismo quando gli argomenti mancano?
    Io non le chiedo di fare il critico analitico e sintetico
    ma di ragionare con il cervello!
    Guardi forse sono io che mi illudo e forse anch’io
    dovrei cambiare strategia o modalitá argomentativa.
    Per parafrasare il buffi discorso di linke potrei
    quiindi dirle:
    “Caro Gerini un mio amico che é un ingegnere i
    Informatico, ma anche artista perché la domenica strimpella con
    la chitarra insieme a sua zia:)), mi ha fatto un algoritmo
    (Una volta più modestamente si facevano i
    Tarocchi) che ha selezionato un certo numero
    dii frasi tra 200 che ho scritto recentemente e il risultato
    É stato questo:

    “Caro Gerini che bel tempo che fa non voglio
    Polemizzare finché dura la capra campa anziché
    lo strudel sia agitato prima dell’uso piuttosto che
    Usare un rembrandt come asse da stiro ammesso
    E non concesso che l’interattivitá favorisca
    un esponenziale saccheggio di wikypedia
    Nella pizza io ci voglio l’aglio perché l’aglio
    É un ticcasana e fa risirgere i vampiri.
    Guardate che sulla strada c’é una pimpa di benzina
    Alla vs destra: no é a sinistra o di fronte beh dipende
    Da dove arrivate perché se tu mangi l’aglio
    Io preferisco gli spinaci perché sono braccio di ferro
    E jack lindon ha scritto delle bellissime storie
    Sui marinai e le loro sbronze negli angiporti”

    Spero caro gerini che allora lei capisca questo
    Breve discorso, brillantemente confezionato
    Con un algoritmo preparato da un nito scienzuato
    Del Mit! :)))

  • lgg

    Caro Michelin : ci mancherebbe ancora che non accettassi un dialogo dopo averlo provocato! Se ieri non ho risposto e’ solo perché, banalmente, avevo un paio di fastidiosi problemini personali che me l’hanno impedito !!
    Allora vediamo : “lei non é abituato ad essere contraddetto e a sentirsi dire che certe
    cose che si apprezzano ad altri sembrano banalità trite e ritrite.”
    A parte il fatto che sono abituato da tempo immemore ad “essere contraddetto” e che, anzi, quotidianamente contraddico me stesso , ti faccio notare che non ho mai detto di “apprezzare” il lavoro di Linke !!
    In effetti, se ti rileggi i miei commenti, non troverai alcun mio giudizio, positivo o negativo su di esso.
    Il mio primo intervento e quello successivo in risposta al tuo, erano diretti (e lo dicevo chiaramente) a chiedere a voi, che avevate espresso giudizi negativi estremamente sintetici, di argomentare tali giudizi : se si fa critica e’ bene farla in modo articolato ed utile per chi legge, tutto qui.
    Visto che anche tu non sei un “novellino” del commentario di Artribune, potresti (non mi permetto di dire “dovresti”) sapere che rarissimamente ho espresso giudizi critici sul lavoro altrui e ancor più raramente (se mai) negativi.
    Faccio un’eccezione per te e per non sentirmi dire che “sfuggo al dialogo”.
    Tu stigmatizzi la mia affermazione “non sono un “critico” e non ritengo di esserne
    all’altezza, anche perché il mio modo di ricevere la comunicazione che un’opera veicola ha poco a che fare con l’analisi e con la sintesi che sono necessarie ad un corretto discorso critico.” considerandola una facile fuga da parte di uno che non ha argomenti. Sbagli! La verità e’ quella che ho scritto: non mi pongo mai, di fronte ad un lavoro, con un atteggiamento critico ma con l’atteggiamento (che ritengo corretto per lo “spettatore”) di apertura verso la ricezione della comunicazione che tal lavoro mi veicola (e che potrebbe ovviamente essere diversa dalla comunicazione che l’autore intendeva veicolare… ma questo e’ un altro discorso!)
    Detto questo non e’ che sia totalmente incapace ad esprimere un giudizio critico, so per certo, pero’ che il mio giudizio critico non ha quei fondamenti di analisi teorica che altri, i “critici” appunto, possono (e debbono) dare ai loro e che, quindi, il mio rimarrà un giudizio “povero” e non necessariamente utile o interessante per chi legge.
    Ho detto che, per te, faro’ un’eccezione : trovo che il lavoro di Linke sia più interessante sul piano della teoria e dell’esemplificazione di un tipo di lavoro concettuale e di “organizzazione tecnico amministrativa” che può (non necessariamente deve) stare a monte di una produzione artistica che non del risultato artistico che esso raggiunge, che mi lascia, al contrario, freddo e senza emozioni (… scusa, so che “l’emozione” e’ per qualcheduno una bestemmia ma per me continua ad essere una categoria applicabile alla comunicazione artistica).
    Trovo che la lezione di Luigi Ghirri e di Hilla e Bernd Becher, che pure Linke dice di considerare suoi “maestri”, sia stata forse mal compresa e certamente molto poveramente applicata.
    Trovo che anche nella dimensione “tecnologia” Linke, o meglio i “tecnici” a cui si e’ affidato, siano carenti. Trovo sbagliata la volontà di prescindere, per il suo archivio e la richiesta a terzi di suo utilizzo, dalle piattaforme pubbliche e “social” e la costruzione di una piattaforma proprietaria alternativa ad esse e trovo veramente “povero” il livello di tale piattaforma.
    Infine, come già ti dissi, sono perfettamente d’accordo sul fatto che ci siano (e si continuino a produrre) troppe immagini, troppe opere ed anche sul fatto che ci siano troppi artisti inutili. Non mi sento, pero’, di aderire alla tua proposta di contribuire ad eliminarne un po’ … perché altrimenti, per coerenza, dovrei incominciare con l’eseguire un bel seppuku (e ovviamente a non “documentarlo”… o altrimenti sarebbe ancora una nuova produzione di immagini !!!) … ad eliminarmi, recentemente, ci ha quasi pensato la Provvidenza e lascio volentieri ad essa tale compito ingrato ;) ;) ;) :D :D :D

  • Pneumatici michelin

    Caro Gerini ,dati i tempi in cui viviamo ,
    guardi che non essere un critico di professione puó
    permettere di esercitare un ruolo critico addirittura
    più interessante!
    Se lei ritiene di differenziarsi da un critico
    professionista per un’approccio meno pregiudiziale
    all’opera alla quale va incontro non vuol dire che lei
    ha un atteggiamento naif ma che i critici non fanno
    bene il proprio lavoro dato che dovrebbero
    anche loro essere aperti e meno vincolati da
    confraternite e partiti presi.
    Peró le devo dire che a un approccio completamente
    depurato da aspettative e pregiudizi credo poco
    e quindi anche lei non sará privo di una dotazione
    di riferimento , un background magari inconscio:
    Insomma lei non é una tabula rasa. :)
    Il fatto che lei dica di contraddirsi spesso puó
    voler dire che lei semplicemente cambia opinione!
    L’importante é non passare troppo spesso di palo
    In frasca o di fare i capricciosi! :)
    Per il resto mi pare che tirando le somme
    riguardo a linke lei non ha un’opinione tanto diversa
    dalla mia . Anche lei ritiene poveri i riferimenti tecnologici
    logaritmici di linke. Il lavoro degli artisti che ho citato
    per quanto riguarda la modalitá dell’archivio
    É effettivamente più asettico e scarno ma anche
    molto rigoroso e in alcuni casi ha peró avuto sviluppi
    molto interessanti ma capisco che possano non piacere
    e infatti non entusiasmano nemmeno me!
    Infatti come lei non ha mai detto di apprezzare
    Il lavoro di linke io non ho mai detto di apprezzare
    Il lavoro dei vari autori che ho citato! :)
    L’unica cosa che non capisco bene é perché
    lei non accetta la mia idea di ammazzare un pó
    di artisti in eccesso, che non mi sembrava male:)
    E poi “un pó ” non vuole dire “tutti” :)

  • Angelov

    …”uno sguardo antropologico che analizza, seleziona, archivia”…
    Questa mi sembra la chiave di volta per capire il livello di spersonalizzazione e disumanizzazione di una ricerca che oltretutto utilizza un mezzo, quello fotografico, già di per se molto tecnologizzato; nella fotografia si ha sempre una simbiosi tra il fotografo ed il suo apparecchio, ed a volte è quest’ultimo ad avere la meglio, come sembrerebbe in questo caso.
    Ma forse mi sbaglio

  • pneumatici michelin

    incredibile! angelov la pensa come me!