Enrico Benetta, l’artista della materia

Enrico Benetta, celebre per l’uso dell’alfabeto di Bodoni in tutte le sue opere, è ora protagonista di una personale da Tornabuoni Arte a Firenze. Le opere, circa quaranta tra pitture e sculture, formano una antologica di ampio respiro, che segna una data importante nella sua biografia.

Enrico Benetta - installation view at Tornabuoni Arte Contemporary Art, Firenze 2016 - photo Valentina Grandini
Enrico Benetta - installation view at Tornabuoni Arte Contemporary Art, Firenze 2016 - photo Valentina Grandini

Raccontaci il passaggio tra il prima e il dopo, tra quello che tutti eravamo abituati a vedere e quello che invece oggi un po’ ci sorprende.  In un certo senso è come se tu avessi alleggerito visivamente l’opera per arricchirla molto nei contenuti. Parlando con alcuni tuoi collezionisti, ho sentito che ne sono molto felici.
La causa del cambiamento è stato, come spesso accade, un periodo buio sul piano personale. Alcuni momenti trascorsi in solitudine a pensare mi hanno rivelato spontaneamente il mio nuovo linguaggio e mi hanno indotto a rivedere il modo di esprimermi, che ora prende forme e cromatismi assolutamente diversi, dove il tratto che permane è sempre la presenza, seppure a tratti velata, delle lettere Bodoni. Il processo di astrazione, di sottrazione del colore e di ricerca formale minima è partito istintivamente con la pittura su tela per approdare anche a livello scultoreo, dove il “togliere” non si limitava al gesto tradizionale ma si concentrava anche sulla resa finale di ciò che possiamo osservare. Dico questo ora perché osservo il mio lavoro, ma durante la produzione non mi rendevo conto di dove stavo andando esattamente.

Enrico Benetta - Tornabuoni Arte, Firenze 2016
Enrico Benetta – Tornabuoni Arte, Firenze 2016

Le lettere non formano più parole comprensibili ma lasciano solo delle tracce che amplificano al massimo la possibilità di interpretazione. Non è che forse hai bisogno di intimità?
Sì, da un lato non mi va più di rivelare troppo palesemente i miei pensieri, dall’altro ho capito che il pubblico, quando interagisce, legge, interpreta, arricchisce incredibilmente il mio lavoro.
Ho amato i temi della fanciullezza e della semplicità emotiva, se così si può dire. In passato il sogno, l’amore, la fantasia erano il mio terreno fertile. Ora, in coincidenza con la mia maturità anche personale, mi sono rivolto all’esterno in un atto di apertura al mondo e alle sue problematiche. L’ultimo mio lavoro, che verrà esposto presto a Istanbul, è una riflessione sulla cura che l’umanità deve avere per l’acqua. Fonte di vita estremamente delicata.

È anche per questo che ti sei messo alla prova con altri materiali? Nella tua mostra per la Biennale la grande installazione di acciaio e vetro ha stupito e commosso il pubblico. Poi vediamo cemento, garze, polvere. Come ti sei trovato a lavorare per la prima volta con l’aiuto concreto di altre maestranze?
Sì, è incredibile quell’energia, quella magia della condivisione. Non credevo di poter lavorare con altri ma nel momento in cui ho provato l’emozione di creare in vetro ho capito subito che poteva diventare a tutti gli effetti un materiale in grado di esprimermi. I maestri con cui lavoro sono estremamente rispettosi e cercano di assecondare ogni mio desiderio. Io avevo davvero bisogno di superare i miei limiti affrontando altri materiali, volevo in qualche modo sconfinare e con loro ci sono riuscito. Credo fermamente nella specificità della professione e devo dire che mi sono confrontato con delle persone incredibilmente generose.

Enrico Benetta - Tornabuoni Arte, Firenze 2016
Enrico Benetta – Tornabuoni Arte, Firenze 2016

Progetti futuri?
Tra poco parteciperò a una collettiva dedicata a Shakespeare presso la Galleria Russo di Roma e al Macro, poi sarò all’Istituto Italiano di Cultura di Londra e di Parigi. Entro la fine dell’anno dovrei anche inaugurare la mia personale a Istanbul con la grande installazione sull’acqua.

Chiara Casarin

Firenze // fino al 7 maggio 2016
Enrico Benetta
TORNABUONI ARTE
Via Maggio 58r
055 289297 
[email protected]
www.tornabuoniarte.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/51523/enrico-benetta/

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Chiara Casarin
Chiara Casarin (1975) è curatore indipendente. Ha lavorato dal 2000 al 2003 presso la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico di Roma, dal 2006 al 2008 presso la Fondazione Benetton Iniziative Culturali di Treviso, 2009 al 2011 presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Nel 2009 ottiene il titolo di dottore di ricerca alla Scuola Studi Avanzati di Venezia con una tesi sulle problematiche dell’autenticità nell’arte contemporanea. Dal 2007 al 2009 è ricercatrice presso l’Ecole des Hautes Etudes di Parigi. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Ceci n'est pas l'Auteur. Ovvero: l'opera dell'arte nell'elogio della sua riproducibilità digitale in “Engramma” n. 60, dicembre 2007; Estetiche del Camouflage (a cura di Chiara Casarin e Davide Fornari), ed. Et al., Milano 2010; Las Bodas de Canà en Venecia. Autenticidad de un facsimil in “Revista de Occidente” n. 345 Febbraio 2010, Fundaciòn José Ortega y Gasset, Madrid e BLM 2002>2010 ( a cura di) ed. Mousse Publishing, Milano 2010. Ha curato diverse esposizioni collettive e personali tra cui le più recenti In Equilibrio tra due punti sospesi di Silvano Rubino (Venezia BLM giugno 2010, catalogo Damiani), e Carlo Gajani (Museo Civico Archeologico di Bologna, maggio 2010, catalogo ed. dell'Archiginnasio) con Renato Barilli. Svolge attività di collaborazione alla didattica presso l' Università Ca' Foscari ed è docente di Arte Contemporanea presso lo IED (Istituto Europeo del Design) di Venezia. Dal 2009 collabora con la Soprintendenza B. A. P. di Venezia e Laguna.