La giovane danza va in vetrina. A Ravenna

A Ravenna si è svolta la 16esima edizione del festival di danza urbana e d’autore “Ammutinamenti”. Un festival aperto anche e soprattutto al futuro, ai nuovi orientamenti, alle intuizioni più giovani. Agli sguardi e ai corpi tesi a inventare una nuova visione dei luoghi urbani, degli spazi, dei territori.

L'apertura degli occhi - Davide Valrosso
L'apertura degli occhi - Davide Valrosso

È un arricchimento partecipare al festival  Ammutinamenti e alla Vetrina giovane danza d’autore di Ravenna, rassegna di tre giorni dedicata alla promozione di giovani che si mettono alla prova con la creazione coreografica. La Vetrina  è ideata dall’Associazione Cantieri di Selina Bassini e Monica Francia, e realizzata insieme a Network Anticorpi XL, rete di partner di diverse regioni italiane, operatori attenti alla “danza d’autore”. Un’esposizione che, al di là dei risultati, serve ad attivare lo sguardo, ad alimentarlo di nuove visioni, di nuovi approcci, di ulteriore pluralità di stili. La Vetrina ha manifestato nella maggior parte dei coreografi una progettualità ancora debole, con strumenti espressivi spesso non adeguati, facendo emergere un dato già segnalato, e cioè l’aver messo quasi in secondo piano la pratica della danza in quanto tale, e prescindendo dalla “tradizione”. Senza questo riferimento il “fare danza” è spesso sostituito da uno stare in scena “facendo altro”. In parecchie delle quindici proposte viste – su diciannove –, considerando i brevi esiti mostrati in forma di studio, sembrano spesso assenti riferimenti sintattici, estetici e tecnici precisi dell’esperienza di una corporeità danzante. Altri invece denotano maggiore capacità compositiva, preparazione tecnica e idee da “raccontare”. Impossibile rendere conto di tutti.

Into another body della Compagnia Animo
Into another body della Compagnia Animo

Il sardo Moreno Solinas, attivo a Londra, vanta collaborazioni con DV8  e  Bonachela Dance Company. Con Tame Game  mostra senso teatrale e una buona dose d’ironia. Un trio senza freni inibitori in uno spiritoso alternarsi di ruoli, giocano su alcuni luoghi comuni della formazione del performer, utilizzando cartelli didascalici tra denudamenti velocemente coperti e siparietti con cornici, mentre intrecciano una danza esuberante e giocosa che promette in futuro esiti più riflessivi.
Ai piedi della scalinata interna di Palazzo Rasponi, inginocchiato, spalle al pubblico, Stefano Fardelli, con movimenti lenti esegue un dialogo con una nuvola di cinque palloncini, bianche ombre del suo animo. Sulla musica di Ben Frost, lo accompagnano nei movimenti lenti, nelle traiettorie aeree, nell’oscillazione, nello stiramento delle membra ai lati o a testa in giù. In questo galleggiare dello spirito, il danzatore si libera dei palloncini e si allontana con un ultimo sguardo lasciandoli sospesi. Svarupa-vyakta nasce dalla suggestione di un viaggio in India e ha un suo fascino. Ma lo svelamento del meccanismo che tiene i palloncini (semplici fili trasparenti) fa svanire la poesia.
Simona Argentieri e Valentina Dal Mas della compagnia Babel Crew in Millions of souls rievocano mondi della memoria, stratificazioni sedimentate nel corpo e nello spazio, che restituiscono con sapienza compositiva in una danza teatrale intensa nelle dinamiche relazionali, complice la chitarra e le percussioni, di Jack Cantina e Giuseppe Testa.

Collettivo Pirate Jenny in Pollicino20
Collettivo Pirate Jenny in Pollicino20

L’assolo di Mara Cassiani Europa. Primo studio, un corpo per uno spazio, vorrebbe immergerci nella sterminatezza del sistema solare di un corpo in solitudine alla ricerca di vita. Si risolve in una sequenza ripetitiva, una serie di movimenti “ginnici”, da ferma (la reiterazione ha un senso dopo una costruzione e una oggettiva scrittura fisica), con una musica ad altissimo volume – il suono del pianeta Giove – e una scena semibuia illuminata da un neon.
Giulia Ferrato, in This place, invade il pavimento di una sala del Museo Nazionale con un enorme tappeto di carta. Lo calpesta correndovi sopra, scivolandovi e dislocandosi da un lato all’altro dello spazio. Fino a accartocciarlo, a farne un grumo, un blocco dentro il quale si nasconde. Diventa abito, isola, paesaggio. Affida alla superficie materica la trasformazione emotiva, recuperarne la tattilità, rimarcare un territorio, ritrovarsi e definire l’ignoto. La drammaturgia è fiacca, e gli esigui movimenti di danza non diventano tutt’uno con l’oggetto al punto da restituirci il senso d’instabilità.
In Panni stesi, dell’abruzzese Antonio Minini, il coreografo vorrebbe affrontare la violenza del male, la ferocia del reato. C’è una lastra metallica illuminata, con dietro delle mani che la colpiscono e il volto nascosto (corpo che poi uscirà allo scoperto). Sul fondo dei panni stesi e un pannello orizzontale (i bassi napoletani?) dal quale si affaccia in maniera sincopata una delle due performer. Ramona Di Serafino e Elisabetta Bonfà, si legheranno con una corda trascinandosi a vicenda, l’una avvolta poi dentro un cellophane nero, l’altra con il corpo ricoperto di mollette (i morsi della coscienza?) mentre una registrazione fuori campo tira in ballo il rapimento di Emanuela Orlandi. Che non si capisce cosa c’entri. Priva di senso compositivo mi è parso anche l’assolo di Valentina Saggin God, don’t save the queen: col viso di biacca la Regina di Cuori, tra follia e doppiezza, gira a vuoto sulla scena alla ricerca d’amore. Bella qualità di movimento articolato, con salti e crolli improvvisi, in Davide Valrosso (formatosi all’English National Ballet, e collaborazioni con Sieni e Favale) con L’apertura degli occhi, che tiene la scena col volto nascosto, poi scoperto.

Alessandro Bevilacqua - Mirrors - Emerson Gallery Berlin
Alessandro Bevilacqua – Mirrors – Emerson Gallery Berlin

Strascichi di  Irene Russolillo, Premio Equilibrio 2014 come migliore interprete,  tra rabbia, paura e insofferenza, parla della solitudine dell’amore e dell’abbandono con ironia e un intelligente uso sregolato del corpo. Anche se ha delle lentezze e dei tempi frammentati, Russolillo possiede un’indubbia presenza scenica avvalendosi anche della voce, cantando, urlando e tossendo davanti ad un microfono.
In  I Meet You … If You Want Andrea Gallo Rosso  costruisce su di sé e sul partner Manolo Perazzi, un movimento fluido e continuo, tecnicamente perfetto ma a tratti compiaciuto che attinge alla contact improvisation. I due danzatori, vestito nero con una striscia bianca sul dorso, quasi sempre di spalle, ingaggiano un dialogo fatto di sintonia fisica. Corpi scossi dal vento, dalla risacca del mare, in un continuo fluire di braccia e intrecci, bagnati da un cono di luce.
Da segnalare il nuovo progetto Prove d’autore XL che ha visto gli esiti finali delle tre residenze condotte dalle coreografe Tiziana Bolfe Briaschi, Masako Matsushita e Maristella Tanzi, che hanno lavorato a una breve coreografia con un gruppo di danzatori di solida formazione accademica e contemporanea, quali sono quelli del Balletto di Toscana Junior diretto da Cristina Bozzolini.

Giuseppe Distefano

www.festivalammutinamenti.org/2014
www.anticorpi.org

CONDIVIDI
Giuseppe Distefano
Critico di teatro e di danza, fotogiornalista e photoeditor, fotografo di scena, ad ogni spettacolo coltiva la necessità di raccontare ciò a cui assiste, narrare ciò che accade in scena cercando di fornire il più possibile gli elementi per coinvolgere il lettore/spettatore. L'esperienza di scrittura critica è maturata sul campo, cominciando negli Anni Novanta, scrivendo per il quindicinale "Città Nuova", e successivamente collaborando col mensile di spettacolo "Primafila" con recensioni e interviste a personaggi della danza, del teatro e del cinema; quindi col settimanale culturale "Il nostro tempo" e il settimanale di attualità "Carta". Collabora con "Ilsole24ore.com", col magazine "Danza&Danza", con "Artribune.com", con "Sipario.it" e con "cittanuova.it". Ha partecipato a mostre fotografiche e pubblicato il libro fotografico "Il teatro di Emma Dante nelle foto di Giuseppe Distefano" (Infinito edizioni).
  • Danzare, urlare, sbraidare, sedere, alzarsi, mangiare, dipingere, disegnare tutte azioni rivolte al meccanismo energetico dell’opera d’arte se fatte e concepite con lo scopo dell’arte . Si credo