La Cina sinfonica si avvicina

Zubin Mehta ha dichiarato a El País che la Cina sta organizzando grandi orchestre sinfoniche di qualità. Per molti aspetti è una “non-novità”. Perché qui il teatro d’opera è da anni in piena espansione.

L'opera in versione cinese

Già nel 1981 il documentario australiano, diretto da David Bridges, From Mao to Mozart (che vinse anche un Premio Oscar) aveva mostrato in tutto il mondo come i conservatori e alcuni teatri e auditori cinesi si stavano preparando all’opera e alla sinfonica occidentale. Dal 1942, per esempio, è attiva a Pechino la China National Opera House, con un teatro di repertorio (come quello tedesco e austriaco) dedicato all’opera occidentale o alla “nuova” opera cinese, modellata su quella europea (Giacomo Puccini ne è il principale modello) o americana (William Bolcom è un compositore e pianista molto seguito in tal senso). Nel 2011 l’opera cinese (e giapponese) tese una mano al Festival Puccini di Torre del Lago, rimasto in bolletta a causa di un “pasticciaccio” burocratico: i teatri d’opera di Hong Kong e Macao prestarono una loro Bohème e una compagnia nipponica la loro Butterfly, due spettacoli di grande successo.
In effetti, mentre il teatro d’opera è in seria crisi in Italia, in Asia questa forma di spettacolo dal vivo è in piena espansione. In Cina sono in costruzione un centinaio di teatri per la lirica “occidentale” o “all’occidentale” (ossia su temi cinesi ma trattati come un lavoro europeo o americano). Gli amanti del teatro in musica, in viaggio a Pechino, vi trovano la China National Opera House (CNOH) che si esibisce dal 1942 in un teatro di circa 2.400 posti, ha una compagnia di canto, un coro e un’orchestra, un repertorio stabile di una trentina di titoli in repertorio, a cui ogni stagione se ne aggiungono di nuovi.

L'opera in versione cinese
L’opera in versione cinese

La CNOH effettua frequenti tournée. Nel 2012 ha portato in Europa la sua Turandot, ambientata, come precisa il libretto, “nella Cina dei tempi delle fiabe”. Quest’anno, in omaggio a Giuseppe Verdi, porta Il Trovatore, la prima opera del compositore nata non in seguito a una commissione, ma dalla sua volontà di tradurre in musica un romanzo. La produzione è con coro e interpreti della CNOH, ma è concertata dal maestro Yu Feng con l’orchestra della Sinfonica di Roma. Per farsene un’idea, ecco alcune caratteristiche: l’ambientazione in un Medio Evo tra il cinese e lo spagnolo; la capacità di Yu Feng e dell’orchestra romana di fare sentire le complesse tinte della partitura; una lettura melodrammatica (con il presagio dei percorsi futuri di Verdi) e non “belcantistica”; l’abilità degli interpreti (Ruan Yaquin – Leonora; Yang Guang – Azucena; Li Shuang – Manrico; Wang Haitao – Il Conte di Luna) e dei caratteristi, tutti (coro compreso) con una perfetta dizione italiana.

Giuseppe Pennisi

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Giuseppe Pennisi
Ho cumulato 18 anni di età pensionabile con la Banca Mondiale e 45 con la pubblica amministrazione italiana (dove è stato direttore generale in due ministeri). Quindi, lo hanno sbattuto a riposo forzato. Ha insegnato dieci anni alla Johns Hopkins University e quindici alla Scuola superiore della pubblica amministrazione; per periodi più brevi a Salerno e a Palermo. Ha scritto una dozzina di testi di economia, pubblicati in Italia, Gran Bretagna, Svizzera e Germania, ed è editorialista economico di un paio di quotidiani. Da quando aveva l'età di 12 anni la sua passione è l'opera lirica (specialmente del Novecento e meglio ancora se contemporanea coniugata con electroacustic e live electronics). Ha contagiato la moglie e in parte i figli. Vaga, quindi, da teatro a teatro. Con un calepino a righe e una matita rossa. Il riposo forzato è in una barcaccia.