The decision. Conversazione con Lorenzo Bazzocchi

Debutta, in forma di studio, il nuovo spettacolo di Masque Teatro. The decision distilla, senza scorciatoie, il primo dramma didattico di Bertolt Brecht. Ne abbiamo parlato con il regista Lorenzo Bazzocchi.

Masque Teatro - The decision - 2013

Come è avvenuto l’incontro con La linea di condotta di Bertolt Brecht?
Masque solo raramente ha affrontato letteratura teatrale. Quando ciò è avvenuto, come l’anno scorso con la Pentesilea di Kleist o con la Eva Futura di Villiers de L’Isle-Adam nel lontano 1998, è stato perché questi testi indicavano chiaramente la possibilità di allontanare un  immaginario comune, mostrando delle vie per andare altrove. Brecht come è apparso? L’edizione 2012 di Crisalide ha avuto come tema/titolo How shall I act?. Questo domandare etico nasceva dalle sollecitazioni presenti in un piccolo libro di Nicholas Ridout, Theatre and Ethics, nella quale si interroga sulla relazione tra etica e teatro: dapprima sonda certe questioni del mito legate alla vicenda di Neottolemo nel Filottete di Sofocle per poi affrontare alcuni esempi di letteratura teatrale a noi più vicina, tra cui, appunto, The Decision.

Cosa ti ha interessato, di questo testo?
La messa in campo della netta contrapposizione tra il destino del singolo e quello della collettività: nella Linea di condotta il “giovane compagno” accetterà di essere ucciso per non compromettere la causa rivoluzionaria, nella quale crede ciecamente. Qualcosa è scattato ed ha trovato una sua consapevolezza quando abbiamo affrontato il Diario di lavoro di Brecht.
Sono tornati alla mente anche alcuni racconti di mio padre rimasto prigioniero in Africa sino al ’47, delle vicende legate al patto scellerato tra Ribbentrop e Molotov che diede il via all’invasione della Polonia da parte di Hitler e quindi allo scoppio della seconda guerra mondiale. La questione del sacrificio è stata poi riletta attraverso quei Dialoghi di profughi nei quali Brecht indica chiaramente come l’ordine, cui non si sottrae la disciplina, sia l’elemento fondante del totalitarismo. La linea di condotta, messa in scena nel 1930, e l’esilio americano rappresentano gli estremi della parabola del Brecht che pur disilluso dalle purghe staliniane, non riuscirà mai ad accettare il capitalismo come possibile via per una vita accettabile, dichiarando a più riprese come esista una tensione totalitaria sottesa alle società cosiddette democratico-liberali.

Masque Teatro - The decision - 2013
Masque Teatro – The decision – 2013

In che modo questa attenzione si colloca all’interno del vostro percorso di ricerca?
Sento la necessità di approfondire e chiarire alcune tematiche di cui ci stiamo occupando: l’alienazione, la diversità, l’oppressione. Questo ha allargato la nostra attenzione, da The decision a L’istituzione negata di Franco Basaglia: la figura del giovane compagno che si nega alla vita, accettando la sua eliminazione per non compromettere la causa rivoluzionaria (e quindi per difendere una società ideale), non è diversa da quella dell’alienato che a Gorizia, alla fine degli anni settanta, una volta liberato dalle pastoie della psichiatria tradizionale, con la possibilità di uscire dall’ospedale, vi ritorna, negandosi alla vita per la seconda volta (allo scopo di difendere la società dalla propria diversità). Questo ci ha poi condotto naturalmente ad affrontare l’opera di Michel Foucault Il potere psichiatrico, le cui descrizioni di luoghi immaginari di ricovero per alienati hanno dato la spinta decisiva per concepire The decision.

Lo spettacolo è dunque anche una riflessione sulle diverse forme del totalitarismo?
La questione fondamentale che Brecht mette in campo, come dicevo, è quella dell’ordine. Il totalitarismo nasce, necessita di ordine, di disciplina. In un ricovero per alienati l’ordine e la disciplina sono considerati necessari per la guarigione stessa: nell’ordine è addirittura iscritta la possibilità di liberarsi dalla malattia. Nella nostra scena che cosa allora accade?
Il lavoro fisico di Eleonora Sedioli, dal “giovane compagno” alla figura dell’“alienato”, è regolato da una serie di prescrizioni: geometriche ed elementari, fatte di deformazione e allungamento. L’ordine avvolge i corpi in una sorta di regolazione perpetua dei gesti. Sì, l’ordine è la parola-chiave per una possibile lettura di questo lavoro.

Masque Teatro - The decision - 2013
Masque Teatro – The decision – 2013

Quali differenze ci sono, tra la tua visione e quella brechtiana?
Non credo abbia senso parlare di differenze, in quanto il nostro modo di procedere nella scena si allontana dal testo e dall’uso della parola come strumento dialogico. La parola esiste, ma come elencazione di pensieri possibili, come possibili deliri di figure chiuse nella loro solitudine. Certamente mai figure dialoganti. Condivido totalmente la necessità di un Bacon di allontanare il più possibile relazioni intellegibili tra le figure, per scongiurare l’insorgere di storie e narrazioni. Rivendichiamo la necessità di creare luoghi con diversi gradienti di colore, di consistenza, di matericità, di ritmo per descrivere il pensiero. Strumenti e linguaggi, sì differenti, ma animati dalla stessa necessità: dare consistenza al mondo.

Qual è il ruolo del pubblico, nel vostro teatro?
Il teatro, ci dicono, è un rito in cui convivono, nello stesso luogo e nello stesso tempo, figure che sono animate da regole diverse. La mia aspirazione è che il teatro possa vivere come pura creazione, indipendentemente dallo sguardo esterno. Mi auspico che il teatro del futuro possa nascere e morire nello spazio e nel tempo della prova. Non mi preoccupo mai dell’avventura che il pubblico vivrà a contatto della mia scena. Questi mondi così lontani possono solo convivere, sono liquidi diversi. Il pubblico è un organismo molteplice, è fatto di molti occhi, di molti cervelli, di molte sensazioni, non è assimilabile a un’entità. La diversità delle visioni è talmente ampia che non può essere il mio referente.

Masque Teatro - The decision - 2013
Masque Teatro – The decision – 2013

Che ruolo ha il musicista in scena?
Giacomo Piermatti è un contrabbassista. Il modo in cui porta l’arco sullo strumento, i lamenti e le vibrazioni laceranti che crea, riempiono lo spazio di un anelito, del desiderio di un qualcosa che non sarà mai. Piermatti, per me, è lo Spirito della Rivoluzione.

Quale necessità ha motivato il ritorno, per The decision, di Catia Gatelli?
Assieme a Catia abbiamo cercato di capire che forma avrebbe potuto assumere il coro di controllo che è fondamentale arbitro della vicenda. Abbiamo utilizzato il tedesco per la sua particolare sonorità. L’insita musicalità che vince la ruvidezza della lingua era stata la medesima motivazione che mi aveva spinto ad utilizzare l’ungherese in Materia cani randagi. La voce come colore, suono puro per catalizzare sensazioni, per dipingere una tela.

Michele Pascarella

www.masque.it

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Michele Pascarella
Dal 1992 si occupa di teatro contemporaneo e tecniche di narrazione sotto la guida di noti maestri ravennati. Dal 2010 è studioso di arti performative, interessandosi in particolare delle rivoluzioni del Novecento e delle contaminazioni fra le diverse pratiche artistiche.