Dal Gange all’Arno, la nuova edizione dell’Indian Film Festival a Firenze. L’intervista

L’Occidente incontra l’Oriente attraverso il cinema con la 17esima edizione del River to River Indian Film Festival. Una manifestazione che propone una specifica cultura e società, quella del fiume Gange, ricca di storie interessanti e di qualità. Tra gli ospiti il regista Onir.

My Pure Land di Sarmad Masud
My Pure Land di Sarmad Masud

Non è propriamente Bollywood ma di certo non manca in cartellone. È il cinema indiano che torna a Firenze per la 17esima edizione dal 7 al 12 dicembre a Firenze e successivamente dal 2 al 4 gennaio 2018 allo Spazio Oberdan di Milano con i film vincitori. Il River to River. Indian Film Festival si propone di far conoscere il cinema indiano di qualità, sia esso commerciale o meno, e oltre a tanti film, tra cui due in lizza verso i prossimi premi Oscar, non manca una mostra fotografica. Ne abbiamo parlato con l’ideatrice della manifestazione, Selvaggia Velo.

Se si pensa al cinema indiano si guarda inevitabilmente al fenomeno Bollywood. Cosa rappresenta il River to River Indian Film Festival e cosa vuole “raccontare” attraverso i film che presenta?

Il festival nasce nel 2001 con lo scopo di creare un ponte tra le due culture. Il suo nome ne definisce la mission: “River to River“, da un fiume all’altro, dal Gange all’Arno, il fluire delle culture, delle idee, del cinema. Quello che ci proponiamo di fare è di portare il cinema indiano di qualità in Italia, sia quello commerciale di Bollywood che quello indipendente e crossover e quello della diaspora.

River to River racconta il pianeta-India in tutte le sue sfaccettature, a 360 gradi, con lo sguardo dei registi indiani che vivono ancora nel subcontinente, quello di chi vive fuori dal proprio paese d’origine e infine con le storie sull’India raccontate dai registi di altre nazionalità. Si desidera quindi avere tutti i punti di vista, da ogni angolazione.

Un festival ormai quasi maggiorenne! Quali sono i momenti imperdibili di questa 17esima edizione?

Sicuramente l’incontro con il regista Onir (venerdi 8 dicembre alle 20.30), primo cineasta indiano a portare sullo schermo temi tabù come l’Hiv, la pedofilia, la fecondazione assistita e l’omosessualità nell’India socialmente conservatrice e l’unico regista di Bollywood dichiaratamente omosessuale, in un paese dove è ancora illegale. Sarà al River con la prima italiana del suo Shab – The Night. Imperdibile Ask the Sexpert, divertente documentario della regista Vaishali Sinha (martedì 12 dicembre, ore 18.30), che ha deciso di parlare di emancipazione femminile attraverso la storia di Mahinder Vatsa, ex ginecologo 93enne che tiene una rubrica giornaliera sul sesso su un quotidiano di Mumbai, in cui risponde a domande di ogni genere. Tra le gli appuntamenti da segnarsi in agenda anche il focus su Gandhi e l’Indipendenza dell’India (di cui ricorre il 70° quest’anno) con proiezioni di film cult e un talk mattutino, sabato 9 dicembre alle 11.00, animato dal pacifista e studioso del pensiero della non violenza Rocco Altieri e la professoressa di Sanscrito Fabrizia Baldissera.

Ci sono anche titoli più “politici”?

Sì, quest’anno abbiamo selezionato vari titoli di denuncia e con tematiche importanti e universali che sono una fotografia del momento in cui viviamo. Per questo tra le serate da non perdere c’è quella di chiusura, martedì 12 dicembre alle 20.30, che vedrà come protagonista il pluripremiato regista Hansal Mehta, considerato il catalizzatore di un cambiamento di tendenza nel cinema indiano. Mehta sarà a Firenze a presentare la prima italiana del suo ultimo film Omertà, uno spaccato sul terrorismo internazionale attraverso la vita del terrorista indo – inglese Omar Sheikh, estremista islamico riconosciuto responsabile dell’omicidio del giornalista del Wall Street Journal Daniel Pearl nel 2002, per il quale sta tutt’ora scontando la pena. Inoltre quest’anno il River si apre anche alla realtà virtuale, sarà infatti possibile vedere e “provare” il cinema indiano in 3D dall’8 al 12 dicembre dalle 18.30 alle 19.30.

In programma due film candidati all’Oscar 2018. Cosa mostrano e cosa li rende così speciali?

Entrambi sono film di denuncia, uno sulla necessità di rafforzare la democrazia e l’altro sull’emancipazione femminile. Il festival inaugura con Newton di Amit Masurkar, il candidato dell’India agli Oscar come miglior film Straniero, reduce dal Tribeca Film Festival e dal Festival Internazionale del Cinema di Hong Kong, dove si è aggiudicato il premio della giuria, è una brillante commedia nera di satira politica sullo stato della corruzione in India, attraverso le peripezie di un giovane e ingenuo impiegato inviato a vegliare sulle elezioni in un piccolo villaggio nella giungla. Il film ha un grande interprete, l’attore Rajkumar Rao, protagonista anche di Omertà. (Rajkumar sarebbe dovuto essere ospite del River per presentare i due film, ma un infortunio sul set del film che sta girando gli impedisce di poter volare, al suo posto verrà il produttore. Ndr).

E il secondo?

Il secondo film in lizza per entrare nella cinquina dell’Academy come Miglior Film Straniero e in anteprima italiana al River to River è My Pure Land di Sarmad Masud, è il primo film in lingua Urdu candidato della Gran Bretagna agli Oscar (sabato 9 dicembre alle 20.30), un western al femminile, ispirato ad una storia vera in cui le donne di una famiglia, trovatesi sole a difendere la propria casa combattono per mantenere ciò che gli appartiene, un film forte e intenso, interpretato dalla giovane Suhaee Abro che sarà a Firenze per incontrare il pubblico del River.

Non solo cinema ma anche mostre… Cosa vedremo?

È una tradizione del River inaugurare con un evento di pre-apertura, che quest’anno sarà la mostra fotografica “Instant Kharma”, giovedì 7 dicembre alle ore 18 presso fsmgallery, una bellissima esposizione di foto sulle contraddizioni culturali e architettoniche delle metropoli indiane, universi in continuo fermento ritratti dal tedesco Wolfgang Zurborn. Un fitto collage di segnali, propaganda, pubblicità, simboli religiosi, passanti vestiti in stili diversi, che circola in strutture mega-urbane in costante competizione tra i diversi sistemi di valori dello stile di vita occidentale.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.