Trascorrere un anno in una remota landa della Scozia. Tutto per un po’ di celebrità da reality show. Peccato che il programma sia stato cancellato e nessuno abbia avvertito la dozzina di novelli eremiti…

Nel marzo 2016 ventitré volontari sono stati spediti in una remota landa nelle Highlands scozzesi con l’obiettivo di fondare da zero una comunità pienamente autosufficiente che avesse le sue abitazioni, la sua economia e le sue regole. A loro iniziale disposizione, un kit base di attrezzi per costruire piccole case, un esiguo allevamento di capre, maiali e polli, un pochino di cibo e moltissime videocamere per registrare ogni momento.
Durata dell’esperimento: un anno. Motivo dell’esperimento: un reality show inglese di Channel 4 intitolato Eden.

NÉ DENARO NÉ GLORIA

Già ad agosto, ovvero appena quattro mesi dopo, il programma non è stato più trasmesso in televisione a causa degli ascolti troppo bassi, ma ai concorrenti la notizia non è mai arrivata. Il gruppo sembra quindi che abbia continuato a vivere isolato nella vallata piena di videocamere di sorveglianza stile “casa del Grande Fratello”, fino alla conclusione dell’esperimento lo scorso marzo. Sono tornati a casa e hanno appreso in un colpo solo che Trump era diventato presidente degli Usa, il Regno Unito era fuori dall’Unione Europea, il Leicester aveva vinto la Premier League e loro non erano diventati famosi. La produzione ha fatto sapere che il motivo per cui non ha comunicato ai partecipanti la cancellazione del reality show era dovuto al fatto che ritengono ancora possibile montare e trasmettere il programma in un futuro non precisato.
Chissà cosa avranno pensato i tredici concorrenti che sono riusciti a completare l’esperimento. Sapevano fin dall’inizio che non era previsto nessuno premio in denaro, però, forse, un po’ di gloria in cambio dei loro vani sacrifici se la sarebbero meritata. La notizia ha fatto il giro del mondo, offrendo lo spunto per ragionare sui meccanismi e sugli attori che regolano la televisione di oggi. Da una parte ci sono sempre più persone comuni disposte a tutto pur di raccontarsi sul piccolo schermo, dall’altra c’è un’industria televisiva che per ringiovanire sembra non si faccia nessuno scrupolo a spingere al massimo il piede sull’acceleratore delle esperienze forti.

DOMINA IL GERUNDIO PRESENTE

Il risultato di questa somma lo si vede ad esempio scorrendo i titoli dei nuovi format visti in anteprima lo scorso aprile al Mip TV di Cannes, il mercato televisivo più importante del mondo. Intorno a parole come “esperimento sociale”, “sopravvivenza”, “crisi” e “rinascita” sono stati presentati reality show che sfidano i pericoli della natura incontaminata in una estrema caccia al tesoro, docu factual che provano a risolvere i conflitti famigliari con dinamiche da terapia d’urto e che raccontano dettagliatamente problemi sessuali di coppia, game show in cui i concorrenti vengono lasciati soli e completamente nudi in una città straniera. Programmi che presto vedremo aggiungersi alla lunga lista di format che negli ultimi anni hanno cercato di conquistare il pubblico con contenuti sempre più forti e spiazzanti.
Per capirci qualcosa bisogna andare a risfogliare La società eccitata, un saggio scritto agli inizi degli Anni Zero dal filosofo tedesco Christoph Türcke, in cui si teorizzava proprio il bisogno crescente di spettacolarità e di sensazionalismo della società occidentale, in risposta a un tempo che sembrava – e sembra tuttora – volersi declinare sempre e solo al gerundio presente. I social network ci chiedono continuamente cosa stiamo facendo, a cosa stiamo pensando, che musica stiamo ascoltando e dove stiamo andando. Ci mandano aggiornamenti di status e tweet, spingendo il passato prossimo giù in fondo a tutte le notifiche. Questi sono gli anni in cui la sensazione conta più della riflessione e lo stupefacente attrae più dell’interessante. E la televisione sembra proprio volerci raccontare questa storia.

– Alessio Giaquinto

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #37

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Alessio Giaquinto
Alessio Giaquinto è nato nel 1983 ed è laureato in Storia, Scienza e Tecnica dello Spettacolo alla Facoltà di Lettere e Filosofie dell'Università di Roma Tor Vergata. Dal 2003 lavora in televisione dietro le quinte come autore e creative producer. Dividendosi tra Italia e Spagna, si è occupato di ricerca, acquisto e sviluppo di format per il mercato internazionale. Ha ideato, insieme ad altri, programmi originali per Sky e Rai. Oggi lavora per tutti i principali network televisivi italiani e collabora con Artribune ed altre riviste, scrivendo di programmi e serie televisive.