Lo Strillone: Gabriella Belli, la voglia di sfide e l’arte in mano alle donne sul Corriere della Sera. E poi troppo facile esportare i nostri capolavori, Carlo Verdone e Roma

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Gabriella Belli

Gabriella Belli

Mio padre era un uomo all’antica. Ma la voglia di sfide me l’ha insegnata lui”. Lunga intervista del Corriere della Sera a Gabriella Belli, oggi alla guida della Fondazione musei civici veneziani dopo che la sua strada è cominciata a Rovereto, dove ha creato il Mart. Raffica di domande: immaginava che avrebbe raggiunto tutto questo? “Ovviamente no, non potevo immaginare. Anche se una costante del mio carattere è di volermi porre l’asticella sempre più alta. E sono stata fortunata ad avere avuto l’appoggio di Massimo (De Carlo, direttore della galleria Lo Scudo’ di Verona, presidente dell’Associazione delle gallerie d’arte moderna e contemporanea e ‘fidanzato’ di una vita di Gabriella) che mi ha sempre sostenuto e incoraggiato”. Come mai l’arte, sia antica sia moderna e contemporanea, sta così spesso in mano alle donne? “Mah, a me pare un fenomeno soprattutto italiano e questo mi fa pensare che sia così perché di solito vi si guadagna assai poco. Succede un po’ come per l’insegnamento o l’editoria. Ma certo dipenderà anche dal fatto che gli studi umanistici, che poi portano alle professioni dell’arte, sono sempre stati una scelta più femminile che maschile”.

Troppo facile esportare i nostri capolavori“. Allarme lanciato da La Repubblica: “esportare opere d’arte, senza dover chiedere un’autorizzazione, potrebbe diventare molto più semplice. E lo sarà se passerà l’emendamento al ddl n. 2085 sul mercato e la concorrenza, ora al vaglio della commissione Bilancio del Senato, proposto dai senatori pd Andrea Marcucci, Francesco Scalia, Camilla Fabbri e Linda Lanzillotta, ma scritto insieme agli uffici del ministro Dario Franceschini. Un emendamento che modifica il Codice dei beni culturali e del paesaggio, cambiando le regole per la circolazione internazionale delle opere”. “Un sacco brutta: Roma è in rianimazione“. Il Fatto Quotidiano intervista sui destini della Capitale qualcuno che da sempre si identifica con la città, come l’attore e regista Carlo Verdone: “Questa città purtroppo è in rianimazione e guarirla è un’impresa ai limiti dell’impossibile. È piena di metastasi che invece di essere ridotte si allargano. Ci vogliono interventi impopolari, severità e rispetto della legge. Ora siamo al Medioevo. Alla totale sfiducia del cittadino nei confronti delle istituzioni”.

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