Julian Schnabel, Günter Grass, Hans Magnus Enzenberger sul loro (pessimo) rapporto con la rete

Le pillole, avvelenate, di Julian Schnabel, Günter Grass e Hans Magnus Enzensberger su internet e Facebook

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GÜNTER GRASS, UN DINOSAURO SENZA SMARTPHONE
Günter Grass sosteneva che avere 500 amici è come non averne nessuno, quando vedeva i suoi nipoti smanettare su Facebook. Il rapporto diretto con gli oggetti e le persone non può essere rimpiazzato dal mondo virtuale. Per tutta la vita (è morto pochi mesi fa) ha scritto le bozze dei suoi libri a mano per poi batterle con una vecchia Olivetti. Nel suo studio non aveva un computer e non possedeva nemmeno uno smartphone, dato che la sola idea che qualcuno lo potesse raggiungere ovunque in qualsiasi momento lo faceva sentire sorvegliato. Un fatto talmente ripugnante, che era sorpreso da come le persone prendessero parte volontariamente in un meccanismo così standardizzato, piuttosto che prenderne le distanze. Grass amava fare lo sforzo di andare a cercare le informazioni altrove, anche quando significava impiegare molto più tempo, perché ci sono cose che hanno bisogno del tempo per maturare. “In letteratura” concludeva lo scrittore “se fai le cose di fretta, ci rimetti in qualità.”

HANS MAGNUS ENZENSBERGER: L’UOMO ANALOGICO
Secondo il poeta tedesco Hans Magnus Enzenberger viviamo nell’ideologia della digitalizzazione e dei Big Data. E il fatto è davvero irritante. Si urta quando parla di Facebook, e ne fa una questione di propaganda aggiornata all’epoca contemporanea. Lo definisce “un metodo supponente per fare quattrini”. I social sono inutili per Enzenberger. Nel video, che qui proponiamo, d’improvviso cambia tono e, con la stessa magia di un attore shakespeariano, volge i suoi occhi di ghiaccio brillanti a un pubblico immaginario: dalla concitazione passa ad una calma sinistra per dichiararsi Uomo Analogico. “Mi nutro alla moda analogica, dormo e amo anche così.” sorride beffardo e conclude “Non amo il mondo virtuale e non ritengo di averne bisogno. Forse sono solo una cariatide, un uomo di una certa età che non si cura di quello che accade. Ma chi se ne frega”.

JULIAN SCHNABEL, UN CAVERNICOLO CON IL SITO WEB
Internet può essere davvero utile secondo il pittore e regista Julian Schnabel. Lui a sessant’anni ha un sito ed è consapevole del fatto che la rete sia un’incredibile innovazione. Che comunque con lui non ha niente a che fare. L’artista dice di se stesso di essere come un cavernicolo: dipinge direttamente con le sue mani e il suo modo di interagire col mondo non ha “niente a che vedere con onde aeree che finiscono a velocità invisibili nella testa delle persone”. Internet aiuta la circolazione delle informazioni tra la gente, ma se si tratta di cose serie, profonde, Schnabel nutre dubbi sulla sua efficacia e funzionalità.

– Federica Polidoro

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  • joel_bee

    E come fatto a vivere senza foto e video (!) di gattini??? Incredibile #WTF #LOL #YOLO

  • Julian Schnabel Best video

  • Angelov

    Il treno del digital-virtuale
    è partito in tutta fretta e qualcuno,
    come me, che è riuscito appena in tempo
    ad aggrapparsi alla maniglia esterna
    del vagone in piena corsa,
    e sono ancora in bilico sul predellino
    che da un momento all’altro
    potrei precipitare…
    ma per altri, c’è la vista del treno solamente
    che velocemente vedono passare…

  • rasoio

    Mi pare tutto esagerato.
    Le cose non sono nè bianche nè nere e non necessariamente chi sta su facebook ha un rapporto esclusivamente virtuale con i suoi amici. Vogliamo tornare alle nostalgie del mondo che fu alla maniera di Pasolini? lo stesso Enzesberger stigmatizzava in una recente intervista il populismo pre consumistico di Pasolini.
    Solo degli intelettuali un pò vecchia maniera possono davvero credere che ci sia il reale pericolo dell’avvento di una realtà virtuale e dematerializzata. E invece internet e tutti i media digitali non hanno affatto eliminato la consistenza geografica, il concreto dei problemi.
    Certamente da sola la rete non può creare nuove forme di democrazia ed esserci allacciati di per sè non garantisce .
    Però come si fa a paragonare due scrittori tedeschi comunque di questo calibro intelettuale, una lunga e spesso tormentata strada fatta di traumi storici, dibattiti politici, ragionamenti complessi su questioni cruciali, sempre in prima linea, con un imbrattatele americano grosso e ignorante?
    Ma Schnabel è un pittore che usa le mani giustamente, e ha ragione a pensare che questo sia insostituibile , peccato che non sappia dipingere e peccato che i suoi quadri siano raffinati come quelli usciti dal cervello di un cavernicolo come lui stesso ammette di essere.
    Bravo a fare film, anche se già dimenticati.