Sulle concessioni delle biglietterie museali qualcuno ci guadagna troppo? Dopo la replica di Electa risponde l’Onorevole Andrea Mazziotti

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L'onorevole Andrea Mazziotti

L’onorevole Andrea Mazziotti

Si arricchisce di contributi la vertenza sugli incassi della biglietteria del Colosseo. Nelle scorse settimane l’onorevole Andrea Mazziotti, deputato di Scelta Civica e presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera aveva presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, per vederci chiaro sulle concessioni per la gestione di alcuni grandi monumenti italiani. In particolare il Colosseo, attualmente gestito in proroga con guadagni che a prima vista risultano decisamente consistenti per il concessionario. Artribune aveva interpellato l’altra campana, nella persona di Rosanna Cappelli, direttore generale di Electa: con una lunga intervista nella quale fra l’altro segnalava – a suo dire – un “fraintendimento e un’errata lettura degli atti di concessione da parte dell’onorevole Mazziotti, come poi si evince dal suo blog, a proposito dell’oggetto della concessione stessa. Che nel contratto recita, sulla falsariga della norma, ‘servizio editoriale e di vendita di cataloghi, materiali informativi‘. Che altro non è che il servizio di libreria, oggetto della roy del 30.2% sul fatturato, che Mazziotti estende anche ai servizi collaterali, non previsti in gara e dunque non soggetti a roy nel contratto”. Ora giunge la replica dell’onorevole Mazziotti: la riportiamo integralmente qui sotto…

Ho letto l’intervista a Rosanna Cappelli, direttore generale di Electa, concessionaria del Colosseo, sulla questione da me sollevata sui mancati incassi del Colosseo. Premetto che non mi sto impegnando “contro” Electa o contro nessun altro. Mi sto impegnando per la legalità del sistema dei beni culturali romani e italiani e nell’interesse dell’intero sistema. La situazione attuale non è regolare, ed è assurdo che monumenti così importanti siano gestiti sulla base di contratti scaduti dal 2010. Sul punto delle royalties, però, la riposta della dr.ssa Cappelli alla vostra prima domanda dell’intervista non convince: Electa sostiene che in base al contratto il canone del 30,2% sarebbe dovuto sul servizio editoriale di vendita e cataloghi, ma non sui servizi collaterali “non previsti dalla gara e dunque non soggetti a royalty”.
In realtà, la concessione prevede che il canone si paghi sul fatturato del “servizio” e il servizio, sempre in base al contratto “consiste di quanto descritto NELL’OFFERTA PRESENTATA (allegato 2) che costituisce parte integrante del Contratto”. E i servizi collaterali erano espressamente contenuti nell’offerta, come conferma lo stesso atto di concessione.
Quindi: il canone si paga sul “servizio”, il servizio comprende tutto ciò che era descritto nell’offerta (non solo nel bando), i servizi collaterali erano inclusi nell’offerta. Perché non si dovrebbe pagare il canone sui servizi collaterali? Ho chiesto al Ministero con un’interrogazione di dirci se esistano altri documenti che giustifichino il mancato pagamento del canone, perché a me pare che la concessione preveda il contrario. Ora aspetto la risposta.

On. Andrea Mazziotti

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