Mondadori e CoopCulture, il “Nazareno” del Colosseo. Gestiscono i ricchissimi servizi aggiuntivi della seconda area archeologica al mondo: ma allo Stato pagano solo briciole

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Colosseo, Roma

Colosseo, Roma

Colosseo, business monumentale ma allo Stato mancano 13,5 milioni di euro”. Titola così il dorso romano de La Repubblica, che va a mettere il naso nei conti del Colosseo che non tornano: proprio mentre si apprende che l’area – che comprende anche Palatino e Fori Imperiali – si attesta al secondo posto fra i siti archeologici più visitati al mondo, con 6,6 milioni. Una questione scoperchiata dall’interrogazione parlamentare al ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, di Andrea Mazziotti, deputato di Scelta Civica e presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera: “La convenzione è scaduta da 5 anni, il Soprintendente mi ha detto che nessun atto formale incarica i concessionari di gestire i servizi aggiuntivi”.
Stando alla convenzione del 1997, l’unica tuttora apparentemente in vigore, nota il quotidiano romano, l’incasso avrebbe dovuto essere così ripartito: il 30,2 per cento del totale del fatturato alla Soprintendenza. Il resto ai concessionari. Mazziotti è andato a spulciare nei conti del Ministero dei Beni Culturali, scoprendo che allo Stato, dal 2001 a oggi (da quando i dati sono disponibili), non sarebbe andato quel 30,2 per cento, ma solo, e inspiegabilmente, l’11,9 per cento. “Secondo la denuncia di Mazziotti”, conclude il quotidiano di Largo Fochetti, “su 74 milioni di euro di incasso lordo maturato dalla gestione dei servizi aggiuntivi, lo Stato ha incassato 8,9 milioni, anziché 22,4 milioni di euro”. Il punto, e questo nessuno lo sottolinea, è che già 22 sarebbero stati decisamente pochini.

I GESTORI SONO MONDADORI ELECTA (FAMIGLIA BERLUSCONI) E COOPCULTURE (LEGA COOP)
È una situazione nota da anni, assicurano i bene informati. E non riguarda solo il Colosseo, ma molti altri siti storico-artistici e archeologici romani. Ma certo le dinamiche “ufficializzate” in Parlamento sono diverse dalle voci di corridoio. E non può non far riflettere, come scrive il quotidiano, che l’attuale concessionario per i servizi aggiuntivi è “una associazione temporanea di impresa composta da Mondadori Electa (famiglia Berlusconi) e da CoopCulture (Lega Coop)”. Come dire: tutto l’arco costituzionale, saldamente concorde in un “compromesso storico” – o forse sarebbe più attuale parlare di un Nazareno – utilissimo a trarre profitti (speriamo si appurerà quanto leciti) dal patrimonio archeologico della collettività.
La storia, insomma, è quella molto italiana, ma ancor più romana, delle concessioni pubbliche (dagli ambulanti ai cartelloni passando per i tavolini fuori dai ristoranti) affidate previo bandi discutibili o, spesso, senza neppure questi, ai soliti soggetti in cambio di un pugno di mosche. È notizia di ieri, tanto per fare un esempio, che il Comune di Roma ricava dalle concessioni degli arenili delle spiagge di Ostia circa 2 milioni di euro complessivamente. Per 15 km di litorale pregiatissimo pieno zeppo di stabilimenti, bagni, spa, piscine e ettari di sdraio e ombrelloni. Un patrimonio (qui paesaggistico, al Colosseo culturale) che potrebbe fruttare per la collettività – e per lo sviluppo del patrimonio stesso – centinaia e centinaia di milioni viene ceduto senza meritocrazia e senza concorrenza in cambio di pochi spicci. Un danno enorme per tutti che dovrebbe essere sanato dalla politica, peccato che grazie a questo sistema la politica ha prosperato per decenni e, a dispetto di chi pensa che le cose stiano cambiando, ancora prospera. Tornando al Colosseo, tutti i nostri migliori auguri al soprintendente Francesco Prosperetti (leggetevi la grande intervista che gli abbiamo fatto qualche mese fa) che sembra davvero intenzionato a porre fine a questa vergogna.

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  • Lupo

    Ma quando scrivete che è una vergogna, lo pensate veramente redazione di Artribune? Nella vostra intervista a Prosperetti non si fa alcun cenno alla questione delle percentuali dei biglietti. Stefania Rimini aveva già denunciato su Report nel gennaio 2014 quanto interrogato da Maziotti. L’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici aveva sollecitato interventi di chiarezza sulla faccenda nel marzo 2013. Dal 2012 si annuncia la riforma delle linee-guida sulle concessioni dei servizi nei luoghi della cultura. Buonanotte!