Bologna Updates: qualità altalenante, molte energie creative. Ecco un tour per immagini dalla fiera collaterale SetUp 2016

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SetUp 2016, Bologna (5)

Gira gira, alla fine a una certa ora ci si trova tutti lì. Sarà per la fascia oraria scelta – dalle 17 a mezzanotte -, che non si sovrappone se non in minima parte ad Arte Fiera, SetUp richiama negli spazi dell’Autostazione un pubblico sempre numeroso e diversificato. Questo non significa automaticamente una promozione della fiera collaterale: come anche negli anni scorsi, la qualità degli stand è altalenante e forse a tratti in calo rispetto alle passate edizioni, la location è comunque intricata e punitiva fra scale, stretti corridoi e piccolissime stanzette con un microclima invivibile.
Eppure non mancano – fra le 44 gallerie che hanno aderito a questa quarta edizione – le sorprese, con artisti spesso giovani e non ancora accolti dal “primo mercato”: e colpisce in ogni caso l’energia che spesso si coglie fra galleristi, artisti e visitatori. Se poi tutto questo genererà anche buoni affari, che sono l’obbiettivo di una fiera che resta un evento commerciale, si vedrà alla fine: intanto noi vi facciamo fare un giro con la nostra fotogallery e vi indichiamo tre nomi per un’ipotetica classifica degli stand migliori da non perdere: White Noise Gallery, Sponge ArteContemporanea e Zak Project Space.

www.setupcontemporaryart.com/2016/

 

 

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  • Whitehouse Blog

    TERZO REPORT di Luca Rossi
    ‪#‎ArteFiera‬ 2016
    Oggi entriamo nel vivo. E’ impressionante come in fiera le cose migliori (perchè si può quasi oggettivamente dire cosa sia migliore) sono opere fatte da artisti ultrasettantenni o deceduti. E non consoliamoci con Miart o Artissima, perchè quelli giovani più cool propongono una forma di artigianato del moderno o si impegnano nell’elaborazione del mercatino dell’antiquariato. Le due cose migliori, unici stand che nel complessivo si salvano (tolte alcune opere qua e là) sono la Galleria Biasutti con una stand monografico su Giorgio Griffa e la Galleria Milano con tante piccole opere di qualità (anche qui artisti ottantenni e deceduti). Le tele di Griffa offrono l’unica boccata d’aria in fiera: leggere, intelligenti, poco pretenziose, fresche, originali. La scelta monografica fa sì che le opere permangano in testa. Ma il problema non è rappresentato dai galleristi e tanto meno dal pubblico e dai suo gusti. Il problema è un sistema critico e divulgativo TOTALMENTE ASSENTE prima e dopo eventi come questi. Ossia un sistema che è in grado di promuovere e valorizzare l’arte, e contribuire a indicare, argomentare, riconoscere e condividere il valore dell’arte. Arte come materia che presiede ad ogni altra disciplina, perchè “allenamento per la vista” che presiede a TUTTO. Quindi questa situazione è molto grave, perchè le persone girano cieche e fanno danni su danni, per poi rendersene conto troppo tardi. Sono ciechi che credono di vedere, molto peggio dei ciechi reali. Un cieco reale esce di casa, e fa subito un solo un errore e va sotto ad un’auto. Un cieco che invece pensa di vedere fa tanti errori, che creano una condizione tragica per sè e per gli altri. Servono divulgatori, ma soprattutto scuole che formino tali divulgatori, tali critici militanti. Parallelamente servono scuole che formino artisti rilevanti che sappiano lavorare in relazione al proprio tempo. Il problema italiano, e non solo, è essenzialmente formativo (NON EDUCATIVO), come la creazione di uno “spazio di opportunità” dove ricercare, indicare, condividere e riconoscere il valore dell’arte. Oggi vi invito ad una selezione di progetti presentati dal blog Whitehouse tra il 2009 e il 2016. Una nuova­non­nuova idea di mostra e di artista, e quindi di museo (il museo è sempre dove sei):

    • rasoio

      Whitehouse d’accordo ma come fai a dire che tutto questo non è anche colpa dei galleristi e del pubblico?
      D’accordo sull’assenza di una divulgazione ma se uno prova a rispecchiare l’oggi non lo espongono e non lo comprano di sicuro! E Griffa scusami, mi sembra veramente il nulla, un povero pittore fermo alle prime lettere dell’alfabeto incapace di arrivare alla frase

      • Whitehouse Blog

        Le opere di Griffa in mezzo alla fiera sono una boccata d’aria. Anche le prime lettere vanno bene se non pretendono di essere frasi. Credo che la consapevolezza sia tutto oggi.

        • Rasoio

          Forse sono un pó saturo di astrattismo, peró mi scuserai se ti ribalto addosso una tua peraltro efficace definizione, quella riferita agli artisti giovani tutti conformi: mercatino dell’antiquariato , artigianato del moderno.
          Le stesse frasi dal mio punto di vista possono andare bene anche per tanta astrazione analitica che é stata a sua volta una riduzione artigianale terra terra e pedante del respiro utopico e spiritualistico dei maestri dell’astrazione del Moderno, insomma una corrente minore e riduttiva