A Bologna è bufera. Sulla Street Art

Sono settimane che a Bologna vengono staccate dai muri opere di Street Art. Quelle firmate da nomi come Blu o Ericailcane. Dietro a tutto, un’opera in grande stile orchestrata da Roversi Monaco. Che porterà a un’importante mostra nei prossimi mesi. Abbiamo sentito Christian Omodeo, che la curerà insieme a Luca Ciancabilla.


Blu a Bologna

Blu a Bologna

Per ora la bufera è solo sulle pagine locali, in particolare del Corriere. In estrema sintesi: a Bologna stanno staccando numerose opere di Street Art. Ha senso, parlando in generale?
Ha senso esporre i marmi del Partenone al British Museum o i quadri d’altare provenienti da chiese italiane nei più importanti musei stranieri? Ha senso un museo come il Quai Branly o gli oggetti che vi sono esposti dovrebbero piuttosto essere restituiti alla tribù e ai Paesi dai quali provengono? Aveva senso ridare all’Etiopia l’obelisco che si trovava a Roma, a due passi dal Circo Massimo?
Come sempre, il problema vero quando si altera la destinazione d’uso di un oggetto, monumento o opera d’arte, non è tanto cosa si fa, ma perché lo si fa. Come ricorda Bénédicte Savoy, quello che va valutato non è tanto lo spostamento, ma il motivo di una “traslazione patrimoniale”.

E nel caso della Street Art?
Prima di tutto bisogna osservare che gli “stacchi” sono sempre esistiti. Pensate ai subway posters di Keith Haring, che siamo tutti contenti di vedere nelle mostre su questo artista, o agli stacchi di muri di Banksy. Ormai, ce ne sono talmente tanti che si fanno mostre – ultravisitate – solo con sue opere provenienti dalla strada.
La posizione più comoda (ma mi verrebbe da dire più paracula), come curatore che si occupa quasi esclusivamente di arte urbana all’incirca dal 2007, sarebbe quella di dare ascolto alla voce del “popolo” della Street Art, di farli felici e di avvallare, a stretto giro, i primi restauri di opere commissionate da comuni, festival o istituzioni pubbliche varie. Non so se ve ne siete resi conto, ma è la posizione difesa praticamente da tutti, partigiani dell’effimero compresi. Una dinamica del genere a me mette paura…

Perché?
Perché significa salvare solo la parte legale (e a volte mediocre) della Street Art, cancellando di fatto la parte illegale, che è fondamentale per capire questo movimento.
Inoltre, senza rendercene conto, stiamo validando delle micro-musealizzazioni di spazio pubblico, senza che si sia veramente discusso se abbia senso o meno cristallizzare porzioni intere di città per salvare un’arte che ormai pensa l’effimero più come strumento di marketing che come portatore di senso.

Blu, figura che calcia una testa - l'opera staccata dal muro

Blu, figura che calcia una testa – l’opera staccata dal muro

Dietro l’operazione bolognese c’è Roversi Monaco, un personaggio molto, molto connotato. Che ci fa uno come lui con la Street Art?
La domanda mi sembra più diretta a Roversi Monaco. A tempo debito, se vuoi, potrò darti le mie impressioni, ma mi sembra prematuro parlarne oggi.

D’accordo. Tutto questo dovrebbe comunque convergere in una grande mostra. La vogliamo dare qualche notizia? La curerai tu?
La notizia l’hanno già data Roversi Monaco e Luca Ciancabilla nell’edizione bolognese del Corriere della Sera a cavallo di Natale. Per i dettagli, bisognerà aspettare la conferenza stampa (stiamo valutando la data in questi giorni), ma posso anticiparvi che si tratterà di una mostra che mira ad avere una risonanza internazionale e che la cureremo a quattro mani io, per la parte di arte urbana, e Luca Ciancabilla, per conservazione/restauro. Essendo di Bologna, inoltre, Luca coordinerà anche delle iniziative sul e con il territorio.

Sii sincero: ti pare sensato che – in una città dove operano specialisti come Fabiola Naldi – si peschi sì un italiano, ma che sta a Parigi da tantissimi anni? E soprattutto: che chi sta in città non venga nemmeno interpellato?
La collaborazione con Luca Ciancabilla non è nata negli ultimi mesi, ma nel 2014, quando ho pubblicato Crossboarding, il mio studio sulla storiografia italiana sul graffiti writing e sulla street art. Luca insegna storia del restauro e, fin da subito, abbiamo pensato di lavorare assieme attorno al tema del restauro dell’arte urbana, perché si tratta di uno dei temi centrali del corso che tengo agli allievi restauratori dell’Institut National du Patrimoine di Parigi. Nel 2017, ad esempio, dovrebbe essere organizzato a Parigi un convegno sulle tecniche e sui materiali dell’arte urbana. Non dimentichiamoci che, ancora oggi, esistono pochissimi studi sul restauro della pittura spray.
Quando Luca, che è il vero iniziatore di questa mostra, si è reso conto che c’erano dei margini per organizzarla, mi ha quindi proposto di affiancarlo in questo progetto, perché avevo tutti i requisiti necessari: conoscenza approfondita della materia, sensibilità rispetto al tema della conservazione/restauro, senza dimenticare l’accesso a una rete internazionale di curatori/collezionisti/gallerie, che era fondamentale per la riuscita della mostra, visto che le opere conservate in collezioni pubbliche sono rarissime.
Penso quindi che Luca non abbia chiamato Fabiola Naldi semplicemente perché aveva già trovato una persona più adatta a sviluppare questo progetto specifico. Detto ciò, lo scorso novembre ho già anticipato a Claudio Musso, che cura Frontier proprio assieme a Fabiola, che sia da parte mia che da parte di Luca c’è massima disponibilità a parlare di una collaborazione, sia all’interno del catalogo che di eventuali tavole rotonde. Poco importa se per prendere posizione pro o contro gli stacchi: quel che conta, sia per me che per Luca, è che si avvii un dibattito su questi temi.

Blu, figura che calcia una testa - muro a Bologna

Blu, figura che calcia una testa – muro a Bologna

Come farai a gestire i rapporti con gli artisti? Prendiamo uno come Blu: si staccano dai muri opere che ha fatto lui, senza fargli sapere nulla, le si restaura, le si espone… Lo sai vero che in Italia il diritto d’autore prevede che, qualora l’autore stesso ritenga che il contesto in cui viene esposta un’opera a sua firma sia lesivo della sua immagine, può opporsi? Non hai paura di trovarti a curare una mostra dove i nomi più importanti non ci saranno?
Quando si parla di arte urbana, direi che il vero problema è piuttosto come faranno gli artisti a gestire i rapporti con i curatori. Per anni, la Street Art si è sviluppata senza vere figure curatoriali. Ancora oggi, la maggior parte dei curatori di Street Art non sono altro che degli art dealer o degli organizzatori di eventi, che mettono assieme artisti senza nessun criterio e, fondamentalmente, per non dire nulla. Mi viene in mente Francesco Masci, quando scrive che assistiamo a “un’infinità di eventi, ma a nessun avvento”. Per me, la sfida non è quindi tanto il diritto d’autore, ma far capire a questa comunità artistica che, oggi, esistono figure curatoriali cresciute in strada come loro e che un dialogo tra artisti e curatori urbani non è solo necessario, ma fondamentale per gli anni a venire.
Rispetto al diritto d’autore, non me ne frega niente. Se espongo un’opera, perché considero che serva a portare avanti un discorso o a generare un dibattito lo faccio, esattamente come un dj che sceglie un sample per creare un pezzo totalmente nuovo. Mi aspetto di essere giudicato per quello che ho creato e non per come ho trattato i sample selezionati. Se poi uno o più artisti sentiranno il bisogno di fare ricorso a un quadro giuridico sclerotizzato come il diritto d’autore, valuterò il da farsi, ma la mia posizione non cambierà: un artista che rifiuta che la sua opera possa essere usata, trasformata, distrutta/conservata o deturpata è e sarà sempre ai miei occhi come una multinazionale che tutela i propri prodotti.
Personalmente, ho altre priorità, come affermare che non ci vedo nulla di male a prendere dei muri di proprietà di un privato e trasformarli in bene comune, perché si fa l’esatto contrario di quello che si è fatto fino ad oggi, o valutare con dei giuristi se è teoricamente possibile imporre per legge a chiunque si appropri, legalmente o meno, di un’opera d’arte in strada di versare il 50% del ricavato in caso di un’eventuale vendita all’artista che l’ha prodotta. Questo sì che scoraggierebbe il mercato degli street pieces.

Marco Enrico Giacomelli

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  • giovanni

    Rispetto al diritto d’autore, non me ne frega niente.
    Non è questione di pagare i diritti, la questione è che l’opera d’arte è di chi la fa, e non sua, punto.
    Un artista di strada bolognese ha ottime ragioni per non voler cedere le proprie opere per la gloria sua o del signor Roversi Monaco.

    Altrimenti le si potrebbe replicare che del diritto di proprietà non me ne frega niente, e quindi non si può lamentare se qualcuno le clona la carta di credito e le svuota il conto in banca.

    • alekone

      però, se vuoi che l’opera rimanga tua, te la fai in garage.
      se la metti per strada, è giusto che che venga deteriorata, cancellata, spaccata di tag, oppure staccata da un curatore che ci fa quello che vuole.

      • Marco Enrico Giacomelli

        Daun punto di vista legale. la proprietà materiale dell’opera è del proprietario del muro, mentre il diritto d’autore resta ovviamente all’autore. Esempio: compro un’opera di Cattelan, è mia. Decido di esporla in una mostra che Cattelan non condivide: può opporsi e io non posso esporla, anche se è mia. Questo dice il diritto in Italia. Poi lo si può condividere o meno, ma è un’altra questione.

        • alekone

          stai utilizzando delle categorie giuridiche tradizionali per qualcosa che è al limite. la superficie del mio palazzo è mia, oppure è spazio pubblico, visto che spesso non posso nemmeno deciderne il colore?

          Un grazioso personaggetto di Blu dipinto sul palazzo di un bolognese, è suo anche se non lo vuole, stante il fatto che l’opera è illegale (visto che costituisce imbrattamento o addirittura danneggiamento, ex art 635 e 639 c.p.), e l’involontario “proprietario” cerca sempre di liberarsene?

          E si applica in modo automatico il diritto d’autore, visto che in molti casi l’autore non la potrà nemmeno rivendicare – o meglio dovrà scegliere tra il NON far valere i propri diritti d’artista e l’essere querelabile dal danneggiato?

          Le questioni che poni sono corrette se parli di Cattelan, ma se parli di queste cose, semplicemente non sono le questioni da porre. Se si parlasse di graffiti, sarebbero addirittura nonsense.
          Tra l’altro, dimmi un artista che abbia voluto opporsi all’esposizione delle proprie opere (che ci sia riuscito, io ne ricordo solo uno).

          Il mio parere è che ha senso fare una mostra così, anche per sollevare queste questioni.

          Poi, sul fatto che si debba, o si possa, tutelare o conservare oggetti come street art (e graffiti), io sono profondamente contrario – ma questo è un altro discorso…

          • Marco Enrico Giacomelli

            Ciao Alek,
            io sto semplicemente riportando l’attuale quadro giuridico, non cosa penso, vorrei, immaginerei io. E in questo quadro non bisogna far confusione fra tre fattori: l’eventuale danneggiamento; la proprietà del muro; il diritto d’autore. Ma spiegherà tutto meglio a brevissimo la nostra esperta di diritto. Ovviamente la questione artistica, politica, sociale ecc. è spesso differente. Anche se ci sono giudici tutt’altro che sprovveduti (vedasi la recentissima sentenza Simonetti vs Biennale di Venezia, di cui abbiamo dato notizia qualche giorno fa).

          • alekone

          • amaryllide

            la superficie del mio palazzo è mia, oppure è spazio pubblico
            che sia mia, o pubblica. in entrambi i casi NON è del curatore che se ne appropria per guadagno personale (perchè non penso proprio che Omodeo venga da Parigi gratis) e poi ha la faccia tosta di dire “me ne frego del diritto d’autore”:

    • ti ton tele

      concordo ma ti chiedo, se vuoi provocatoriamente, il muro è ancora del proprietario della casa o diventa di proprietà dell’artista in quanto se ne è appropriato? anche a me Roversi sembra approfittarsene poi però se guardiamo le cose da un’altra prospettiva che differenza c’è tra l’artista che si appropria abusivamente di un muro altrui e un curatore che si appropria di un’opera d’arte frutto di un abuso? non è anch’esso, se vogliamo, un atto artistico?

  • Whitehouse Blog

    Una mostra sulla street art andrebbe fatta nella street, creando una sorta di percorso in città. Chiedere agli artisti nuovi interventi, senza fornire limitazioni. Staccare le opere dai muri per metterle in un museo mi sembra stupido. Come staccare la Gioconda e attaccarla in un parco. Diventa un’altra cosa. Escludere curatori esperti e locali è poi sbagliato, ma questa è la politica baby

    • alekone

      ma stiamo scherzando? “i curatori locali”?
      ma chi se ne frega!!!!
      christian omodeo ha un calibro internazionale. trovane uno pari, in Italia!

      poi: chiedere agli artisti “nuove” opere è un lavoro diverso. l’idea curatoriale può piacere o meno, ma è diversa dalle solite mostre-schifezza che si sono fatte fino a ora :)

  • Simone

    I proprietari degli immobili che pensano?

    • ti ton tele

      infatti mi chiedo se li hanno interpellati, se sono stati pagati o altro. comunque per lo 0,001% di vera arte nello street art stiamo assistendo al restante degrado totale delle nostre città dove una parete dura ormai meno di 12 ore e a furia di tag abbiamo km di imbrattamenti. anche su opere come steli vecchie di centinaia di anni. ci sarà un solo curatore al mondo che avrà in mente di utilizzare parte dei ricavati per risarcire le città tanto martoriate? perché qui come si sentono tutti fotografi ora anche tutti street artist

  • franco

    hahaha i “ribelli” inchiappettati ! Grande rispetto per Blu ma i writers sono una massa di cialtroni . Dicono di essere la controcultura ma appena hanno un muro legale o la possibilità di fare soldi disegnano farfalline

    • andrea obino

      franco, generalizzare oltre ad essere tipico degli inchiappettati (TU) è tipico di quelli che questa roba non la masticano, non l’hanno masticata e spero che non la masticheranno mai, se vuoi fare soldi rivendi un po di superficialità e compra un po di studio, virtù e canoscenza.

  • mat

    meglio che vederli imbiancare e far sparire dai proprietari degli immobili, che primo o poi sarebbe accaduto…ottima intuizione.
    del resto lo si fa da sempre, io ho un caro amico di modena, che stacca graffiti da sempre crea quadri che vende.

  • paolocarniti

    Ma quanta è arte e quanta è imbrattatura? quanto è opportunismo degli artisti quanto è creatività, la street art esiste da almeno una trentina di anni, ore è solo più ripetitività e occasione di vendita, puro affarismo altro che alternatività liberta è tutte queste scemenze

  • Lando Rovere

    Ma questa mostra sarà gratuita ? Perchè non riproduzioni fotografiche a grandezza naturale ?

  • http://www.saatchiart.com/grazi Roberto Scala

    Fermiamo la strage riprendiamoci la nostra città

  • Marco Enrico Giacomelli

    Alcune risposte a domande ricorrenti nei commenti: http://www.artribune.com/2016/01/street-art-bologna-diritto-autore-legge/