Italiani in trasferta. I murales di Alice Pasquini in Sud America, per l’IIC di Montevideo. Fiumi, scorci urbani, volti infantili e accenti surreali

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Alice Pasquini, Montevideo (Uruguay), 2015 - Photo Jessica Stewart

Alice Pasquini, Montevideo (Uruguay), 2015 – Photo Jessica Stewart

È la lady della street art capitolina, tra le autrici di murales più apprezzate a Roma, ma anche in Italia. Alice Pasquini, nella moltitudine di commissioni e di progetti indipendenti, ha appena portato a termine un nuovo percorso in Sud America. Due settimane in residenza in Uruguay, su invito dell’Istituto Italiano di Cultura di Montevideo. “Era l’unico continente dove non avevo mai dipinto”, ha spiegato; occasione perfetta “per conoscere meglio la storia del muralismo e la sua importanza nella cultura internazionale”.
Un viaggio à rebours, incontro alle radici di un linguaggio in continua mutazione, portando avanti un’inconfondibile cifra illustrativa, fiabesca, figurativa, densa di accenti adolescenziali, onirici, intimi, narrativi. I paesaggi urbani di Alice, declinati nei consueti toni turchesi, gialli e arancio, affidano a un segno nero deciso sequenze di volti, oggetti, scorci quotidiani.

Alice Pasquini e David De La Mano, Montevideo (Uruguay), 2015 - Photo Jessica Stewart

Alice Pasquini e David de la Mano, Montevideo (Uruguay), 2015 – Photo Jessica Stewart

DA MONTEVIDEO A BUENOS AIRES. ALICE IN TOUR
Ed ecco a Montevideo un muro presso l’Espacio de Arte Contemporanea (EAC), che ha sede in un ex-carcere: il titolo è Desde el Rio e l’ispirazione è arrivata dal Rio de La Plata, l’immenso estuario in cui sbocca il Paraná, secondo corso d’acqua dell’America Meridionale. Alice lo trasforma in un frammento esotico, un po’ Eden ideale e un po’ foresta tropicale, tra specchi d’acqua, scenari silvani e sguardi d’innocenza.
Quindi incontra David de la Mano, artista spagnolo che da anni abita a Montevideo, e con lui firma un murale nella città vecchia, un ritratto femminile dagli accenti surreali, in cui sbucano piccole sagome nere e una testa di rapace a mo’ di copricapo.
A Punta del Diablo, vicino alla frontiera col Brasile, ancora giorni e notti di pittura, stavolta giocando con temi coreutici: danza, musica, silhouette armoniche incise su grigie facciate. Ultima tappa, prima di tornare in Italia, a Buenos Aires: qui vede la luce un muro nel quartiere di Coghlan, con l’organizzazione dell’associazione Buenos Aires Street Art, e una serie di lavori brevi, sparsi tra angoli nascosti dei quartieri San Telmo e Boedo.

– Helga Marsala


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