Gianni Piacentino alla Fondazione Prada. Mezzo secolo in novanta opere: immagini in anteprima della grande mostra milanese

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Gianni Piacentino, Fondazione Prada, Milano

Gianni Piacentino, Fondazione Prada, Milano

Oltre novanta lavori esposti seguendo un ordine estetico e diacronico, raccogliendo alvei di percorsi, ricerche formali, dalle opere più recenti realizzate nel 2015 fino ai primi lavori datati 1965. Di che parliamo? Dell’antologica dedicata a Gianni Piacentino a Milano dalla Fondazione Prada, curata – dal 7 novembre al 10 gennaio 2016, negli spazi del Podium – da Germano Celant. Una delle mostre più complete realizzate negli ultimi vent’anni in Italia. Un allestimento che si allunga insistendo sulle linee verticali e orizzontali di Seaplane Painting, così come sulle strutture metalliche di Cantilever e sui numerosi Race. Al piano terra, tra vetrate e muri in cartongesso, tra lavori esposti a parete e a pavimento, sono presentate numerose sezioni di lavori realizzati dal 2015 ai primi anni Settanta in un percorso espositivo costituito da tre pareti a tutta altezza che tagliano lo spazio trasversalmente.

I FAMOSI VEICOLI DEGLI ANNI SETTANTA E OTTANTA
Per quanto riguarda, invece, i famosi veicoli a terra realizzati negli anni Settanta e Ottanta – una breccia rispetto alla produzione di Piacentino precedente al 1968 – il curatore ha disposto talvolta a raggera e talvolta parallelamente, numerosi elementi cromati e smaltati a lucido. All’estetica della gravità e staticità che caratterizza i primi lavori si sostituisce quella dell’idea di motus tipica di un oggetto statico ma proiettato verso un tragitto stradale. Un viatico immaginario che trasforma così lo spazio espositivo in un campo d’azione.

ARCHETIPI PER UNA NUOVA REALTÀ ESTETICA
Al piano superiore, il percorso raccoglie, addensandoli talvolta con eccessiva apnea, lavori appartenenti al 1968 al 1965, regalando al pubblico un diario selezionato delle origini di Piacentino, che, in quegli anni, partecipava alle mostre dell’Arte Povera, tra Torino, Bologna e Amalfi. Tele e oggetti monocromatici evidenziano, in dialogo marcato, la dimensione scultorea di superfici piane insofferenti, mostrando la potenza prospettica dei pali, delle T capovolte e degli angolari, per arrivare nel 1966 alla forma del tavolo de-funzionalizzato a causa degli eccessi di proporzioni, misure e astrattismi di geometrie finite monocrome. ”I pali, i tavoli, i portali e le strutture autoportanti a pavimento, realizzati in quegli stessi anni, sembrano collocarsi nel campo della ricerca di forme primarie”, sostiene Germano Celant. “Al contrario si configurano come archetipi, elementi apparentemente funzionali al vivere quotidiano che creano, invece, una nuova realtà estetica”.

Ginevra Bria

Dal 7 novembre al 10 gennaio 2016
Gianni Piacentino
Fondazione Prada
Largo Isarco 2 – Milano
www.fondazioneprada.org

 

 

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