Blackstar, il sole nero di David Bowie. Title track con videoclip, in attesa dell’album

È il 25esimo album in studio. E sono quasi 69 primavere. Il giorno del suo compleanno – l’8 gennaio 2016 – David Bowie lancia un nuovo disco. Sperimentale, come sempre. E intanto circola già il nuovo singolo con un videoclip di 10 minuti. Che ha a che fare con una nuova serie tv

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Camaleontico mixeur, sempre fuori dagli schemi, con la sua proverbiale eleganza inquieta, David Bowie torna sulle scene a tre anni dall’ultimo album, The Next Day. E lo fa, per adesso, con un singolo dal titolo “” (Blackstar), dieci minuti densi che anticipano l’omonimo disco, in uscita il prossimo 8 gennaio (giorno del suo 69esimo compleanno). Quello che è dato sapere, ad oggi, lo racconta Tony Visconti, suo storico produttore, che al magazine britannico Mojo ha parlato di un progetto radicalmente nuovo, nello spirito e nella forma.  Bowie ha reclutato dei musicisti jazz newyorchesi e con loro ha registrato tra gennaio e maggio di quest’anno: jazzisti prestati al rock, che suonano con un “approccio alla musica ‘rinfrescante’”. Tra capovolgimenti e nuove contaminazioni.

David Bowie, Blackstar

David Bowie, Blackstar

E Blackstar è già un pezzo complesso, che procede malinconico, tormentato, cupo, acido, sincopato, lungo molte linee sghembe. C’è un free jazz irrequieto, ma c’è anche l’elettronica, il soul, echi di post rock e atmosfere dark. Un lavoro che fugge, sorprende e libera punti di domanda, prima che illuminazioni. Poi, tra un’intercapedine e l’altra, tra un passaggio e una deviazione, il suono si arrampica, s’attorciglia e si dilata. Sempre sotterraneo.

David Bowie, Blackstar

David Bowie, Blackstar

Altrettanto enigmatiche e decisamente creepy le atmosfere del videoclip, vero e proprio corto diretto da Johan Renck, regista della serie tv The Last Panther: la title track del disco nasce proprio come sigla del nuovo crime-drama. Le scene si susseguono con la stessa veemenza e la stessa energia sospesa del brano: Bowie bendato, come un profeta perduto, si muove tra scenari decadenti, città in rovina, teschi tempestati di pietre preziose, paesaggi lunari, rituali esoterici, candele, gesti convulsi o messianici. Una post apocalisse all’ombra di un sole nero.

Helga Marsala

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  • Angelov

    Bowie non è nuovo a brani sperimentali destinati all’oblio; ma questo fa parte dell’ordinaria amministrazione di un artista con degli alti stratosferici e dei bassi infernali.