Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, inizia l’era Fendi. Il quartier generale della maison si inaugura il 23 ottobre con una grande mostra sul Novecento italiano

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Roma 1942 - Palazzo della Civiltà Italiana

Il Palazzo della Civiltà Italiana

Quando la notizia si diffuse, se ne parlò molto, anche qui su Artribune: un pezzo del patrimonio della nazione, un simbolo dell’Italia entrato nell’immaginario collettivo per tante ragioni, che finisce nelle mani di un ricchissimo signore francese, non può non far notizia. Il simbolo era il Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, altrimenti noto come “Colosseo quadrato”, ed il ricchissimo francese era – ed è – il magnate della moda Bernard Arnault, titolare del gruppo LVMH, ovvero di brand come Bulgari, Fendi, Louis Vuitton, DKNY e via dicendo: e se ne parlò con toni contrastati, notando per esempio l’esiguità del canone di affitto – venti euro al metro quadro -, e notando il tramonto del progetto di realizzare nel palazzo romano un centro dedicato al made in Italy a cui lavorava allora la Fondazione Valore Italia.
Ora quella notizia si trasforma in una realtà, con l’apertura in quel palazzo del nuovo headquarter di Fendi, il cui storico quartier generale in centro si sta intanto trasformando in albergo: e nel grigio panorama italiano e romano su tutto quello che riguarda il patrimonio storico artistico e le attività culturali, segnato quasi esclusivamente da segnali negativi, questa novità va vista sotto occhi diversi e più ottimistici. Anche perché al primo piano del palazzo un’area di circa mille metri quadri sarà destinata, anche nel futuro, a spazio espositivo aperto al pubblico gratuitamente: consentendo a tutti i visitatori di metter piede per la prima volta dopo oltre settant’anni in una delle strutture simbolo dell’architettura fascista.
Da quando? Dal 23 ottobre, con l’inaugurazione della mostra Una Nuova Roma. L’Eur e il Palazzo della Civiltà Italiana, che vedrà opere dei principali protagonisti del Novecento accostate a oggetti di design e foto d’autore. I nomi? Da Mario Sironi a Giuseppe Capogrossi, Enrico Prampolini, Gino Severini, Francesco Messina, fotografi come Franco Fontana, Gabriele Basilico, Mimmo Jodice, Fabrizio Ferri, Andrea Jemolo, con la mostra punteggiata – fino al 17 marzo 2016 – da estratti di film di registi come Fellini, Antonioni, De Dica, Petri, Rossellini.

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