Musei, servizi pubblici essenziali e diritto di sciopero

Dopo l'assemblea sindacale che ha tenuto chiuso per circa tre ore l'Anfiteatro Flaminio e i Fori imperiali, il Governo ha emanato il “Decreto Colosseo”. Inserendo così tra i servizi pubblici essenziali anche l'apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura. Le conseguenze più rilevanti si hanno in tema di diritto di sciopero. Vediamo come.

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Il Colosseo

Il Colosseo

QUALI SONO I SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI
Il diritto di sciopero in Italia è un diritto costituzionalmente garantito e non è stato compiutamente regolamentato con una specifica legge attuativa proprio per mantenere tale diritto integro, con il conseguente rischio anche di improvvise chiusure di attività o luoghi di lavoro, a causa di lavoratori che decidono di esercitare tale diritto.
Una legge del 1990 ha però dettato le norme da seguire nel caso in cui sia necessario contemperare l’esercizio del diritto di sciopero con il godimento di altri diritti fondamentali della persona e assicurare comunque il funzionamento di alcuni servizi ritenuti essenziali. Sono considerati dalla legge servizi pubblici essenziali, anche se svolti in regime di concessione o mediante convenzione, quelli volti a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla vita, alla salute, alla libertà e alla sicurezza (quali ad esempio i servizi riguardanti la sanità e la protezione civile), alla libertà di circolazione (ad esempio i trasporti urbani ed extraurbani), all’assistenza e previdenza sociale (ad esempio i servizi di erogazione dei salari e delle pensioni), all’istruzione (ad esempio gli scrutini finali) e alla libertà di comunicazione (ad esempio i servizi postali).

Roma, Fori Imperiali

Roma, Fori Imperiali

COSA CAMBIA NEL DIRITTO DI SCIOPERO
Successivamente alla ritardata apertura del Colosseo e dei Fori imperiali a Roma, il Governo ha deciso di emanare un decreto legge per limitare la possibilità che fatti del genere potessero accadere di nuovo. Con il decreto legge 20 settembre 2015, n. 146 (Misure urgenti per la fruizione del patrimonio storico e artistico della Nazione), in vigore dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 21 settembre 2015, sono stati inseriti tra i servizi pubblici essenziali e indispensabili alla tutela della vita, della salute, della libertà e della sicurezza anche l’apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura, di cui al Codice dei beni culturali e del paesaggio (art. 101, D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42).
L’inserimento di tali servizi tra quelli considerati pubblici essenziali comporta quindi che l’astensione collettiva dalle prestazioni, a fini di protesta o di rivendicazione di categoria, dei lavoratori deve essere esercitata nel rispetto di misure dirette a consentire l’erogazione di tali prestazioni indispensabili. Per proclamare uno sciopero, quindi, occorrerà preventivamente comunicarlo per iscritto alle imprese o amministrazioni che erogano il servizio. Il preavviso è fissato da regolamentazioni interne, ma non potrà comunque essere inferiore a quanto previsto in generale dalla legge (10 giorni prima della data indicata per lo sciopero). Inoltre la comunicazione del preavviso dovrà contenere la durata, le modalità di attuazione e le motivazioni dell’astensione collettiva dal lavoro e dovrà essere indirizzata anche alla Commissione di Garanzia dello Sciopero nei Servizi Pubblici Essenziali che si dovrà esprimere sulla legittimità dello stesso.
Tale autorità potrà decidere la sospensione o il differimento dell’astensione o procedere alla precettazione dei lavoratori interessati, nel caso di effettuazione dello sciopero.

National Gallery, Londra

National Gallery, Londra

LE SANZIONI E L’ESEMPIO INGLESE
Le sanzioni in caso di violazione di quanto disposto dalla normativa sono previste sia a carico delle associazioni sindacali e dei responsabili delle imprese erogatrici che a carico dei lavoratori. Nel primo caso, le sanzioni previste sono di natura pecuniaria, nel secondo caso invece i lavoratori sono invece esposti al rischio di sanzioni disciplinari (che potranno essere anche pecuniarie ma comunque diverse dal licenziamento).
La soluzione è certo diversa da quella presa recentemente dalla National Gallery di Londra (dopo 52 giorni di sciopero nei primi sette mesi del 2015, il museo ha appaltato i servizi di vigilanza a una società di sicurezza privata per sostituire gli agenti interni in sciopero per tutto il mese di agosto), ma simile in termini di “segnale” dato dalle istituzioni alle organizzazioni sindacali.

Claudia Balocchini

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